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approfondimenti

Turchia: intervista a Noam Chomsky


Intervista a Noam Chomsky

di Toni Gabric
16 settembre 2002



Durante l'ultimo mese da quando l'abbiamo contattata chiedendole di fare un'intervista c'è stato un aumento della violenza in Medio Oriente. Come commenterebbe in generale la situazione tra israeliani e palestinesi?

Secondo me è un errore formulare la domanda in questo modo. Dovremmo, piuttosto, chiedere della "situazione tra l'alleanza USA-Israele e i palestinesi."
La situazione è essenzialmente come prima. Non si tratta di un confronto tra due avversari locali, e neanche tra questi due vi è qualcosa di lontanamente simmetrico. Israele è una grande forza militare, appoggiata totalmente dalla superpotenza globale. Per 35 anni, ha occupato la West Bank e la striscia di Gaza. I palestinesi sono soli, senza difese. L'occupazione militare appoggiata dagli USA è stata dura e brutale sin dall'inizio. In violazione della Quarta Convenzione di Ginevra, la coalizione USA-Israele sta occupando le aree dei territori occupati che intendono integrare all'interno di Israele, e agiscono per assicurare il controllo israeliano sulla maggior risorsa della West Bank: l'acqua.
Questo è continuato lungo tutto il processo di Oslo, che venne fondato sul principio che una "permanente dipendenza neo-coloniale" dovrebbe essere stabilita per i palestinesi sotto il dominio israeliano. Sto citando Shlom Ben-Ami, il negoziatore del primo ministro Ehud Barak alle sessioni di Camp David nel 2000, considerato una colomba nello spettro politico USA-Israele. Le proposte di Camp David, modellate secondo i Bantustan sudafricani stabiliti 40 anni or sono, erano disegnate per formalizzare questo risultato. Come i loro predecessori, la coalizione Barak-Clinton continuò ad espandere gli insediamenti illegali. Durante l'ultimo anno (2000) di Barak-Clinton, il grado di insediamento era il più alto dal 1992, prima di Oslo, sotto Sharon. Tutto questo è possibile grazie al pieno appoggio degli USA: militare, economico, diplomatico, e ideologico. Gli USA continuano in modo cruciale ad essere gli unici a bloccare il consenso internazionale sull'insediamento di due stati. Quel consenso, chiaramente articolato 25 anni fa, è stato appoggiato praticamente dal mondo intero, e dalla maggioranza della popolazione USA. Il rigetto di un insediamento in questi termini è stata la posizione invariata degli USA dal 1976, quando Washington pose il veto ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza mirante a ciò. La risoluzione sottoposta a veto incorporava l'espressione base della 242 dell'ONU, integrata da un appello per uno Stato Palestinese nei territori occupati. La risoluzione era appoggiata da ogni rilevante attore, inclusi gli stati arabi e l'OLP. Da allora è stata più volte rinnovata, recentemente nel piano saudita adottato dalla Lega Araba nel marzo del 2002, che è essenzialmente lo stesso della proposta saudita del 1981, la risoluzione del 1976, e molti altri nel corso degli anni.
L'ultima offensiva israeliana, che ha raggiunto livelli di violenza e distruzione mai visti dall'invasione nel 1982 del Libano da parte di Israele con l'appoggio degli USA, è diventata uno scandalo internazionale - fuori dagli USA, dove Sharon è descritto dal Presidente come un "uomo di pace", ed è provvisto di mezzi per portare a termine le atrocità, per esempio, gli elicotteri militari che devastarono Jenin e Nablus. La missione di Powell venne attentamente perfezionata per permettere alle operazioni di procedere liberamente. Sicuramente ciò dovrebbe essere tanto ovvio per noi quanto per gli osservatori nella regione.

