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Romania: museruola alla stampa
In Romania i media sono sempre più nelle mani di alcuni gruppi di potere, con i conseguenti danni per la veridicità e l'imparzialità dell'informazione

di Sorin Ozon - "Tema" (Sofia)
15 gennaio 2003

Quando la giornalista Silvia Brancanu ha cominciato a indagare su uno dei leader del Partito Socialdemocratico nella città di Foscani, nella Romania sud-orientale, i boss della politica locale le hanno consigliato di rinunciare. La corrispondente del quotidiano nazionale "Evenimentul Zilei" ha ignorato le minacce e ha pubblicato una serie di articoli di denuncia, attirando su di sé l'ira dei nuovi potentati. La loro reazione non ha tardato a farsi sentire: un canale televisivo di Bucarest ha ricevuto una videocassetta realizzata con una telecamera nascosta, nella quale veniva mostrata Silvia Vrancanu, ancora teenager, mentre si sveste di fronte al suo ragazzo. Poiché le minacce non avevano avuto effetto, questo materiale "compromettente" è stato messo in onda e tutti hanno potuto apprezzare il fascino della giornalista che non scende a compromessi.
Vrancanu non si è lasciata assolutamente intimorire e ha continuato a indagare sui segreti dell'élite locale. Così facendo, ha scoperto che Marian Oprisan, direttore della centrale idroelettrica di Vranca, che allo stesso tempo è anche presidente dell'organizzazione locale del Partito Socialdemocratico, aveva venduto per una somma irrisoria l'intera centrale a un suo amico e successivamente, insieme a quest'ultimo, la aveva rivenduta al comune per una somma dieci volte superiore al suo valore reale. Naturalmente dopo queste scoperte ha ricevuto minacce di morte per telefono.
Il suo caso non è isolato. E' indubbio che anche in Romania i media si siano sviluppati notevolmente dopo la caduta di Ceausescu nel 1989. Oggi nel paese vengono pubblicati 15 quotidiani nazionali e centinaia di testate locali, mentre vi sono più di 50 canali televisivi privati e oltre 100 emittenti radio. Ma la quantità sempre maggiore di materiali pubblicati "su commissione" e nell'interesse di politici e businessman, o sotto l'influenza di ex agenti dei servizi segreti, è diventata una caratteristica costante del paesaggio mediatico.
"Non è necessario possedere una quota di proprietà per esercitare un'influenza sulla politica di un mezzo di comunicazione", spiega Manuela Protaza, del settimanale economico "Capital". "Enormi somme sono state trasferite da aziende statali a media privati tramite contratti pubblicitari o conti bancari offshore. Il controllo sulla politica editoriale può essere esercitato anche attraverso sussidi, il possesso diretto o indiretto di quote azionarie o la politica fiscale. Le grandi televisioni, per esempio, dipendono dalla benevolenza delle autorità ufficiali per potere continuare a ristrutturare all'infinito i propri debiti, invece di rimborsarli".
Nel settore dei media l'unico soggetto realmente indipendente è il Gruppo Nord-Est, che attualmente possiede quattro giornali nelle città di Jasi, Ruman, Bakiu e Foscani. I giornali sono di proprietà dei giornalisti, che li hanno fondati con mezzi propri.
Può sembrare forse scontato, ma i giornali che godono della maggiore indipendenza nel determinare le proprie politiche sono controllati da stranieri. Il quotidiano nazionale "Libertea" è di proprietà del gruppo editoriale svizzero Ringier, l'impero editoriale tedesco Bertellsman controlla il 51% di "Evenimentul Zilei", mentre una quota del quotidiano "Romania Libera" è in mani tedesche.
