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7 settembre 2002
Un
folto gruppo di persone, a Kragujevac, ha mandato all'aria
l'apertura della mostra del fotografo americano Ron Haviv che
ha come titolo "Miele
e Sangue" e che rappresenta le atrocità della
guerra nella ex Jugoslavia. La mostra era stata organizzata
dal Centro culturale Rex di Belgrado, dal Centro di
documentazione "Guerre 1991-1999" e dal Museo civico
di Kragujevac. La massa di persone, molte delle quali
indossavano una maglietta nera con le foto del ricercato per
crimini di guerra Radovan Karadzic e con gli slogan "Radovan
Karadzic - Eroe serbo", ha insultato i visitatori,
chiamandoli traditori. Dopo l'incidente, gli organizzatori
hanno chiuso la mostra per evitare un'escalation delle
violenze, e hanno annunciato che l'evento si terrà in un
altro luogo (prossimamente si terrà nella città di Novi Sad).
Questa non è la prima volta che la mostra di Ron Haviv viene
presa di mira dai nazionalisti serbi. Incidenti simili si
erano già verificati a Cacak, mentre a Uzice la mostra è
stata chiusa prima del previsto. I poliziotti che sono giunti
sul luogo dell'incidente non hanno reagito agli insulti dei
giovani che indossavano la maglietta nera, spiegando ai
visitatori della mostra che comprendono la rabbia di questi
ragazzi perché sono stati sul fronte durante la guerra.
L'Associazione dei media elettronici indipendenti (ANEM) ha
giudicato severamente l'incidente e ha sottolineato che si
tratta del terzo impedimento, relazionato alla mostra,
accaduto in Serbia. Secondo il comunicato di ANEM, la
tipologia dei gruppi che hanno incitato questi incidenti, così
come le loro argomentazioni sulle ragioni per cui andrebbe
chiusa la mostra, sembrano identiche in tutte le città serbe
dove la mostra si è svolta. Anche se non fossero azioni
coordinate, c'è la possibilità che in Serbia si verifichi di
nuovo un pericoloso clima di intolleranza, ha ribadito l'ANEM.
L'organizzazione ha accusato il governo di "assistere i
gruppi della destra radicale nelle loro azioni".
Gli unici esponenti delle autorità che hanno pubblicamente
condannato l'incidente sono stati la Coalizione 'Sumadija' e
l'Alleanza Civica della Serbia (GSS) di Kragujevac). Anche
Human Rights Watch di New York ha criticato la 'passività'
del governo serbo, spiegando che qualche volta si dovrebbero
prendere delle misure per evitare che i nazionalisti estremi
commettano vessazioni e insulti verso gli attivisti e gli
altri cittadini.
"Mediante la mancata riposta verso questo tipo di
vessazioni, le autorità essenzialmente le condonano" ha
detto Elizabeth Andersen, direttore esecutivo del Europe and
Central Asia Division of Human Rights Watch.
La Anderson ha detto inoltre che il problema viene arginato
dalla riluttanza del governo nell'"affrontare seriamente
la questione dei crimini di guerra nei confronti della
popolazione non-serba nella ex Jugoslavia. Coloro i quali
desiderano imparare o parlare dei crimini sono sottoposti a
intimidazioni e il governo tacitamente le consente".
Human Rights Watch ha precisato che le autorità serbe hanno
mancato di denunciare le azioni e di far partire qualsiasi
investigazione riguardante la possibile responsabilità
criminale. "Il governo ha anche mancato di reagire alle
minacce ricevute dagli attivisti dei diritti umani impiegati
nella campagna per un dibattito pubblico sui crimini di
guerra", conclude la dichiarazione di HRW.
È il culmine del "triste record" del governo nelle
prove per i crimini di guerra locali e "del tiepido
sforzo" per cooperare col Tribunale internazionale per i
crimini di guerra dell'Aja. Tutto ciò - ha detto Human Rights
Watch - "rende chiaro il perché i nazionalisti serbi si
sentano liberi di intimidire coloro che cercano un dibattito
sui crimini di guerra"
fonte: Osservatorio
sui Balcani
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