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Special Report
 

Filippine: giustizia elusiva
Due testimoni hanno identificato l’uccisore di un giornalista, ma in una città  in cui la politica è quella dei signori della guerra e di rampante corruzione, il sospetto rimane in libertà

di A. Lin Neumann
16 gennaio 2003
Traduzione: Anja Gepponi per ISF

Pagadian City - ” Chiudi il cancello e sbarra la porta, stai attenta”, Edgar Damalerio ha detto a sua moglie, Gemma, dal suo telefono cellulare mentre stava lasciando una conferenza stampa. “Sarò a casa presto”. Erano le 7:30 di sera del 13 maggio e sarebbe stata l’ultima volta che i due si sarebbero parlati. Trenta minuti dopo, Damalerio, un giornalista che aveva vinto molti premi, conosciuto per il suo infiammato commentario per la radio e  per una rete televisiva via cavo e le sue pungenti investigazioni sulla corruzione della polizia per lo Zamboanga Scribe e il quotidiano  Mindanao Gold Star, era morto.
Un sicario, in sella ad una motocicletta, insieme ad un altro che guidava, colpisce il giornalista, 32 anni, con un unico colpo di pistola mentre stava guidando la sua jeep verso casa su di una strada affollata, in questa città di porto caduta in rovina, a 780 chilometri a sud della capitale delle Filippine, Manila, nell’isola di Mindanao.
Damalerio muore subito. Due amici che erano con il giornalista identificato subito l’assassino in un locale ufficiale di polizia, un uomo che gli investigatori adesso dicono abbia un ben conosciuto passato criminale. “Ha fatto il giro del blocco ed è tornato indietro una seconda volta, soltanto per essere sicuro che Edgar fosse morto” dice Amaro uno dei due testimoni. “Questa volta lui  era da solo in sella alla stessa motocicletta. Ha rallentato ed ha guardato attentamente. Noi lo abbiamo visto chiaramente”.
In un altro posto, questo crimine poteva essere stato facilmente risolto. La vittima molto ben conosciuta nella zona e due testimoni ansiosi di andare a parlare con la polizia. Inoltre, la sparatoria è avvenuta dall’altra parte della strada in cui si trova la locale stazione di polizia.
Ma Pagadian City non è una città tipica. E' un polveroso porto commerciale circondato, da un lato da verdeggianti colline punteggiate di piantagioni di noci di cocco e dall’altro da una dolce linea costiera  disseminata da villaggi di pescatori. Pagadian City ha  l’imprudente tatto di una povera città dove veramente poche persone fanno velocemente i soldi. Mentre le noci di cocco ed il riso possono essere i raccolti principali, il contrabbando e la corruzione, dicono quelli del posto, sono la reale fonte di benessere per una piccola percentuale della popolazione.
A dispetto della remota posizione della città, le autorità di Manila, un mondo lontano da Pagadian City, dicono che stanno tentando di portare avanti il caso.
Nelle Filippine, tuttavia, la giustizia può essere elusiva.
Nella campagna, lontano dalla capitale, la politica dei signori della guerra, la corruzione ufficiale e il collasso del sistema giuridico hanno contribuito al fatto che 39 giornalisti siano stati assassinati da quando è stata restaurata la democrazia nel 1986, e tutti questi casi rimangono ufficialmente irrisolti.
L’uccisione di Damalerio, la numero 38 di questa spaventosa lista, si adatta a questo familiare modello. ( Il 22 agosto, l’editore di un quotidiano Sonny Alcantara è stato ucciso a fucilate nella città di San Pablo, 80 chilometri a sud di Manila, diventando il 39esimo giornalista ucciso nelle Filippine per il suo lavoro.)
