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di Toni
Gabric
16 settembre 2002
Durante
l'ultimo mese da quando l'abbiamo contattata chiedendole di
fare un'intervista c'è stato un aumento della violenza in
Medio Oriente. Come commenterebbe in generale la situazione
tra israeliani e palestinesi?
Secondo me è un errore formulare la domanda in questo modo.
Dovremmo, piuttosto, chiedere della "situazione tra
l'alleanza USA-Israele e i palestinesi."
La situazione è essenzialmente come prima. Non si tratta di
un confronto tra due avversari locali, e neanche tra questi
due vi è qualcosa di lontanamente simmetrico. Israele è una
grande forza militare, appoggiata totalmente dalla
superpotenza globale. Per 35 anni, ha occupato la West Bank e
la striscia di Gaza. I palestinesi sono soli, senza difese.
L'occupazione militare appoggiata dagli USA è stata dura e
brutale sin dall'inizio. In violazione della Quarta
Convenzione di Ginevra, la coalizione USA-Israele sta
occupando le aree dei territori occupati che intendono
integrare all'interno di Israele, e agiscono per assicurare il
controllo israeliano sulla maggior risorsa della West Bank:
l'acqua.
Questo è continuato lungo tutto il processo di Oslo, che
venne fondato sul principio che una "permanente
dipendenza neo-coloniale" dovrebbe essere stabilita per i
palestinesi sotto il dominio israeliano. Sto citando Shlom
Ben-Ami, il negoziatore del primo ministro Ehud Barak alle
sessioni di Camp David nel 2000, considerato una colomba nello
spettro politico USA-Israele. Le proposte di Camp David,
modellate secondo i Bantustan sudafricani stabiliti 40 anni or
sono, erano disegnate per formalizzare questo risultato. Come
i loro predecessori, la coalizione Barak-Clinton continuò ad
espandere gli insediamenti illegali. Durante l'ultimo anno
(2000) di Barak-Clinton, il grado di insediamento era il più
alto dal 1992, prima di Oslo, sotto Sharon. Tutto questo è
possibile grazie al pieno appoggio degli USA: militare,
economico, diplomatico, e ideologico. Gli USA continuano in
modo cruciale ad essere gli unici a bloccare il consenso
internazionale sull'insediamento di due stati. Quel consenso,
chiaramente articolato 25 anni fa, è stato appoggiato
praticamente dal mondo intero, e dalla maggioranza della
popolazione USA. Il rigetto di un insediamento in questi
termini è stata la posizione invariata degli USA dal 1976,
quando Washington pose il veto ad una risoluzione del
Consiglio di Sicurezza mirante a ciò. La risoluzione
sottoposta a veto incorporava l'espressione base della 242
dell'ONU, integrata da un appello per uno Stato Palestinese
nei territori occupati. La risoluzione era appoggiata da ogni
rilevante attore, inclusi gli stati arabi e l'OLP. Da allora
è stata più volte rinnovata, recentemente nel piano saudita
adottato dalla Lega Araba nel marzo del 2002, che è
essenzialmente lo stesso della proposta saudita del 1981, la
risoluzione del 1976, e molti altri nel corso degli anni.
L'ultima offensiva israeliana, che ha raggiunto livelli di
violenza e distruzione mai visti dall'invasione nel 1982 del
Libano da parte di Israele con l'appoggio degli USA, è
diventata uno scandalo internazionale - fuori dagli USA, dove
Sharon è descritto dal Presidente come un "uomo di
pace", ed è provvisto di mezzi per portare a termine le
atrocità, per esempio, gli elicotteri militari che
devastarono Jenin e Nablus. La missione di Powell venne
attentamente perfezionata per permettere alle operazioni di
procedere liberamente. Sicuramente ciò dovrebbe essere tanto
ovvio per noi quanto per gli osservatori nella regione.
Gli Stati Uniti hanno apertamente preso le parti del
governo di Israele in questo conflitto, chiedendo una
prevenzione incondizionata degli attacchi terroristici dei
bomber suicida palestinesi. Come commenterebbe la politica USA
su questa questione, specialmente considerando che nell'ultimo
anno gli USA hanno posto il veto alla risoluzione del
Consiglio di Sicurezza che chiedeva la fine degli attacchi e
l'impiego di gruppi di monitoraggio. Perché, secondo lei, gli
USA stanno appoggiando Israele in modo incondizionato quando
l'influenza della Russia, che prima appoggiava gli stati
arabi, è notevolmente diminuita?