Gli Stati Uniti hanno apertamente preso le parti del governo di Israele in questo conflitto, chiedendo una prevenzione incondizionata degli attacchi terroristici dei bomber suicida palestinesi. Come commenterebbe la politica USA su questa questione, specialmente considerando che nell'ultimo anno gli USA hanno posto il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza che chiedeva la fine degli attacchi e l'impiego di gruppi di monitoraggio. Perché, secondo lei, gli USA stanno appoggiando Israele in modo incondizionato quando l'influenza della Russia, che prima appoggiava gli stati arabi, è notevolmente diminuita?

Gli USA chiedono che Arafat, imprigionato in una prigione sotterranea dove non può neppure tirare lo sciacquone, condanni nuovamente il terrorismo palestinese, che tutti sanno essere totalmente senza significato. Nessuno neppure suggerisce che Sharon dovrebbe condannare le sue peggiori atrocità in corso, o che il governo USA, che fornisce loro l'appoggio cruciale, dovrebbe fare altrettanto. La ragione prima delle richieste ad Arafat è di umiliare e degradare la gente palestinese, per la quale lui è un simbolo nazionale. L'umiliazione è stata la caratteristica centrale dell'occupazione per 35 anni, ed è una caratteristica familiare della storia del colonialismo e della conquista.
Per quanto riguarda l'alleanza USA-Israele, che ha assunto la sua forma attuale dopo le vittorie militari di Israele nel 1967, aveva poco a che fare con la Russia sebbene certo si inviluppò nel confronto internazionale. Nell'arena della diplomazia, la Russia si sentì bene all'interno del consenso internazionale che gli USA osteggiavano. La verità è rivelata in documenti interni, e fu ufficialmente resa pubblica poco dopo la caduta del muro di Berlino, quando l'amministrazione Bush informò il Congresso (marzo 1990) che gli USA devono continuare a mantenere enormi forze di intervento nel Medio Oriente, dopo gli importanti problemi che si trovano di fronte agli USA che "non potevano essere stati posti alla porta del Cremlino" nel passato. O, certamente, alla porta dell'Irak; al tempo Saddam era un amico favorito ed un alleato.
Di conseguenza, le politiche proseguono senza nessun cambiamento essenziale dopo la sparizione dei russi dalla scena, sotto nuovi pretesti, e con alcune modifiche tattiche. Questo risulta, incidentalmente, vero per le politiche nel mondo, un fatto che fornisce della comprensione delle realtà della Guerra Fredda. Nel cruciale Medio Oriente, la politica USA dal 1967 segue la logica descritta dall'intelligence USA nel 1958: un "corollario logico" dell'opposizione USA al nazionalismo arabo è l'appoggio di Israele come unica base affidabile per il potere USA nella regione (insieme alla Turchia, e al tempo, l'Iran, allora sotto la legge islamica Shah). Nel 1967, distruggendo gli eserciti di Nasser, Israele convalidò quella tesi, e l'alleanza fu solidificata. E' resistita da allora per sostanzialmente le stesse ragioni, diventando anche più forte quando la Shah cadde e il ruolo di Israele divenne più importante come "gendarme locale" (come fu chiamata dall'amministrazione Nixon). A quell'epoca Israele forniva inoltre tutta una serie di altri servizi nel mondo su procura, ed anche le sue relazioni militari-industriali con gli USA erano diventate molto più intime.

Lei ha recentemente paragonato l'idea di creare uno stato palestinese sulle coste della Giordania ed a Gaza ai bantustan sudafricani. Molte persone, tra cui il principe Abdullah, credono che questa potrebbe essere una soluzione al conflitto.

