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9 dicembre 2002
Dopo la scomparsa di molti giornali d'opposizione nati negli anni '80, all'epoca della lotta contro la dittatura - e di cui il migliore esempio rimane La Epoca - il 90% delle testate cilene è controllato da due grandi gruppi conservatori, Copesa e El Mercurio. Anche tre delle quattro principali reti televisive appartengono a questa «corrente di pensiero». Tuttavia, con l'abolizione da parte del presidente Ricardo Lagos, dell'articolo 6b della Legge sulla sicurezza dello stato, che proteggeva gli alti funzionari del governo, della giustizia e dell'esercito da qualunque critica pubblica, nuovi media animano il
paesaggio sociale: El Periodista, Rocinante, La Firme, La Huella, The Clinic, il settimanale Siete + 7 (l'edizione cilena di Le Monde diplomatique); alcuni media elettronici come El Mostrador e Primera Línea e alcuni progetti indipendenti come Radio Tierra.
Ricorrendo al sarcasmo, il bimestrale satirico The Clinic combatte l'autocensura, più forte in Cile della stessa censura. Dopo la «resurrezione» del generale Pinochet (al suo ritorno dalla Gran Bretagna), la rivista scriveva: «Pinochet regala sedia a rotelle blindate e stampelle calibro 42». Così le sue prime pagine, in bella mostra nelle edicole, generano un sentimento di complicità fra i cileni, che avevano perso l'abitudine a esprimere pubblicamente le loro opinioni.
Gli abitanti delle poblaciones (quartieri più poveri) soffrono di una mancanza evidente di rappresentatività nella vita nazionale.
Anche qui molte iniziative si sviluppano come quella - unica nel suo genere - della televisione popolare Señal 3 a La Victoria, a sud di Santiago. «Risponde alla necessità di un media che possa rappresentare gli abitanti di La Victoria o di una qualunque altra población e dove si possa mostrare un'altra realtà rispetto a quella messa mostrata dalla televisione nazionale», spiega Luis Lillo, uno dei 16 lavoratori autodidatti della televisione (1). Dopo aver raccolto il denaro necessario vendendo antenne artigianali e mettendo annunci in televisione, hanno comprato del materiale usato e affittato un piccolo locale a La Victoria.
«Il successo della rete è stato incredibile. Ma dopo tre anni che trasmettiamo, siamo ancora privi delle autorizzazioni necessarie. Rischiamo sulla nostra pelle. Possiamo incorrere nell'arresto o nella confisca delle attrezzature». Tutti ricordano bene i maltrattamenti e i «metodi persuasivi» utilizzati dalla polizia durante la dittatura militare nelle poblaciones. Le «cattive abitudini» in occasione di
un controllo o di un arresto non sono scomparse con la democrazia.
«Il governo sa che trasmettiamo clandestinamente. Ma ha preferito non fare nulla. Non ha voluto "sporcarsi le mani". Ora, questa politica può essere considerata da due punti di vista. Se ci prendono l'attrezzatura e ci mettono in prigione per aver violato la legge sulle telecomunicazioni, diventeremmo dei martiri e il potere non ha alcun interesse a un risultato del genere. Al contrario,
può dire "lasciamoli fare ma senza regolarizzarli". Così ci hanno in pugno. Non esistiamo».
Señal 3 è diventata un'iniziativa sociale molto seguita. «Attraverso questa televisione la gente sente di fare parte del paese. La qualità della vita dipende non solo dalla crescita economica o dal denaro accumulato, come hanno voluto farci credere. E l'esperienza di Señal 3 ce lo ha dimostrato».
note:
(1) Secondo l'ultima inchiesta del Consiglio nazionale della televisione e dell'Istituto Adimark, circa il 35% dei telespettatori interpellati ritiene che la televisione presenti un'immagine degradata degli ambienti popolari e della gioventù. Questo studio mostra che i cileni sono insoddisfatti della standardizzazione del programmi televisivi.
Fonte: Le Monde Diplomatique
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