torna alla HOMEPAGE


BACKGROUND

Kazakhstan: arrestato giornalista con l'accusa di stupro; sospetti, quasi certezze, che si tratti di una vendetta del governo kazakho

La critica occidentale sostiene che l'accusa di stupro contro un giornalista del Kazakhstan ha motivazioni politiche
 

L'occidente non può ignorare l'oppressione kazakha
Un'ex colonia dell'Unione Sovietica tratta il dissenso come ai vecchi tempi

di Claudia Rosett
14 novembre 2002


Il giornalista Sergei Duvanov (nella foto) aveva pianificato di passare i primi giorni di novembre in visita negli Stati Uniti, dove avrebbe dovuto parlare sul peggioramento della corruzione e della repressione nella sua terra d'origine, il Kazakhstan. Duvanov non vi è mai arrivato. Il 28 ottobre, poco prima di partire, Duvanov, 49 anni, è stato arrestato dalle autorità kazakhe. Qualche tipo di
denuncia era chiaramente necessaria, di conseguenza è stato accusato di aver stuprato una ragazza di 14 anni.
La vera offesa qui, commessa su ampia scala nazionale, è la violazione da parte del governo del Kazakhstan dei diritti di 15 milioni di persone nel Kazakhstan, incluso Duvanov. Solo 11 anni or sono, era fervente la speranza che il collasso sovietico avrebbe reso libera la strada alla libertà.
Il futuro sembrava particolarmente promettente nel Kazakhstan, dove l'ex capo del locale partito comunista, Nursultan Nazarbayev, si era reincarnato come presidente della nuova nazione indipendente, e fu accolto in principio come un riformatore. Nazarbayev fu plaudito sia a casa che nell'Occidente come uno dei pensatori più liberali dell'ex Unione Sovietica, un uomo determinato a portare la sua immensa nazione ricca di petrolio nell'epoca moderna. E per un breve periodo, all'inizio degli anni 1990, quando la privatizzazione cominciò ad avanzare, e la libertà di parola prosperava, un gran progresso sembrava raggiungibile.
Ma invece di costituire istituzioni a supporto della democrazia, Nazarbayev ha focalizzato la sua energia sempre di più sul rifacimento delle leggi per mantenere e consolidare su di sé il potere. Questo è uno schema tristemente familiare in quasi tutti gli stati dell'ex Unione Sovietica, incluso i cinque stati post-sovietici delll'Asia Centrale. Nel Kazakhstan, essere al vertice
comporta un considerabile potere sul destino delle immense riserve petrolifere del paese - che hanno già attratto $6 bilioni d'investimento dall'estero. Anche se pure qui, sembra che le regole continuino a cambiare. Questa settimana, un consorzio guidato da ChevronTexaco Corp. ha annunciato di aver sospeso tutte le attività riguardanti lo sviluppo dell'immenso campo petrolifero di Tengiz, in Kazakhstan, per il quale si dice che il governo di Nazarbayev abbia tentato di cambiare i termini dell'accordo originale.
Le autorità americane e svizzere stanno investigando sulle insinuazioni a riguardo di milioni di dollari di aziende petrolifere occidentali fatti convergere in conti bancari svizzeri collegati a Nazarbayev e a personaggi molto conosciuti del suo governo. I suoi familiari hanno acquistato una notevole influenza; una delle sue figlie, Dariga, possiede l'effettivo controllo dei maggiori media del paese. Da quando è stata introdotta una nuova costituzione, nel 1995, Nazarbayev ha riadattato il sistema al fine di estendere il suo mandato (almeno fino al 2006) ed ampliare il suo potere. Nazarbayev si è assicurato l'immunità a vita da ogni
procedimento giudiziario nonché la permanenza in carica a vita come membro del consiglio di sicurezza di stato. Ha fatto anche in modo che l'offesa della "dignità e dell'onore del presidente" sia un reato penale. Ha ufficialmente designato che tutte le informazioni a riguardo degli "interessi economici ed investimenti" suoi o della sua famiglia" risultino appartenenti al "reame dei segreti di stato", la cui rivelazione "è punibile da severe sanzioni".
Transparency International valuta il Kazakhstan come uno dei paesi più corrotti del mondo. Ed una recente relazione della Freedom House riporta che "Reporters Sans Frontières", facente base a Parigi, ha classificato il Kazakhstan tra i primi venti stati che impongono la censura su Internet".
Il governo prolungato di Nazarbayev sta oramai diventando una specie di cleptocrazia criminale basato sul clan come quella che Ferdinand Marcos aveva favoreggiato nelle Filippine. Questo era ciò che Duvanov scriveva sul Kazakhstan, e che cercava di pubblicizzare all'estero, fino al momento del suo arresto. Anche se questo non è il primo tentativo del regime di intralciare la lotta di Duvanov per la verità. Lo scorso agosto, poco prima che Duvanov partisse per Varsavia dove avrebbe dovuto relazionare sui diritti umani nel Kazakhstan presso la Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, era stato aggredito fuori dal suo appartamento da tre uomini. Duvanov era stato picchiato e reso incosciente mentre una croce veniva incisa sul suo torace. Questo fatto seguiva l'avvio a luglio da parte del governo kazakho, di un'inchiesta sul conto di Duvanov per stabilire se egli avesse diffamato il presidente.