Questo è errato. In accordo con molti dei commenti israeliani, mi riferivo alle proposte Clinton-Barak di Camp David come proposte bantustan. Uno sguardo alla cartina spiega il perché (esiste una buona ragione perché i media USA evitarono scrupolosamente di presentare le mappe mentre gli intellettuali stavano acclamando le proposte come "magnanime" e "generose"). Le proposte dividevano la West Bank in tre cantoni, effettivamente separati l'uno dall'altro da insediamenti israeliani e da progetti enormi di infrastruttura, tutti effettivamente separati da Gerusalemme est, il centro palestinese del commercio e della vita culturale, e centro delle comunicazione per la West Bank. Questa è, casualmente, la conclusione standard della seria erudizione americana; vedi, per esempio, la discussione di Sara Roy dell'Università di Harvard, la maggior specialista di economia dei territori occupati (Storia attuale, Gennaio 2002, e altre pubblicazioni).
E come ho accennato, questo era lo scopo dell'intero processo di Oslo, come fu evidente subito (io ne scrissi nel settembre del 1993), inoltre riconosciuto dal maggiore architetto israeliano della proposta (Ben-Ami).
Questa proposta, che ricorda da vicino le politiche bantustan del Sudafrica 40 anni fa, è completamente differente dal consenso internazionale su di un insediamento di due stati che gli USA stanno bloccando da 25 anni.

Gli eventi dell'11 settembre furono seguiti da una crescita del patriottismo americano, la cessione di una buona parte della legittimità agli organi di repressione statale e il quasi plebiscitario appoggio al presidente Bush. Questi eventi hanno ricevuto molta pubblicità in Croazia (e nel mondo). Queste tendenze sono state conservate negli ultimi sei mesi? Quale è l'atmosfera oggi negli USA?

Queste tendenze sono molto esagerate. E' vero che l'amministrazione Bush ha utilizzato la "finestra dell'opportunità" fornitale dall'11 settembre per portare avanti la propria agenda, inclusi gli sforzi di imporre obbedienza e disciplina. Ma è dubbioso che queste misure possano venire realizzate, ad eccezione della popolazione vulnerabile (immigranti, minoranze). L'amministrazione inoltre ha sfruttato l'opportunità di spianare il terreno per i programmi interni che si sa la popolazione oppone, sotto la chiamata al "patriottismo"- che in pratica significa: "Voi state zitti e obbedite, ed io farò avanzare implacabilmente i miei interessi." Ciò era vero in tutto il mondo. Per esempio in Israele, dove Sharon capì subito che poteva intensificare la repressione sotto la maschera di una via contro il terrorismo, o in Russia, dove il governo era in grado di aumentare le sue atrocità in Cecenia con gli stessi pretesti. In realtà, era piuttosto generalizzato, e totalmente prevedibile.
Cosa ancora più sorprendente, almeno per me, fu che le atrocità dell'11 settembre ebbero l'effetto opposto tra la popolazione USA. Molto velocemente, fu chiaro che c'è molta più apertura all'analisi critica e dissidente, e che c'è stato un notevole aumento della preoccupazione, spesso trasformata in attivismo, riguardo ai temi prima spesso al di fuori dell'agenda - compreso, tra gli altri, il ruolo degli USA nel Medio Oriente. Naturalmente i media ed i giornali di opinione affermano l'opposto, sperando di instillare un pensiero indipendente e imporre l'obbedienza.
Ma la gente che ha qualsiasi contatto con la popolazione in genere sa meglio. Le richieste di interventi si sono sviluppate a spirale completamente fuori da ogni controllo, e la scala e il coinvolgimento degli spettatori è senza precedenti a parte i momenti culmine del movimento anti-guerra alla fine degli anni 60. Lo stesso è evidente nella vendita di libri, e in realtà da ogni altra misura rilevante. Anche i media sono stati in un certo modo contagiati, e sebbene ancora altamente ristretti, sono più aperti di quanto lo siano stati nella mia esperienza di 40 anni di intenso attivismo.

Dopo l'attacco dell'Afganistan, ci sono supposizioni di un attacco all'Irak o ad altri paesi che sono considerati un patrono del terrorismo internazionale. Crede che questo tipo di lotta contro il terrorismo possa essere abbastanza efficace? Crede che solo questi sette o otto paesi possano essere dichiarati i perpetuatori?

