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di Roberto di
Nunzio
12 settembre 2002
Esce
in questi giorni in libreria "Ilaria Alpi, un omicidio al
crocevia dei traffici" scritto da Barbara Carazzolo,
Alberto Chiara e Luciano Scalettari per la "Baldini &
Castoldi". I tre giornalisti di "Famiglia
Cristiana" hanno seguito il caso dell'uccisione di Ilaria
Alpi e Miran Hrovatin fin dall'inizio, con scrupolo e passione
investigativa, cercando il bandolo di una matassa che giorno
dopo giorno si è fatta inestricabile, viscida, piena di
menzogne ed evidenti depistaggi.
Ilaria Alpi e l'operatore Miran Hrovatin furono uccisi a
sangue freddo il 20 marzo 1994 nel centro di Mogadiscio, in
Somalia, dove per conto del Tg3 seguivano la guerra tra
fazioni che insanguinava il paese e le operazioni militari
lanciate dagli Usa con il nome di "Restor Hope", con
l'appoggio di numerose nazioni alleate, compresa l'Italia, per
porre fine alla guerra e ristabilire un minimo di legalità
nel disastroso scenario somalo.
Gli autori del libro sposano con convinzione e ricchezza di
ricostruzioni la pista del traffico di rifiuti radioattivi
che, intrecciandosi con il traffico d'armi proveniente da
paesi dell'ex Patto di Varsavia, con la complicità di una
nazione della Nato qual'è l'Italia, rendeva tutta la vicenda,
coperta da complicità ad altissimo livello, segreta,
impenetrabile, incoffessabile. E quindi causa della morte per
quanti l'avessero scoperta, appunto Ilaria Alpi e Miran
Hrovatin. "Scaricare nei paesi poveri i rifiuti ed i
veleni prodotti dai paesi industrializzati è già una cosa
incoffessabile: Ma farlo barattando pezzi di territorio in
cambio di tangenti e di armi è un segreto da proteggere ad
ogni costo".
Fin qui la tesi espressa dai giornalisti di "Famiglia
Cristiana". Assolutamente realistica e plausibile,
confortata da verifiche e riscontri lunghi anni. Ma in tutta
la vicenda del caso Alpi, fin da quel tragico 20 marzo del
'94, non vi è mai stata una scrittura lineare, una lettura
priva di omissioni, una convincente ricostruzione dei fatti.
Basti pensare che sulla cosiddetta "scena del
delitto" erano presenti due troupes televisive: quella
della svizzera italiana (Rtsi) ed una americana (Abc).
Le immagini che ci sono giunte, di Ilaria Alpi e Miran
Hrovatin colpiti ed accasciati nell'abitacolo del loro
fuoristrada, sono state girate dall'operatore dell'Abc, di
origine greca, trovato ucciso qualche mese dopo a Kabul in una
stanza d'albergo. Vittorio Lenzi, operatore della troupe
svizzera-italiana è rimasto vittima di un incidente stradale
sul lungolago di Lugano(mai chiarito del tutto nella
dinamica). Mai nessuno si è posto la domanda di cosa ci fosse
in tutto il girato delle telecamere.
Per "girato" si intende tutte le cassette utilizzate
da un operatore in una determinata circostanza, e dalle quali
vengono montati da uno a tre minuti per i tg. Che fine hanno
fatto quelle cassette? Il primo a soccorrere Ilaria Alpi e
Miran Hrovatin, come risulta dai filmati "montati"
è Giancarlo Marocchino, un italiano che vive da più di un
decennio a Mogadiscio, e che molti indicano tra quanti sono a
conoscenza di molti particolari fondamentali per la
ricostruzione dell'intera vicenda. Come mai Giancarlo
Marocchino si trovava proprio in quella strada, in quel
momento? Fin dal novembre 1996 la Procura della Repubblica di
Asti, "specializzata" in reati come il traffico
internazionale di rifiuti tossici e radioattivi in partenza ed
in transito dall'Italia, aveva a disposizione una copiosa
documentazione molto "sensibile" che ricostruiva con
nomi, fatti e circostanze questi traffici, i nomi dei
faccendieri che li dirigevano nell'ombra, gli intrecci con i
mercanti d'armi e persino una mappatura completa di come tutto
convergeva sulla Somalia, oltre che sui territori di altri
paesi dell'Africa costiera.
Che fine ha fatto questa documentazione? La Commissione
Parlamentare sul traffico dei rifiuti, ne è a conoscenza? Il
Sostituto Procuratore Luciano Tarditi ed il Procuratore Capo
Sebastiano Sorbello, hanno concluso le loro indagini? Ilaria
Alpi era già stata precedentemente in Somalia, conosceva bene
i luoghi, l'ambiente nel quale si muoveva e si sarebbe mossa
nel successivo marzo del 1994. Nel '93, ad esempio, Ilaria era
a Mogadiscio, dove gli italiani si potevano contare sulle dita
di una mano, e tra questi, spiccava la presenza del
maresciallo del Sismi Li Causi, antenna del
"servizio" in Somalia. Ora, è accertato che
Giancarlo Marocchino conosceva il maresciallo Li Causi,e che
Ilaria conosceva Marocchino. Perché non si è mai indagato
sui rapporti tra Ilaria Alpi e l'esponente del servizio
segreto militare?
Il maresciallo Li Causi verrà ucciso, in circostanze
assolutamente misteriose, pochi mesi prima dell'agguato nel
quale perderanno la vita i due giornalisti del Tg3. Che fine
ha fatto questa (ovvia) pista investigativa? Ilaria alpi era
giornalista seria, curiosa ed attenta alle realtà che andava
ad esplorare con le sue corrispondenze, è mai possibile che
nessuno, nessuna autorità giudiziaria, investigativa e di
polizia abbia mai pensato di cercare "dentro" i
computer di Ilaria, tanto quello che aveva in casa, quanto
quello a sua disposizione nella redazione del Tg3? E' forse
pensabile recarsi in un paese come la Somalia degli anni '93 e
'94 (praticamente un inferno) senza "prima"
organizzarsi contatti e relazioni indispensabili ad un buon
svolgimento del lavoro? Non si conosce neppure il motivo per
il quale Ilaria Alpi, in compagnia dell'operatore Miran
Hrovatin decise di recarsi a Bosaso, poco più di un punto
sulla carta geografica, all'estremo nord del paese,
lontanissimo da quelle zone di guerra che avrebbero dovuto
rappresentare il centro dell'attenzione di Ilaria. L'ultima
domanda: chi era a conoscenza del viaggio Mogadiscio-Bosaso?
Ilaria aveva forse comunicato a qualcuno di cui si fidava il
motivo del viaggio ed il giorno di ritorno a Mogadiscio? A
dispetto delle sentenze ambigue pronunciate nei due processi
celebratisi in questi anni, il caso Alpi è davvero chiuso?
fonte: Articolo21
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