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9
dicembre 2002
Il Parlamento ucraino deve prendere iniziative per porre fine all'irregolare
censura, esercitata dall'amministrazione del presidente Leonid Kuchma (nella
foto), delle
trasmissioni televisive d'informazione, ha affermato l'Osservatorio sui Diritti
Umani in una lettera al Parlamento resa pubblica.
Il Parlamento ucraino ha programmato di tenere udienze per
discutere della censura politica, in risposta alla crescente indignazione, tra i
giornalisti e i gruppi di controllo sui mass media, per le violazioni della
libertà di espressione.
Nella lettera al Parlamento, l'Osservatorio sui Diritti Umani ha riassunto la
sua ricerca sulle comunicazioni riservate, conosciute come "temniki"
(dall'espressione russa "temi nedeli", argomenti della settimana), che
l'amministrazione presidenziale invia ai direttori delle principali stazioni
televisive del paese. Queste comunicazioni settimanali prevedono precise
istruzioni su quali argomenti dovrebbero essere taciuti e su come dovrebbero
essere affrontati nelle trasmissioni televisive. L'Osservatorio sui Diritti
Umani ha scoperto che le direttive tagliano fuori i servizi che danno una
versione obiettiva dei fatti e manipolano le notizie, tenendo conto solo di una
prospettiva, quella filopresidenziale, per dominare le trasmissioni televisive,
il mezzo d'informazione più largamente diffuso in Ucraina.
"Queste comunicazioni riservate permettono una censura sottile ma molto
efficace", ha affermato Elisabeth Andersen, direttore esecutivo della
Divisione Asia Centrale ed Europa dell'Osservatorio sui Diritti Umani.
"Sono una evidente violazione della libertà di espressione e sono
antitetiche al principio di legalità".
Le stazioni televisive che mancano di conformarsi alle direttive
dell'amministrazione presidenziale, possono trovarsi a dover fronteggiare
intimazioni del tribunale, ispezioni fiscali arbitrarie e ritiri delle licenze.
I giornalisti devono fronteggiare intimidazioni, tagli salariali, retrocessioni
di carriera e licenziamenti.
In questo clima intimidatorio, le direttive dell'amministrazione presidenziale
impediscono ai direttori delle stazioni televisive di perseguire e realizzare
una politica editoriale equilibrata, i giornalisti si autocensurano regolarmente
e presentano notizie obiettive solo al prezzo di un forte rischio. Come
risultato, il servizio d'informazione ucraino è blando, orientato in favore del
presidente, e di ottica omogenea nelle varie stazioni televisive.
"La libertà d'informazione è essenziale per il funzionamento di una
democrazia", ha affermato Andersen. "Al momento, a milioni di
telespettatori in Ucraina è vietato l'accesso all'informazione relativa ad
importanti sviluppi politici, sociali ed economici".
"Un certo grado di pluralismo era emerso tra i mass media ucraini a partire
dalla fine dell'era dei Soviet, in particolare riguardo alla stampa e all'uso delle risorse
di internet", ha continuato Andersen. "Ma, a parte poche eccezioni,
mass media realmente indipendenti non esistono". In anni recenti, i più
grandi gruppi d'interesse in ambito industriale hanno costituito partiti
politici ed hanno comprato le esternazioni dei mass media. Questi gruppi usano
la loro proprietà dei mass media come portavoce di interessi ed opinioni
personali o di gruppo, dando vita in casi rari a servizi d'informazione
obiettivi. L'instabilità economica ha costretto la maggioranza dei servizi
d'informazione dei media ad accettare la sponsorizzazione da parte di questi
gruppi in cambio di protezione e sicurezza finanziaria. Gruppi politico
finanziari vicini al presidente Kuchma ora dominano le sei stazioni televisive
nazionali, e questo fatto, unito alla comparsa del "temniki", ha
ulteriormente eroso il pluralismo editoriale e giornalistico.
La censura irregolare è l'ultima di una lunga serie di minacce alla libertà dei
mass media che si sono verificate negli ultimi anni in Ucraina, fatti che hanno
ricevuto una vasta attenzione nazionale ed internazionale dopo la
"scomparsa"e l'omicidio del giornalista d'opposizione Georgy Gongadze
nel settembre del 2000. Il caso di Gongadze e avvenimenti simili che si leganoall'assassinio di giornalisti continuano a rimanere insoluti. Nell'ottobre di
quest'anno, la Corte d'Appello di Kiev ha accusato Kuchma di azioni criminose
legate all'omicidio di Gongadze, sulla base di registrazioni di un meeting
durante il quale si presume che il presidente abbia chiesto agli ufficiali della
sicurezza di "prendersi cura" del giornalista.
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