|
di
Dario fertilio
9 ottobre 2002
C’è
un’ombra antica nel cielo di Francia: è il fantasma della
censura. Una cappa plumbea grava sul tribunale di Parigi, dove
i giudici saranno chiamati a pronunciarsi domani sul presunto
razzismo del libro di Oriana Fallaci, La Rabbia e l’Orgoglio
. Incuranti del suo successo mondiale, del dibattito che ha
suscitato, delle 160 mila copie che ha venduto in Francia (da
noi più di un milione), decideranno se sia moralmente e
ideologicamente corretto il suo modo di difendere l’America.
Assurdità?
Ma non ci sarà affatto da ridere nemmeno il prossimo 22
ottobre, quando toccherà allo scrittore Michel Houellebecq
discolparsi dall’accusa di aver offeso la religione islamica
e istigato all’odio razziale. E ancora: il ministero
dell’Interno di Parigi potrebbe vietare molto presto ai
minori due libri in odore di pedofilia: Rose bonbon di Nicolas
Jones-Gorlin e Il entrerait dans la légende di Louis Skorecki.
«Censura», dunque, è la parola d’ordine ripetuta in
questi giorni dai libertari di Francia. Soltanto che non è
sempre facile distinguere il buono dal cattivo. Al punto che
la Lega per i diritti dell’uomo, coinvolta in ognuna di
queste vicende, si ritrova su fronti opposti: nei processi
Fallaci e Houellebecq sta dalla parte degli accusatori; mentre
nel caso degli altri due, con l’appoggio della sinistra,
invoca la libertà di espressione.
Come chiamare una simile schizofrenia? L’avvocato parigino
di Oriana Fallaci, Gilles William Goldnadel, ha pronta una
definizione severa: «Terrorismo intellettuale». Con una
caratteristica di fondo: «E’ una censura selettiva, che
sceglie cioè i suoi obiettivi secondo criteri ideologici».
Vuol dire che è figlia della vecchia sinistra barricadera? «In
parte sì - ammette Goldnadel - ma a ben vedere la vecchia
distinzione fra destra e sinistra non funziona più. Perché
alla base di tutto c’è piuttosto un trauma collettivo,
quello dell’Olocausto, che ha generato a sua volta una fede
nuova, pronta a schierarsi sempre e comunque dalla parte dei
poveri, degli oppressi e delle vittime».
Già, ma chi sono deboli e vittime, allorché si discute di
terrorismo e cultura islamici? «Secondo i cultori di questo
nuovo credo, sono i figli del Terzo Mondo, i miserabili
seguaci di Maometto, Bin Laden compreso. Dunque, per
definizione la Fallaci e Houellebecq devono avere torto».
Forse anche perché rifiutano un certo pacifismo «evangelico»,
in nome di una coerenza estranea ai compromessi? «Lo
definirei un cristianesimo da paccottiglia, senza autentico
vigore religioso e morale». Ma quanto conta una simile
religione in Francia? «Parecchio, perché ha un largo seguito
tra gli intellettuali. E poi perché può mettere in campo
un’autentica fabbrica ideologica di martiri e demoni. Lascio
immaginare, fra gli autori dei libri di cui stiamo discutendo,
quali siano gli scrittori da beatificare, e quali quelli
invece da demonizzare». Possono arrivare al punto di
influenzare le decisioni dei tribunali? «Anche i giudici -
risponde caustico l’avvocato - guardano la televisione e
leggono i giornali». Tutto ciò non è alquanto paradossale,
nella patria di Voltaire? «Certo che lo è, ma le radici di
questo strano fenomeno sono profonde. Io lo definisco:
fascismo verde». Un colore che evoca prati, animali ed
ecologia... «Invece dobbiamo abituarci a collegarlo con un
fenomeno ben diverso. Il verde ormai è il colore del Corano».
fonte: Corriere della Sera
|