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18 settembre 2002
Il
20 marzo 1994 la giornalista Rai Ilaria Alpi e il cameraman
Miran Hrovatin vengono uccisi in un agguato a Mogadiscio. A
oltre otto anni di distanza, è emerso solo qualche brandello
di verità ufficiale: un colpevole (membro del commando, che
però non sparò), e tanti, troppi perché senza risposta.
L’inchiesta langue in un pantano di testimoni scomparsi,
contraddizioni, reticenze e misteri.
Tre cronisti di «Famiglia Cristiana» hanno indagato a lungo
sui traffici di armi, di rifiuti tossici, di scorie
radioattive che sembrano essere il vero movente del caso-Alpi.
Un viaggio, il loro, attraverso Paesi (Somalia, Yemen, Kenya,
Mozambico, Francia, Spagna, Inghilterra), carte processuali
sparse in molte Procure italiane e decine di testimoni,
pentiti, faccendieri e agenti dei servizi segreti.
Tassello dopo tassello, gli autori hanno scoperto loro
malgrado che un filo unico sembra legare questo a tanti casi
irrisolti degli ultimi vent’anni della nostra storia.
Partendo infatti dalle conoscenze della Alpi sono saltati
fuori via via collegamenti impensabili con l’omicidio di
Mauro Rostagno della comunità Saman (avvenuto a Trapani nel
1988); omicidio forse legato alla malacooperazione
italo-somala che esportava armi anziché aiuti alimentari; e
poi le strane morti di due militari presenti in quei mesi
maledetti in Somalia, forse agenti di Gladio, impiegati in
operazioni coperte negli anni Ottanta.
Il rischio del libro è che trascini il lettore in un vortice
di colpi di scena, col ritmo e il fascino delle migliori
spy-stories. Ma occorre un avvertimento. Nulla è parto della
fantasia, non lo sono i morti e i trafficanti, le indagini e i
miliardi, così come non lo è l’infernale scenario mondiale
che ha stritolato fra le sue spire due onesti giornalisti che
hanno smosso un po’ troppo le acque...
«Sono andato a trovare Ilaria in albergo, sta cenando, mi
invita a sedermi con lei e mi racconta le novità. Pare che
abbia scoperto essere in atto traffici di armi che dall’Est,
passando per l’Italia attraverso un corrispondente, giungono
al Nord della Somalia, distribuendosi capillarmente in tutto
il Paese. Ilaria probabilmente ha scoperto uno dei canali che
vengono utilizzati per il traffico delle armi e che è lo
stesso che serve a società di vari Paesi – tra cui
l’Italia – allo smaltimento di scorie radioattive. Andando
lungo la strada dei pozzi, dice, passa per i porti di Bosaso e
Merka. [...] Ilaria dice di averne le prove.»
dal diario del maresciallo dei Carabinieri Francesco Aloi
pp. 251 , € 13,00
anno di pubblicazione 2002
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