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12 novembre 2002

L'IFJ ha condannato le direttive del governo per l'attività
dei media in Russia, ammonendolo dall'interferire pesantemente
con l'attività di informazione giornalistica sui militanti
ceceni.
"Il governo dovrebbe tenere le mani fuori dalla sala stampa",
ha detto Aidan White, segretario generale dell'IFJ. "I media e
i giornalisti sono fin troppo consapevoli delle terribili
conseguenze del terrorismo e non hanno bisogno di lezioni dai
politici su come adattare la loro attività d'informazione per
soddisfare l'interesse pubblico".
L'IFJ evidenzia che simili tentativi di influenzare i media
statunitensi dopo gli eventi dell'11 settembre, mostrano come
l'entusiasmo del governo nel manipolare il messaggio dei media
sopra il terrorismo si ponga al limite di un'inaccettabile
interferenza.
Il Ministero della stampa ha diffuso la bozza delle direttive
10 giorni dopo che l'assedio delle persone cecene prese ad
ostaggio in un teatro di Mosca giungesse ad un epilogo
sanguinoso. Il Ministero ha chiesto ai media di non
intervistare i militanti coinvolti in tali assalti o di non
concedere loro uno spazio di trasmissione per esternare il
loro malcontento.
"Salvare della gente è più importante del diritto della
società all'informazione", ha detto il Ministero nelle
direttive per tenere sotto controllo le situazioni
d'emergenza. Le direttive non stanno vincolando la stampa, ma
sono state diffuse dopo che la Camera dei Comuni in Parlamento
ha approvato nuove leggi che limitano il modo in cui i
giornalisti scrivono sui gruppi di militanti.
L'IFJ sfida le autorità russe, ammonendo che la gente ha
bisogno di essere informata su quello che sta accadendo e che
i giornalisti stessi dovrebbero essere lasciati liberi di
prendere decisioni editoriali sul contenuto dei media.
"Qualunque interferenza, non importa quanto ben intenzionata,
può aprire la porta ad una pressione inaccettabile ed alla
censura", ha detto Aidan White.
Il Cremlino è stato irritato dai reportage dei media in base
ai quali avrebbe fallito nel tentativo di dialogare con i
guerriglieri prima dell'inizio di un raid che ha lasciato
quasi 120 ostaggi e 50 ribelli morti. Gli ostaggi sono stati
uccisi da un gas destinato a mettere ko i ribelli.
Le direttive inoltre ammoniscono i giornalisti che le
dichiarazioni dei militanti alla televisione e alla radio
potrebbero contenere messaggi segreti. Un'affermazione simile
è stata fatta dai leader Usa l'anno scorso, ma è stata
ampiamente smontata come allarmismo. Durante l'assedio di tre
giorni che si è concluso il 26 ottobre, le autorità hanno
proibito al canale NTV di pubblicare una dichiarazione da
parte del leader della guerriglia Movsar Barayev. Quando la
stazione radio "Eco di Mosca" situata a Mosca, ha trasmesso il
24 ottobre una breve intervista con uno dei terroristi nel
teatro, il portavoce del Ministero dei media, Yuri Akinshin,
ha ammonito la stampa di non rendere note con le sue
esternazioni le dichiarazioni dei terroristi. Il redattore
capo dell'Eco di Mosca, Aleksei Venediktov, ha confermato che
la stazione radio ha ricevuto un avvertimento.
I giornalisti dovrebbero evitare di pubblicare informazioni
confidenziali sulle forze speciali o un'informazione che
potrebbe aiutare i guerriglieri, dicono le direttive.
La situazione di stallo degli ostaggi nel centro di Mosca ha
messo in luce le crescenti restrizioni sui media russi,
compresa anche l'approvazione, questa settimana, di un
progetto di legge per bandire "la propaganda del terrorismo"
nei mass media. Sebbene la proposta non sia ancora diventata
legge, il governo se ne sta già servendo per censurare il
servizio di informazione sul caso degli ostaggi.
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