Gli USA chiedono che Arafat, imprigionato in una prigione
sotterranea dove non può neppure tirare lo sciacquone,
condanni nuovamente il terrorismo palestinese, che tutti sanno
essere totalmente senza significato. Nessuno neppure
suggerisce che Sharon dovrebbe condannare le sue peggiori
atrocità in corso, o che il governo USA, che fornisce loro
l'appoggio cruciale, dovrebbe fare altrettanto. La ragione
prima delle richieste ad Arafat è di umiliare e degradare la
gente palestinese, per la quale lui è un simbolo nazionale.
L'umiliazione è stata la caratteristica centrale
dell'occupazione per 35 anni, ed è una caratteristica
familiare della storia del colonialismo e della conquista.
Per quanto riguarda l'alleanza USA-Israele, che ha assunto la
sua forma attuale dopo le vittorie militari di Israele nel
1967, aveva poco a che fare con la Russia sebbene certo si
inviluppò nel confronto internazionale. Nell'arena della
diplomazia, la Russia si sentì bene all'interno del consenso
internazionale che gli USA osteggiavano. La verità è
rivelata in documenti interni, e fu ufficialmente resa
pubblica poco dopo la caduta del muro di Berlino, quando
l'amministrazione Bush informò il Congresso (marzo 1990) che
gli USA devono continuare a mantenere enormi forze di
intervento nel Medio Oriente, dopo gli importanti problemi che
si trovano di fronte agli USA che "non potevano essere
stati posti alla porta del Cremlino" nel passato. O,
certamente, alla porta dell'Irak; al tempo Saddam era un amico
favorito ed un alleato.
Di conseguenza, le politiche proseguono senza nessun
cambiamento essenziale dopo la sparizione dei russi dalla
scena, sotto nuovi pretesti, e con alcune modifiche tattiche.
Questo risulta, incidentalmente, vero per le politiche nel
mondo, un fatto che fornisce della comprensione delle realtà
della Guerra Fredda. Nel cruciale Medio Oriente, la politica
USA dal 1967 segue la logica descritta dall'intelligence USA
nel 1958: un "corollario logico" dell'opposizione
USA al nazionalismo arabo è l'appoggio di Israele come unica
base affidabile per il potere USA nella regione (insieme alla
Turchia, e al tempo, l'Iran, allora sotto la legge islamica
Shah). Nel 1967, distruggendo gli eserciti di Nasser, Israele
convalidò quella tesi, e l'alleanza fu solidificata. E'
resistita da allora per sostanzialmente le stesse ragioni,
diventando anche più forte quando la Shah cadde e il ruolo di
Israele divenne più importante come "gendarme
locale" (come fu chiamata dall'amministrazione Nixon). A
quell'epoca Israele forniva inoltre tutta una serie di altri
servizi nel mondo su procura, ed anche le sue relazioni
militari-industriali con gli USA erano diventate molto più
intime.
Lei ha recentemente paragonato l'idea di creare uno stato
palestinese sulle coste della Giordania ed a Gaza ai bantustan
sudafricani. Molte persone, tra cui il principe Abdullah,
credono che questa potrebbe essere una soluzione al conflitto.
Questo è errato. In accordo con molti dei commenti
israeliani, mi riferivo alle proposte Clinton-Barak di Camp
David come proposte bantustan. Uno sguardo alla cartina spiega
il perché (esiste una buona ragione perché i media USA
evitarono scrupolosamente di presentare le mappe mentre gli
intellettuali stavano acclamando le proposte come
"magnanime" e "generose"). Le proposte
dividevano la West Bank in tre cantoni, effettivamente
separati l'uno dall'altro da insediamenti israeliani e da
progetti enormi di infrastruttura, tutti effettivamente
separati da Gerusalemme est, il centro palestinese del
commercio e della vita culturale, e centro delle comunicazione
per la West Bank. Questa è, casualmente, la conclusione
standard della seria erudizione americana; vedi, per esempio,
la discussione di Sara Roy dell'Università di Harvard, la
maggior specialista di economia dei territori occupati (Storia
attuale, Gennaio 2002, e altre pubblicazioni).