Se intendiamo il "terrorismo" nei termini della sua definizione ufficiale - diciamo, nel Codice delle Leggi USA o nei manuali militari - allora non esiste "la lotta contro il terrorismo", per ragioni che sono quasi troppo ovvie per discuterne. In accordo con queste definizioni, gli USA stessi sono un principale stato terrorista, come lo sono i suoi alleati nella "guerra contro il terrorismo": Regno Unito, Russia, Cina, Turchia, ecc. Saddam Hussein è senza dubbio un mostro, ma ciò non può in nessun modo essere la ragione del perché gli USA stanno cercando di sconfiggerlo. Gli USA e la Gran Bretagna lo appoggiarono pienamente attraverso tutto il periodo delle sue peggiori atrocità, inclusa l'uccisione con il gas dei curdi, e gli fornirono i mezzi per sviluppare armi di distruzione di massa quando lui era molto più pericoloso di quanto lo sia oggi. Nel 1990, George Bush inviò una delegazione di alto livello del Senato in Irak per portare i suoi auguri all'amico ed alleato Saddam - e tornò nuovamente ad appoggiare l'assassino di massa e torturatore nel marzo-aprile del 1991, quando c'era preoccupazione che potesse essere rovesciato da una ribellione sciita nel sud. Le ragioni di un attacco pianificato all'Irak risiedono altrove, e non sono difficili da discernere. L'Irak ha le seconde più grandi riserve di petrolio al mondo. In un modo o nell'altro, gli USA cercheranno di riprendere il controllo di esse, e i pianificatori di Bush possono sentire che questa è una buona opportunità.
Le accuse di "appoggio al terrorismo" possono essere facilmente inventate, e sarebbe difficilmente una sorpresa se esse fossero vere malgrado le scarse prove. Ma i precedenti storici - non solo in questo caso - ci dimostrano con grande chiarezza che esse non possono essere un serio fattore.

Quanta legittimità e importanza etica hanno gli USA per avere il posto guida nella guerra internazionale al terrorismo? Crede che ci sia un interesse addizionale dietro una tale politica di lobby individuale negli USA (i.e. l'industria militare)?

La legittimità USA deriva dal fatto che è, per un netto margine, la forza militare più potente al mondo, e inoltre uno dei maggiori centri economici del mondo, come lo è stata per un secolo. Dal momento che non c'è nessuna "guerra internazionale al terrorismo", gli USA non possono condurla. L'industria militare ha qualche ruolo ma non uno dominante. Venti anni fa, l'amministrazione Reagan si installò proclamando che una "guerra al terrore" sarebbe stata il cuore della politica estera USA, e non c'è bisogno di rivedere come essi abbiano combattuto quella guerra. Il "Terrorismo" gioca un ruolo simile al "Comunismo", "crimine", "droga" e altri meccanismi per spaventare il pubblico e fargli appoggiare le politiche intraprese per servire gli interessi dello stato e dei centri di potere interno; quando un pretesto perde la sua efficacia (come il "Comunismo"), altri subito prendono il suo posto, con un mormorio proveniente dalle classi colte.
Niente di tutto ciò, di certo, è proprio solo degli Usa. Questo è il modo in cui gli stati e gli altri sistemi di potere operano. Sicuramente queste sono tra le lezioni più chiare della storia.
Per quanto riguarda l'industria militare, non si dovrebbe dimenticare che il dinamico settore statale dell'economia negli USA ha funzionato sotto copertura militare, in un senso ampio. Lì noi troviamo le radici di gran parte della "new economy", inclusi i computer e l'elettronica in generale, le telecomunicazioni e Internet, l'automazione, i laser, l'aviazione civile, le maggiori industrie di servizi ( i.e. il turismo, basato pesantemente sull'industria aereonautica), ecc. Ciò è storicamente vero, non solo negli USA. Ma dalla Seconda Guerra Mondiale è diventato un'enorme componente dell'economia, al servizio della socializzazione del rischio e del costo mentre privatizza il profitto, e permette agli stati ricchi e potenti di evadere la disciplina del mercato.

Cosa ne pensa dell'opposizione degli USA all'idea di formare il permanente Tribunale Internazionale per i crimini di guerra?