L'utilizzo a fini di ricatto di articoli pubblicati dalla stampa è una pratica diffusa. Ma mentre alcuni giornalisti ricevono direttamente la commissione di scrivere articoli compromettenti, altri vengono ingannati con metodi molto più raffinati. "Il mio capo mi ha chiamato, mi ha consegnato dei documenti segreti, io ho cominciato a svolgere indagini e sono arrivato a scoprire cose che hanno fatto uscire dalla scena politica ed economica un'importante figura", spiega un giornalista di Craiova. "Solo quando ho lasciato il giornale mi sono reso conto che i miei articoli erano serviti al mio capo per un regolamento di conti con un suo avversario, ma senza che si facesse parola degli enormi fondi statali che erano stati rubati".
La città di Craiova è un tipico esempio del potere che ancora hanno gli ex agenti dei servizi segreti, che oggi si sono piazzati in posti chiave. Tengono nelle loro mani dossier sui giudici, sui magistrati e sui funzionari locali e non gradiscono che i giornalisti vadano a ficcare il naso nei loro affari. Un esempio di questo atteggiamento è il caso di Loredana Cimoiu, corrispondente della TV Antena 1 di Craiova. La giornalista indagava sulla corruzione nella polizia e sulla lotta per il potere tra due clan criminali locali. Ha ricevuto una telefonata con la quale la si avvisava di un incidente verificatosi nella periferia della città, dove si è subito recata per fare un servizio. Ma lungo la strada la sua auto è stata spinta da un'altra fuori della carreggiata, dopo di che un uomo le si è avvicinato e con un coltello le ha tagliato una ciocca di capelli.
In molti casi le informazioni sui giornalisti vengono raccolte preventivamente, in modo tale da potere agire non appena decidano di cercare la verità. Così per esempio nella città transilvana di Cluj le autorità disponevano di un elenco contenente i nomi di tutti i giornalisti "problematici", nel quale, oltre ai loro nominativi, venivano riportate le loro fonti di informazione e dettagli sulla loro vita privata. Naturalmente era stato redatto da ex agenti di polizia.
La museruola viene messa ufficialmente anche con la giustificazione degli "interessi nazionali". "La candidatura alla NATO è diventata un pretesto per esercitare un forte controllo sui media", dice Mircea Toma, presidente dell'organizzazione Libertà di Parola. "Tutti sono stati costretti a tacere fino a quando la nostra richiesta di adesione al Patto Atlantico non è stata accettata, perché questa era la direttiva".
Quando è giunto al potere nel 2000, il Partito Socialdemocratico ha creato il Ministero dell'Informazione, il cui compito era ovviamente quello di esercitare un controllo sui media. Definito in breve tempo da molti il "ministero della disinformazione", ha cominciato a elaborare una "strategia segreta per le relazioni pubbliche del governo romeno", che è finita nelle mani di alcuni giornalisti di Bucarest alla fine dell'estate scorsa. Tra i consigli su come trattare con i media vi era la raccomandazione di inventare false informazioni allo scopo di dissuadere i giornalisti dal condurre le proprie indagini in modo aggressivo.
Ma in alcuni casi tutto ciò non è nemmeno necessario. Un'indagine condotta da Libertà di Parola sulla stampa romena ha portato alla luce l'esistenza di un preoccupante atteggiamento di apatia tra i giornalisti. Secondo l'analisi, condotta sulle principali pubblicazioni della Transilvania, più dell'80% dei materiali pubblicati si basa esclusivamente su conferenze stampa o dispacci di agenzia. Solo il 20% degli articoli è frutto di un lavoro originale dei giornalisti stessi. Molti giornalisti vengono direttamente "comprati", afferma Mircea Toma, che lavora anche come corrispondente del settimanale "Catavencu". "Alcuni anni fa abbiamo dovuto allontanare un collega, dopo avere scoperto che riceveva regolarmente soldi da una banca privata. Abbiamo scoperto il suo nome in un elenco contenente altri 20 nomi di giornalisti di altre testate. Venivano semplicemente mantenuti dalla banca, tenendola in cambio informata su cosa accadeva nel giornale e scrivendo articoli su sua commissione".


Fonte: Notizie Est

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