E come ho accennato, questo era lo scopo dell'intero processo
di Oslo, come fu evidente subito (io ne scrissi nel settembre
del 1993), inoltre riconosciuto dal maggiore architetto
israeliano della proposta (Ben-Ami).
Questa proposta, che ricorda da vicino le politiche bantustan
del Sudafrica 40 anni fa, è completamente differente dal
consenso internazionale su di un insediamento di due stati che
gli USA stanno bloccando da 25 anni.
Gli eventi dell'11 settembre furono seguiti da una crescita
del patriottismo americano, la cessione di una buona parte
della legittimità agli organi di repressione statale e il
quasi plebiscitario appoggio al presidente Bush. Questi eventi
hanno ricevuto molta pubblicità in Croazia (e nel mondo).
Queste tendenze sono state conservate negli ultimi sei mesi?
Quale è l'atmosfera oggi negli USA?
Queste tendenze sono molto esagerate. E' vero che
l'amministrazione Bush ha utilizzato la "finestra
dell'opportunità" fornitale dall'11 settembre per
portare avanti la propria agenda, inclusi gli sforzi di
imporre obbedienza e disciplina. Ma è dubbioso che queste
misure possano venire realizzate, ad eccezione della
popolazione vulnerabile (immigranti, minoranze).
L'amministrazione inoltre ha sfruttato l'opportunità di
spianare il terreno per i programmi interni che si sa la
popolazione oppone, sotto la chiamata al
"patriottismo"- che in pratica significa: "Voi
state zitti e obbedite, ed io farò avanzare implacabilmente i
miei interessi." Ciò era vero in tutto il mondo. Per
esempio in Israele, dove Sharon capì subito che poteva
intensificare la repressione sotto la maschera di una via
contro il terrorismo, o in Russia, dove il governo era in
grado di aumentare le sue atrocità in Cecenia con gli stessi
pretesti. In realtà, era piuttosto generalizzato, e
totalmente prevedibile.
Cosa ancora più sorprendente, almeno per me, fu che le
atrocità dell'11 settembre ebbero l'effetto opposto tra la
popolazione USA. Molto velocemente, fu chiaro che c'è molta
più apertura all'analisi critica e dissidente, e che c'è
stato un notevole aumento della preoccupazione, spesso
trasformata in attivismo, riguardo ai temi prima spesso al di
fuori dell'agenda - compreso, tra gli altri, il ruolo degli
USA nel Medio Oriente. Naturalmente i media ed i giornali di
opinione affermano l'opposto, sperando di instillare un
pensiero indipendente e imporre l'obbedienza.
Ma la gente che ha qualsiasi contatto con la popolazione in
genere sa meglio. Le richieste di interventi si sono
sviluppate a spirale completamente fuori da ogni controllo, e
la scala e il coinvolgimento degli spettatori è senza
precedenti a parte i momenti culmine del movimento anti-guerra
alla fine degli anni 60. Lo stesso è evidente nella vendita
di libri, e in realtà da ogni altra misura rilevante. Anche i
media sono stati in un certo modo contagiati, e sebbene ancora
altamente ristretti, sono più aperti di quanto lo siano stati
nella mia esperienza di 40 anni di intenso attivismo.
Dopo l'attacco dell'Afganistan, ci sono supposizioni di un
attacco all'Irak o ad altri paesi che sono considerati un
patrono del terrorismo internazionale. Crede che questo tipo
di lotta contro il terrorismo possa essere abbastanza
efficace? Crede che solo questi sette o otto paesi possano
essere dichiarati i perpetuatori?