Gli USA sono troppo forti per avere bisogno di sottomettersi ad un'autorità internazionale. Per questo rifiutano allegramente la condanna della Corte Mondiale, i veti o ignorano le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, e in generale ignorano la legge internazionale e i trattati quando più gli aggrada. Come stato più potente del mondo, salvaguarda con zelo la propria sovranità, mentre ignora la sovranità degli altri quando gli pare. Ripeto, non vi è niente di nuovo o di sorprendente in ciò.

Come commenterebbe i cambiamenti nelle relazioni mondiali dopo l'11 settembre? Possiamo vedere un più profondo disaccordo tra gli USA e l'Unione Europea su temi quali la ratificazione del protocollo di Kyoto, o il Tribunale Internazionale per i crimini di guerra, o la loro competizione per l'influenza sul mondo ex-socialista?

Non credo che l'11 settembre abbia fatto una grande differenza al riguardo. Fatta eccezione per gli effetti temporanei, le tendenze precedenti continuano senza molte modifiche.

Il movimento anti-globalizzazione viene spesso criticato per la mancanza di un fondamento teoretico e di obiettivi chiari. E' d'accordo con tali critiche ed è soddisfatto al riguardo con il lavoro del Forum Sociale Mondiale a Porto Alegre al quale ha partecipato?

I potenti si sono appropriati del termine "globalizzazione" per riferirsi ad una forma specifica di integrazione economica internazionale, una basata sui diritti di colui che investe, con gli interessi della gente considerati come incidentali. Per questo la stampa del business, nei suoi momenti di maggiore onestà, si riferisce agli "accordi di libero commercio" come ad "accordi di libero investimento" (Wall Street Journal).Di conseguenza, coloro che rivendicano altre forme di globalizzazione vengono descritti come "anti-globalizzazione"; e alcuni, sfortunatamente, accettano anche questo termine, sebbene sia un termine di propaganda che dovrebbe essere liquidato con scherno. Nessuna persona sana di mente si oppone alla globalizzazione, che è, integrazione internazionale. Sicuramente non la sinistra e i movimenti dei lavoratori, che vennero fondati sul principio della solidarietà internazionale - ovvero, la globalizzazione in una forma che partecipa ai diritti della gente, non dei sistemi privati di potere. Non ci sono seri "fondamenti teoretici" per nessuna delle versioni della globalizzazione, incluse le versioni dei diritti degli investitori. L'economia internazionale è troppo poco compresa perché ci siano "teorie" sistematiche in alcun senso serio. Certamente i programmi neoliberali non hanno nessuna base teoretica seria, anche nell'astratto; e la loro concreta realizzazione è un misto complesso di protezionismo e liberalizzazione creato per incontrare gli interessi di coloro che lo hanno creato, e ciò non sorprende.
Per quanto riguarda Porto Alegre, un semplice sguardo al programma basta a mostrare che gli incontri erano estremamente seri, devoti a discussioni dettagliate e a dibattiti su di una vasta gamma di temi di significato umano, dalle discussioni tecniche dell'architettura della finanza internazionale e del GATS fino a ampie questioni di guerra e pace e di diritti umani fondamentali. In contrasto a ciò, il Forum dell'Economia Mondiale a New York allo stesso tempo sembrava notevolmente frivolo, almeno secondo l'informazione rilasciata.
Questo è il caso quasi tipico.

Pensa che "anti-globalizzazione" possa diventare il concetto del nuovo movimento mondiale di sinistra come controparte alla "terza via" di Blair?

La "terza via" è una variante dei programmi guidati dalle multinazionali dell'integrazione economica internazionale, con una faccia più morbida di altre. I movimenti popolari che si sono sviluppati nel mondo - più drammaticamente nel Sud, e più recentemente anche nel Nord - non sono una "contrapposizione" a questi programmi. Piuttosto, stanno seguendo un cammino diverso. Non esiste nessun "concetto" singolo, e non ci può essere nei movimenti che riguardano in generale gli affari umani, dagli individui e dalla famiglie agli affari internazionali ed il futuro della specie. Ci sono molti concetti, spesso guidati da concetti simili di libertà e giustizia. In contrasto, le ideologie dominanti sono intellettualmente superficiali e non molto interessanti, eccetto per i loro rapporti con il potere concentrato.

