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di Goffredo Buccini
2 dicembre 2002
«Una
delle cose migliori dei libri è che a volte contengono
splendide foto». «Io capisco lo sviluppo dei piccoli affari:
ero uno di loro». «La leadership è qualcuno che unisce la
gente». Diciamolo: un po' è anche lui che se le cerca. Se un
altro con la stessa faccia da ripetente cronico andasse per il
mondo distillando chicche simili, verrebbe sommerso da lazzi e
pernacchie. Ma quando le chicche vanno alla voce «bushismi» e
vittima dello sberleffo è il leader dell'occidente sotto
attacco dall'11 settembre, il patriota che piange a ogni inno
e minaccia ogni bullo islamico - «make no mistake, non farti
illusioni» - perfino vecchi scavezzacollo della satira come
gli inglesi vacillano.
Capita così che a Londra la Bacc, commissione che
controlla gli spot pubblicitari tv, cali la scimitarra della
censura su un cartone animato promozionale della serie 2Dtv
che si fa beffe di politici e celebrità (colpito e
affondato di recente anche David Beckham): nel filmino la rete
Itv dipinge George Bush come un idiota integrale. «Ma
per prendere in giro il presidente c'era bisogno del suo
permesso!», hanno tuonato i censori. «Varrebbe anche per Osama»,
hanno aggiunto, in un impeto di par condicio . «E dove
lo troveremmo Osama per avere la liberatoria?», ha chiesto,
impenitente, il produttore del video, Giles Pilbrow. Poche
storie, carta (delle regole) canta: sono vietati quegli spot
che sfruttano a loro insaputa persone realmente esistenti per
fini commerciali, peggio ancora se le espongono al «pubblico
ludibrio». Con buona pace della massima di Maurice Barrès che,
in giovinezza, predicava il senso dell'ironia come garanzia di
libertà.
La presa in giro presidenziale dura sette secondi netti: «Dubya»
riceve nello Studio Ovale una cassetta omaggio e, col ghigno
sghembo che l'ha reso celebre in tutto il pianeta, esclama:
«La mia preferita, mettiamola subito nel videoregistratore!».
Poi, senza esitazioni, la infila nel tostapane, rosolandola a
puntino.
L'etichetta da somaro di buona famiglia pesa sull'inquilino
della Casa Bianca già dai tempi delle primarie del Duemila. E
la commedia si mischia spesso con la realtà. Ancora durante il
summit della Nato a Praga, Francoise Ducros, portavoce del
premier canadese Jean Chretien, ha definito il presidente
americano «un deficiente» e martedì scorso è stata costretta
alle dimissioni. Il pasticcio londinese pare insomma l'ultimo
sconfinamento nel surreale e ha scatenato un tale putiferio
che alla fine i censori della «Bacc» hanno accennato a una
marcia indietro: «Forse siamo stati troppo duri». Dato che il
video 2Dtv promuove un programma satirico, «il
buonsenso in questo caso dovrebbe evitare un'applicazione
letterale delle regole». Parole sante. Forse vedremo in tv i
sette secondi più irriverenti del nuovo millennio americano.
Forse ci scapperà una risata. C'è chi ne sente il bisogno. Se
si esclude la valvola di sfogo di Internet, dove chiunque dice
ciò che vuole e pullulano i siti in cui la faccia di Bush è
messa a confronto con quella di dozzine di fotogenici
scimpanzé, la satira nuda e cruda è merce sempre più rara da
questa parte dell'oceano.
Lenny Bruce a parte, gli americani non hanno mai brillato per
ironia: meno che mai nei periodi in cui sentono la patria
sotto minaccia. La scorsa estate hanno bocciato clamorosamente
il cantante inglese George Michael, che nel video «Shoot the
dog» (sempre prodotto dall'ineffabile Pilbrow) s'era permesso
di prendere in giro il legame di ferro tra Bush e Tony Blair
(il brano non è mai uscito negli Stati Uniti). Bill Maher, un
tempo protagonista di Politically Incorrect , è senza
lavoro da giugno scorso, ancora sconta una provocazione che si
lasciò scappare all'indomani dell'11 settembre: «I terroristi
chiamateli come volete ma non codardi, i codardi siamo noi che
spediamo missili Cruise da duemila miglia». Maher ha
pubblicato un libro dal titolo che la dice lunga («Se corri da
solo, corri con Bin Laden»). Si fa una domanda, «dove sono i
ribelli?», e si dà una risposta: «Licenziati, come me». No, il
tempo di sfoderare gli artigli della risata non è mai più
tornato dopo il massacro delle Torri. Saturday Night Live
, una volta feroce arena di colpi bassi, ora ha sterzato
sulla satira a uso del vincitore: il presidente americano è
ritratto come uno che non sa far di conto, sì, ma il suo
problema matematico nello sketch è calcolare quanti nuovi
seggi hanno vinto i repubblicani alle elezioni di medio
termine che l'hanno visto trionfare.
«Credo che per via dell'11 settembre l'abbia passata liscia
molto facilmente, finora», ha sostenuto il critico tv del
Washington Post , Tom Shales. Come spesso accade nei
periodi di bavaglio mediatico, l'originale è meglio di
qualsiasi imitazione. Giorni fa i reporter della Casa Bianca
hanno chiesto a Bush cosa avesse regalato alla First Lady per
il loro venticinquesimo di matrimonio. Lui ha ammiccato con
impudenza e strizzato l'occhio, i cronisti hanno riso a grana
grossa. Poi se la pigliano coi cartoni animati.
Fonte: Corriere della Sera
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