Se intendiamo il "terrorismo" nei termini della sua
definizione ufficiale - diciamo, nel Codice delle Leggi USA o
nei manuali militari - allora non esiste "la lotta contro
il terrorismo", per ragioni che sono quasi troppo ovvie
per discuterne. In accordo con queste definizioni, gli USA
stessi sono un principale stato terrorista, come lo sono i
suoi alleati nella "guerra contro il terrorismo":
Regno Unito, Russia, Cina, Turchia, ecc. Saddam Hussein è
senza dubbio un mostro, ma ciò non può in nessun modo essere
la ragione del perché gli USA stanno cercando di
sconfiggerlo. Gli USA e la Gran Bretagna lo appoggiarono
pienamente attraverso tutto il periodo delle sue peggiori
atrocità, inclusa l'uccisione con il gas dei curdi, e gli
fornirono i mezzi per sviluppare armi di distruzione di massa
quando lui era molto più pericoloso di quanto lo sia oggi.
Nel 1990, George Bush inviò una delegazione di alto livello
del Senato in Irak per portare i suoi auguri all'amico ed
alleato Saddam - e tornò nuovamente ad appoggiare l'assassino
di massa e torturatore nel marzo-aprile del 1991, quando c'era
preoccupazione che potesse essere rovesciato da una ribellione
sciita nel sud. Le ragioni di un attacco pianificato all'Irak
risiedono altrove, e non sono difficili da discernere. L'Irak
ha le seconde più grandi riserve di petrolio al mondo. In un
modo o nell'altro, gli USA cercheranno di riprendere il
controllo di esse, e i pianificatori di Bush possono sentire
che questa è una buona opportunità.
Le accuse di "appoggio al terrorismo" possono essere
facilmente inventate, e sarebbe difficilmente una sorpresa se
esse fossero vere malgrado le scarse prove. Ma i precedenti
storici - non solo in questo caso - ci dimostrano con grande
chiarezza che esse non possono essere un serio fattore.
Quanta legittimità e importanza etica hanno gli USA per
avere il posto guida nella guerra internazionale al
terrorismo? Crede che ci sia un interesse addizionale dietro
una tale politica di lobby individuale negli USA (i.e.
l'industria militare)?
La legittimità USA deriva dal fatto che è, per un netto
margine, la forza militare più potente al mondo, e inoltre
uno dei maggiori centri economici del mondo, come lo è stata
per un secolo. Dal momento che non c'è nessuna "guerra
internazionale al terrorismo", gli USA non possono
condurla. L'industria militare ha qualche ruolo ma non uno
dominante. Venti anni fa, l'amministrazione Reagan si installò
proclamando che una "guerra al terrore" sarebbe
stata il cuore della politica estera USA, e non c'è bisogno
di rivedere come essi abbiano combattuto quella guerra. Il
"Terrorismo" gioca un ruolo simile al
"Comunismo", "crimine", "droga"
e altri meccanismi per spaventare il pubblico e fargli
appoggiare le politiche intraprese per servire gli interessi
dello stato e dei centri di potere interno; quando un pretesto
perde la sua efficacia (come il "Comunismo"), altri
subito prendono il suo posto, con un mormorio proveniente
dalle classi colte.
Niente di tutto ciò, di certo, è proprio solo degli Usa.
Questo è il modo in cui gli stati e gli altri sistemi di
potere operano. Sicuramente queste sono tra le lezioni più
chiare della storia.
Per quanto riguarda l'industria militare, non si dovrebbe
dimenticare che il dinamico settore statale dell'economia
negli USA ha funzionato sotto copertura militare, in un senso
ampio. Lì noi troviamo le radici di gran parte della
"new economy", inclusi i computer e l'elettronica in
generale, le telecomunicazioni e Internet, l'automazione, i
laser, l'aviazione civile, le maggiori industrie di servizi (
i.e. il turismo, basato pesantemente sull'industria
aereonautica), ecc. Ciò è storicamente vero, non solo negli
USA. Ma dalla Seconda Guerra Mondiale è diventato un'enorme
componente dell'economia, al servizio della socializzazione
del rischio e del costo mentre privatizza il profitto, e
permette agli stati ricchi e potenti di evadere la disciplina
del mercato.
Cosa ne pensa dell'opposizione degli USA all'idea di
formare il permanente Tribunale Internazionale per i crimini
di guerra?