Quali sono le prospettive per superare la divisione tra il ricco Nord ed il povero Sud? Possiamo vedere che la conferenza a Monterrey non ha prodotto dei risultati significativi. Può il costo di mantenere il potere militare sui popoli poveri diventare troppo costoso per il ricco Occidente, quindi portando ad una più giusta distribuzione delle ricchezze mondiali?

La comunità dell'intelligence USA, con la partecipazione di esperti accademici e del mondo del business, ha prodotto recentemente la sua previsione per i prossimi 15 anni. Ci si aspetta che la "globalizzazione" (nel senso particolare di centri di potere) continuerà il suo corso, portando ad una più grande volatilità finanziaria e ad un ampliamento della divisione economica.
Volatilità economica maggiore significa una crescita persino più lenta di quella nel periodo della "globalizzazione" degli ultimi 25 anni, che fu accompagnata da un significativo deterioramento degli indicatori standard macroeconomici e sociali come risulta dal paragone con il periodo "pre-globalizzazione" degli anni di Bretton Woods (più o meno dal 1950 ai primi degli anni 70). Un allargamento della divisione economica significa meno globalizzazione nel senso tecnico (convergenza a un singolo prezzo-salario, ecc.) ma più globalizzazione nel senso ideologicamente preferito (concentrazione della ricchezza e del potere). I pianificatori militari adottano le stesse previsioni. I piani USA per la militarizzazione dello spazio in violazione del Trattato Outer Space sono basati, esplicitamente, sull'assunzione che ci sarà una crescente divisione tra "coloro che hanno" e "coloro che non hanno" e che nuove forme di forza militare saranno necessarie per assicurare "gli interessi e gli investimenti commerciali degli USA" in vista di un crescente disordine tra "coloro che non hanno". Questo è chiarificato nei documenti del periodo Clinton dello Space Command e altrove. Ciò che è quindi pianificato è una crescente polarizzazione e lo sviluppo di forza sufficiente a controllarla nell'interesse di ricchezza e privilegio. Nessuno può predire con sicurezza se tali piani avranno successo, più di quanto si sia fatto nel passato. I determinanti primari sono non misurabili e non prevedibili: volere e scelta.

In una delle sue recenti interviste ha citato John Dewey - se le forme democratiche devono avere sostanza reale, l'industria deve essere cambiata " da un ordine sociale feudale ad uno democratico" che sarebbe basato sul controllo dei lavoratori e sulla libera associazione. Pensa che forse qualche caratteristica positiva di socialismo abbandonato potrebbe essere usato in futuro, per esempio qualcosa dall'auto-gestione socialista che esisteva in Yugoslavia?

Per parlare di "socialismo abbandonato" si presuppone che ci fosse qualche socialismo che fu abbandonato. Ciò è un po' un'esagerazione. Ci sono state movimenti verso ideali socialisti tradizionali del tipo descritto da Dewey - che citai non perché le sue osservazioni fossero originali, ma perché è il filosofo sociale americano di punta, "americano quanto la torta di mele", secondo la frase tipica. Tali iniziative sono state spesso demolite con la forza, non solo nell'Occidente. I primi atti di Lenin e Trotsky dopo la presa del potere furono di distruggere i consigli di fabbrica e i Soviet, ed in realtà proprio quasi ogni tendenza socialista che si era sviluppata prima della vittoria dei Bolscevichi. Da allora fino al suo collasso, la tirannia sovietica fu una delle forze antisocialiste maggiori al mondo. Ma ciò nonostante, c'erano elementi di democrazia e socialismo (nel senso tradizionale non-bolscevico), inclusa l'autogestione nell'ex Yugoslavia, sebbene fosse severamente difettosa a causa del più generale contesto di autorità centralizzata all'interno del quale era inclusa

La sua recente apparizione in Turchia fu notata quando aiutò l'editore Fatih Tas a confutare la condanna per aver pubblicato il suo articolo sulla posizione dei Curdi. Dal momento che ci sono molti procedimenti in corso contro opinioni espresse pubblicamente in Croazia, per favore risponda in generale - che cosa ritiene giustificare come delitto verbale?