Due settimane fa, dalla sua cella, Duvanov ha scritto una lettera ai suoi sostenitori, affermando che "Io sono innocente di fronte a Dio e alla mia coscienza" ma "Non mi aspetto un processo giusto". Dopo di ciò ha cominciato uno sciopero della fame, che è finito la scorsa settimana quando i suoi incarceratori lo hanno costretto a nutrirsi per prepararlo a quello che i suoi avvocati in Kazakhstan hanno detto che sarà un'udienza a porte chiuse. Alcuni importanti statisti occidentali hanno protestato per l'arresto di Duvanov, fra cui il Sen. John McCain che in una lettera all'ambasciatore del Kazakhstan ha scritto, "Non possiamo aiutare ma ci poniamo delle domande sulla tempistica ed i motivi". Un ex presidente dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio Europeo, Lord Russell-Johnston, ha rilasciato una lettera aperta a Duvanov la scorsa settimana, ove dice, "Il modo in cui sei stato trattato rappresenta una grave offesa nei confronti di coloro che difendono la democrazia e la libertà di parola nel Consiglio d'Europa".
Duvanov non è il solo. Come il portavoce del Dipartimento di Stato ha fatto notare ad agosto, "quest'aggressione concorda con una serie di soprusi rivolti verso i media indipendenti del Kazakhstan." Freedom House riporta che le "autorità kazakhe hanno usato diverse tattiche contro l'opposizione, incluso il terrore, l'intimidazione, la coercizione, la censura, i processi
giudiziari, le bustarelle, la cooptazione".
La venticinquenne figlia di Duvanov, Dinissa Duvanova, diplomata presso la Ohio State University, ci ha spiegato per telefono questa settimana che suo padre, visto come il sistema ora funziona, ha insistito nella sua missione. "Crede che lui e la gente come lui possano cambiare il corso della storia in Kazakhstan. E' molto ottimista su quello che la gente nel Kazakhstan può
fare". Ma nella sua lettera dal carcere, ci dice, c'era una strana nota di sconforto. "Mi sono veramente spaventata. Mi è sembrata veramente una lettera d'addio".
Duvanova, come figlia unica, vorrebbe ritornare in Kazakhstan per stare vicino alla madre ed al padre mentre il caso è in corso. Ma la sua famiglia la ha avvertita che è troppo pericoloso tornare a casa. All'inizio dell'anno, la figlia di un altro giornalista dissidente è stata arrestata in Kazakhstan ed è morta mentre si trovava sotto custodia.
Per gli Stati Uniti ed i suoi alleati, questa scena si somma a quello che sta diventando un orribile dilemma familiare. Il Kazakhstan si è dichiarato nostro amico nella guerra contro il terrorismo. Il suo petrolio tiene desta la promessa
che l'Occidente potrebbe presto essere capace di dipendere meno dai terroristi che si formano nell'Arabia Saudita. Oltre a questo, Nazarbayev si è guadagnato un certo favore all'inizio degli anni novanta per aver concordato di rinunciare
alle armi nucleari che la sua nuova nazione indipendente aveva ereditato dai Sovietici.
Ma il futuro sembra sempre più tenebroso. I governi post-coloniali sono stati raramente piacevoli, e il lascito dell'Unione Sovietica - a cui mancano le regole di legge ma che è molto pratico nell'esercitare la macchina della repressione - si
abbandona alla formazione di nuove dittature. Come gli Stati Uniti possano trattare al meglio la questione è difficile da dire. La sfida è di studiare uno schema che riconosca la necessità della lotta comune contro il terrorismo, ma anche che chiarifichi il fatto di non approvare la dittatura.
Una maniera per lanciare questo messaggio è di offrire un forte e chiaro sostegno a favore di dissidenti come Duvanov. Come un altro dissidente kazakho, che si trova negli Stati Uniti, mi ha detto alcuni giorni fa, "la gente del Kazakhstan ha bisogno d'aiuto oggi, non domani, non fra tre giorni. Loro sono là, stanno lottando". Più diamo loro attenzione, maggiore è la probabilità
di cambiare veramente il loro paese in meglio.
La critica internazionale sembra aver già guadagnato qualche influenza sul caso di Duvanov. Nazarbayev ha ordinato la scorsa settimana la creazione di un organo di consulenza per esplorare come "approfondire la democrazia e sviluppare la nostra società". Gli amici di Nazarbayev a Washington e nelle capitali d'Europa, nell'intento di continuare la protesta sul caso di Duvanov, potrebbero voler ricordare Nazarbayev che l'organo di consiglio per rafforzare la democrazia è chiamato "elettorato", e il modo più effettivo per riceverne consigli è molto semplice: indire elezioni libere ed eque.

Fonte: Wall Street Journal

    per ulteriori informazioni e per scriverci: isf@fol.it