Gli USA sono troppo forti per avere bisogno di sottomettersi
ad un'autorità internazionale. Per questo rifiutano
allegramente la condanna della Corte Mondiale, i veti o
ignorano le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, e in
generale ignorano la legge internazionale e i trattati quando
più gli aggrada. Come stato più potente del mondo,
salvaguarda con zelo la propria sovranità, mentre ignora la
sovranità degli altri quando gli pare. Ripeto, non vi è
niente di nuovo o di sorprendente in ciò.
Come commenterebbe i cambiamenti nelle relazioni mondiali
dopo l'11 settembre? Possiamo vedere un più profondo
disaccordo tra gli USA e l'Unione Europea su temi quali la
ratificazione del protocollo di Kyoto, o il Tribunale
Internazionale per i crimini di guerra, o la loro competizione
per l'influenza sul mondo ex-socialista?
Non credo che l'11 settembre abbia fatto una grande differenza
al riguardo. Fatta eccezione per gli effetti temporanei, le
tendenze precedenti continuano senza molte modifiche.
Il movimento anti-globalizzazione viene spesso criticato
per la mancanza di un fondamento teoretico e di obiettivi
chiari. E' d'accordo con tali critiche ed è soddisfatto al
riguardo con il lavoro del Forum Sociale Mondiale a Porto
Alegre al quale ha partecipato?
I potenti si sono appropriati del termine "globalizzazione"
per riferirsi ad una forma specifica di integrazione economica
internazionale, una basata sui diritti di colui che investe,
con gli interessi della gente considerati come incidentali.
Per questo la stampa del business, nei suoi momenti di
maggiore onestà, si riferisce agli "accordi di libero
commercio" come ad "accordi di libero
investimento" (Wall Street Journal).Di conseguenza,
coloro che rivendicano altre forme di globalizzazione vengono
descritti come "anti-globalizzazione"; e alcuni,
sfortunatamente, accettano anche questo termine, sebbene sia
un termine di propaganda che dovrebbe essere liquidato con
scherno. Nessuna persona sana di mente si oppone alla
globalizzazione, che è, integrazione internazionale.
Sicuramente non la sinistra e i movimenti dei lavoratori, che
vennero fondati sul principio della solidarietà
internazionale - ovvero, la globalizzazione in una forma che
partecipa ai diritti della gente, non dei sistemi privati di
potere. Non ci sono seri "fondamenti teoretici" per
nessuna delle versioni della globalizzazione, incluse le
versioni dei diritti degli investitori. L'economia
internazionale è troppo poco compresa perché ci siano
"teorie" sistematiche in alcun senso serio.
Certamente i programmi neoliberali non hanno nessuna base
teoretica seria, anche nell'astratto; e la loro concreta
realizzazione è un misto complesso di protezionismo e
liberalizzazione creato per incontrare gli interessi di coloro
che lo hanno creato, e ciò non sorprende.
Per quanto riguarda Porto Alegre, un semplice sguardo al
programma basta a mostrare che gli incontri erano estremamente
seri, devoti a discussioni dettagliate e a dibattiti su di una
vasta gamma di temi di significato umano, dalle discussioni
tecniche dell'architettura della finanza internazionale e del
GATS fino a ampie questioni di guerra e pace e di diritti
umani fondamentali. In contrasto a ciò, il Forum
dell'Economia Mondiale a New York allo stesso tempo sembrava
notevolmente frivolo, almeno secondo l'informazione
rilasciata.
Questo è il caso quasi tipico.
Pensa che "anti-globalizzazione" possa diventare
il concetto del nuovo movimento mondiale di sinistra come
controparte alla "terza via" di Blair?
La "terza via" è una variante dei programmi guidati
dalle multinazionali dell'integrazione economica
internazionale, con una faccia più morbida di altre. I
movimenti popolari che si sono sviluppati nel mondo - più
drammaticamente nel Sud, e più recentemente anche nel Nord -
non sono una "contrapposizione" a questi programmi.
Piuttosto, stanno seguendo un cammino diverso. Non esiste
nessun "concetto" singolo, e non ci può essere nei
movimenti che riguardano in generale gli affari umani, dagli
individui e dalla famiglie agli affari internazionali ed il
futuro della specie. Ci sono molti concetti, spesso guidati da
concetti simili di libertà e giustizia. In contrasto, le
ideologie dominanti sono intellettualmente superficiali e non
molto interessanti, eccetto per i loro rapporti con il potere
concentrato.