(Nota: al momento esistono due casi in Croazia che hanno a che fare con Feral Tribune. Uno ha a che fare con un articolo del 1995, dove il professore universitario e storico dell'arte Zvonko Makovic spiega perché la figlia di un eminente scultore Ivan Mestrovic non abbia nessuna qualifica per essere il direttore di una galleria che contiene i lavori di Mestrovic. La figlia di Mestrovic ha fatto causa al signor Makovic per averla insultata e su ordine della corte ha ricevuto una compensazione in contanti significativa. Il secondo caso è quello del direttore di Feral Tribune, Viktor Ivancic, che ha dovuto pagare una grossa multa per aver pubblicato un articolo nel 1993 nel quale scriveva dell'orientamento neofascista di un membro della nomenclatura dell'ex governo croato).

Il caso contro Fatih Tas venne abbandonato dalle Corti di Sicurezza dello Stato, ma non per le argomentazioni contro la condanna; bensì, per l'attenzione internazionale. Gli altri casi, molti persino più disonorevole di questo, continuano senza cambiamento. Ma non senza protesta. E' veramente ispiratorio osservare il coraggio e la dedizione degli scrittori, degli artisti, dei giornalisti, degli accademici e altri che portano avanti la persistente disobbedienza civile in protesta contro la legislazione draconiana dello stato turco, mettendo loro stessi in serio pericolo in una lotta per la libertà che merita non solo grande rispetto ma forte appoggio internazionale. E non posso trovare le parole per descrivere l'eroismo di milioni di curdi che vivono nella prigione sotterranea del Sud-Est, dopo aver sofferto alcune delle peggiori atrocità degli anni 90 grazie all'enorme flusso di armi fornito dall'amministrazione Clinton e la disciplina delle classi colte, che acclamarono l'atroce terrorismo internazionale come un modello di "controterrorismo".
Sui casi croati, non posso fare commenti, non avendone una conoscenza indipendente. Cosa lei descrive non dovrebbe certamente essere tollerato. Sfortunatamente, non è troppo lontano da quello che succede persino in paesi dell'Europa occidentale come l'Inghilterra e la Francia, con una lunga tradizione di difesa delle libertà civili, seriamente contaminata nella pratica.
Per quanto riguarda ciò che dovrebbe essere permesso, il principio di primaria importanza, io credo, sia che un onere molto gravoso della prova debba essere soddisfatto da qualsiasi necessità ad infrangere questo fondamentale diritto umano. Gli USA, secondo me, alla fine hanno raggiunto uno standard adeguato negli anni 60, dopo secoli di lotta, quando la Corte Suprema colpì le leggi della diffamazione sediziosa che fece un crimine dell'assalire lo stato con le parole, e stabilì la regola che la parola è protetta fino alla diretta partecipazione ad un crimine in corso: se tu e io stiamo svaligiando un negozio, tu hai una pistola, e io dico "spara", la mia parola non è protetta. A differenza della Gran Bretagna e molti altri paesi, gli USA sono anche liberi dalle leggi onerose sulla diffamazione che severamente inibiscono la libera espressione e forniscono alle istituzioni che hanno maggiori costi legali le armi potenti di zittire le voci che non gli piacciono.
Avendo detto ciò, tuttavia, è importante sottolineare che la libertà dalla coercizione di stato, sotto leggi sulla diffamazione o in altri modi, è solo ancora una vittoria parziale, sebbene importante. L'alta concentrazione del potere in istituzioni private irresponsabili, come nelle democrazie occidentali di capitalismo statale, porta alla restrizione dell'espressione che spesso ricorda i risultati degli stati totalitari. Queste sono questioni discusse da Dewey, Orwell e altri, e documentate in dettaglio negli studi dei maggiori media.


fonte: Feral Tribune

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