Quali sono le prospettive per superare la divisione tra il
ricco Nord ed il povero Sud? Possiamo vedere che la conferenza
a Monterrey non ha prodotto dei risultati significativi. Può
il costo di mantenere il potere militare sui popoli poveri
diventare troppo costoso per il ricco Occidente, quindi
portando ad una più giusta distribuzione delle ricchezze
mondiali?
La comunità dell'intelligence USA, con la partecipazione di
esperti accademici e del mondo del business, ha prodotto
recentemente la sua previsione per i prossimi 15 anni. Ci si
aspetta che la "globalizzazione" (nel senso
particolare di centri di potere) continuerà il suo corso,
portando ad una più grande volatilità finanziaria e ad un
ampliamento della divisione economica.
Volatilità economica maggiore significa una crescita persino
più lenta di quella nel periodo della "globalizzazione"
degli ultimi 25 anni, che fu accompagnata da un significativo
deterioramento degli indicatori standard macroeconomici e
sociali come risulta dal paragone con il periodo "pre-globalizzazione"
degli anni di Bretton Woods (più o meno dal 1950 ai primi
degli anni 70). Un allargamento della divisione economica
significa meno globalizzazione nel senso tecnico (convergenza
a un singolo prezzo-salario, ecc.) ma più globalizzazione nel
senso ideologicamente preferito (concentrazione della
ricchezza e del potere). I pianificatori militari adottano le
stesse previsioni. I piani USA per la militarizzazione dello
spazio in violazione del Trattato Outer Space sono basati,
esplicitamente, sull'assunzione che ci sarà una crescente
divisione tra "coloro che hanno" e "coloro che
non hanno" e che nuove forme di forza militare saranno
necessarie per assicurare "gli interessi e gli
investimenti commerciali degli USA" in vista di un
crescente disordine tra "coloro che non hanno".
Questo è chiarificato nei documenti del periodo Clinton dello
Space Command e altrove. Ciò che è quindi pianificato è una
crescente polarizzazione e lo sviluppo di forza sufficiente a
controllarla nell'interesse di ricchezza e privilegio. Nessuno
può predire con sicurezza se tali piani avranno successo, più
di quanto si sia fatto nel passato. I determinanti primari
sono non misurabili e non prevedibili: volere e scelta.
In una delle sue recenti interviste ha citato John Dewey -
se le forme democratiche devono avere sostanza reale,
l'industria deve essere cambiata " da un ordine sociale
feudale ad uno democratico" che sarebbe basato sul
controllo dei lavoratori e sulla libera associazione. Pensa
che forse qualche caratteristica positiva di socialismo
abbandonato potrebbe essere usato in futuro, per esempio
qualcosa dall'auto-gestione socialista che esisteva in
Yugoslavia?
Per parlare di "socialismo abbandonato" si
presuppone che ci fosse qualche socialismo che fu abbandonato.
Ciò è un po' un'esagerazione. Ci sono state movimenti verso
ideali socialisti tradizionali del tipo descritto da Dewey -
che citai non perché le sue osservazioni fossero originali,
ma perché è il filosofo sociale americano di punta,
"americano quanto la torta di mele", secondo la
frase tipica. Tali iniziative sono state spesso demolite con
la forza, non solo nell'Occidente. I primi atti di Lenin e
Trotsky dopo la presa del potere furono di distruggere i
consigli di fabbrica e i Soviet, ed in realtà proprio quasi
ogni tendenza socialista che si era sviluppata prima della
vittoria dei Bolscevichi. Da allora fino al suo collasso, la
tirannia sovietica fu una delle forze antisocialiste maggiori
al mondo. Ma ciò nonostante, c'erano elementi di democrazia e
socialismo (nel senso tradizionale non-bolscevico), inclusa
l'autogestione nell'ex Yugoslavia, sebbene fosse severamente
difettosa a causa del più generale contesto di autorità
centralizzata all'interno del quale era inclusa
La sua recente apparizione in Turchia fu notata quando aiutò
l'editore Fatih Tas a confutare la condanna per aver
pubblicato il suo articolo sulla posizione dei Curdi. Dal
momento che ci sono molti procedimenti in corso contro
opinioni espresse pubblicamente in Croazia, per favore
risponda in generale - che cosa ritiene giustificare come
delitto verbale?
(Nota: al momento esistono due casi in Croazia che hanno a che
fare con Feral Tribune. Uno ha a che fare con un articolo del
1995, dove il professore universitario e storico dell'arte
Zvonko Makovic spiega perché la figlia di un eminente
scultore Ivan Mestrovic non abbia nessuna qualifica per essere
il direttore di una galleria che contiene i lavori di
Mestrovic. La figlia di Mestrovic ha fatto causa al signor
Makovic per averla insultata e su ordine della corte ha
ricevuto una compensazione in contanti significativa. Il
secondo caso è quello del direttore di Feral Tribune, Viktor
Ivancic, che ha dovuto pagare una grossa multa per aver
pubblicato un articolo nel 1993 nel quale scriveva
dell'orientamento neofascista di un membro della nomenclatura
dell'ex governo croato).
Il caso contro Fatih Tas venne abbandonato dalle Corti di
Sicurezza dello Stato, ma non per le argomentazioni contro la
condanna; bensì, per l'attenzione internazionale. Gli altri
casi, molti persino più disonorevole di questo, continuano
senza cambiamento. Ma non senza protesta. E' veramente
ispiratorio osservare il coraggio e la dedizione degli
scrittori, degli artisti, dei giornalisti, degli accademici e
altri che portano avanti la persistente disobbedienza civile
in protesta contro la legislazione draconiana dello stato
turco, mettendo loro stessi in serio pericolo in una lotta per
la libertà che merita non solo grande rispetto ma forte
appoggio internazionale. E non posso trovare le parole per
descrivere l'eroismo di milioni di curdi che vivono nella
prigione sotterranea del Sud-Est, dopo aver sofferto alcune
delle peggiori atrocità degli anni 90 grazie all'enorme
flusso di armi fornito dall'amministrazione Clinton e la
disciplina delle classi colte, che acclamarono l'atroce
terrorismo internazionale come un modello di "controterrorismo".
Sui casi croati, non posso fare commenti, non avendone una
conoscenza indipendente. Cosa lei descrive non dovrebbe
certamente essere tollerato. Sfortunatamente, non è troppo
lontano da quello che succede persino in paesi dell'Europa
occidentale come l'Inghilterra e la Francia, con una lunga
tradizione di difesa delle libertà civili, seriamente
contaminata nella pratica.
Per quanto riguarda ciò che dovrebbe essere permesso, il
principio di primaria importanza, io credo, sia che un onere
molto gravoso della prova debba essere soddisfatto da
qualsiasi necessità ad infrangere questo fondamentale diritto
umano. Gli USA, secondo me, alla fine hanno raggiunto uno
standard adeguato negli anni 60, dopo secoli di lotta, quando
la Corte Suprema colpì le leggi della diffamazione sediziosa
che fece un crimine dell'assalire lo stato con le parole, e
stabilì la regola che la parola è protetta fino alla diretta
partecipazione ad un crimine in corso: se tu e io stiamo
svaligiando un negozio, tu hai una pistola, e io dico
"spara", la mia parola non è protetta. A differenza
della Gran Bretagna e molti altri paesi, gli USA sono anche
liberi dalle leggi onerose sulla diffamazione che severamente
inibiscono la libera espressione e forniscono alle istituzioni
che hanno maggiori costi legali le armi potenti di zittire le
voci che non gli piacciono.
Avendo detto ciò, tuttavia, è importante sottolineare che la
libertà dalla coercizione di stato, sotto leggi sulla
diffamazione o in altri modi, è solo ancora una vittoria
parziale, sebbene importante. L'alta concentrazione del potere
in istituzioni private irresponsabili, come nelle democrazie
occidentali di capitalismo statale, porta alla restrizione
dell'espressione che spesso ricorda i risultati degli stati
totalitari. Queste sono questioni discusse da Dewey, Orwell e
altri, e documentate in dettaglio negli studi dei maggiori
media.
fonte: Feral Tribune
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