Il numero 35 della lista fu, anche lui, ucciso in Pagadian City. Olimpio Jalapit, una personalità della radio e forse il più conosciuto giornalista della città, fu assassinato in circostanze simili a quelle di Damalerio, nel novembre del 2000, da un sicario su di una motocicletta. Jalapit frequentemente criticava una delle più potenti famiglie dell’area.
Il caso Jalapit, così come molti altri, langue. L’unico testimone si è cercato un nascondiglio dopo che uno sconosciuto lo ha affrontato durante il funerale della vittima dicendogli, “Tu sarai il prossimo”. La famiglia di Jalapit si è rassegnata al fatto che mai troveranno l’assassino. “Non è successo niente. Niente”, dice il fratello di Jalapit Albin. “Noi siamo anche spaventati e non possiamo sperare che l’applicazione della legge o il governo ci aiutino”.
Nel caso di Damalerio,  tutte le dita puntano verso la polizia. Ricostruendo l'avvenimento, è chiaro che qualcosa è stato lasciato fuori dal campo d’investigazione.  Nei minuti del crimine la polizia è arrivata, ha pulito interamente l’area, ha rimosso il corpo e  ha confiscato la jeep di Damalerio.  Secondo i due testimoni non sono state scattate foto e tutte le prove che avrebbero potuto aver parte nell’investigazione sono state distrutte. Anche il magistrato locale ha rifiutato di ordinare un’autopsia, sostiene la vedova di Damalerio.
Temendo che l’intenzione della polizia fosse quella di camuffare l’accaduto, la famiglia e gli amici di Damalerio si sono recati all’ufficio locale del National Bureau of Investigatio (NBI),  l’equivalente per le Filippine del Federal Bureau of Investigazion  Statunitense. Friolo Icao, l’investigatore capo dell’NBI  in Pagadian, dice che i testimoni erano credibili, che hanno riconosciuto l’assalitore mediante una foto segnaletica e che l’NBI  ha consigliato, lo scorso 17 maggio, al locale pubblico ministero di ordinare un mandato di arresto nei confronti dell’ufficiale Guillermo Wapili, il sicario identificato.
“Lui si trova nella mia galleria dei furfanti,” dice Icao di Wapili, prendendo un fascicolo pesantemente spiegazzato  dall’armadietto pieno di polvere nel suo stentato ufficio. “Eccolo qui”. Icao  mostra una fotografia di Wapili e  il rapporto di una precedente accusa per furto d’auto e rapimento, ma per tutto ciò la corte ha respinto ogni accusa. “ Lui è un personaggio famoso in questo posto. Noi non capiamo perché lui vesta ancora la divisa del poliziotto,” dice Icao. (Numerosi tentativi di contattare Wapili per questo articolo sono risultati vani).
Con le accuse  dell’NBI, Wapili è stato incarcerato, ma il tribunale lo hanno rilasciato pochi giorni dopo perché nessuna accusa è stata registrata. Seguendo le accuse contro di lui, il legale di Wapili – un politico della zona per il quale, secondo l’NBI, Wapili un volta  ha assunto il ruolo di guardia del corpo - ha affermato che gli amici di Damalerio, i testimoni dell’assassinio, Amoro e Edgard Ongue,  fossero complici del crimine.
Intanto, la polizia locale ha diramato una notizia che indicava Ronnie Kilme, un locale criminale, come un sospetto complice del crimine.
Icao, che è familiare di Kilme, sostiene che Kilme non possa essere l’assassino perché non si trovava a Pagadian al momento del crimine. “Tutte queste altre possibilità fanno solamente ostruzione,” dice Icao. “Io ho tutte le ragioni per credere che la polizia stia soltanto tentando di complicare il caso”.
Il risultato delle prove e controprove era prevedibile: il caso è rimasto fermo.
Temendo minacce contro di lei e contro il figlio di 5 mesi della coppia, Gemma Damalerio si è cercata un nascondiglio in un’altra provincia con la famiglia del suo ultimo marito. Con uno straordinario coraggio, i due testimoni, Amoro e Ongue, sono rimasti nella loro terra, firmando dichiarazioni scritte e insistendo di essere pronti a testimoniare.
Mentre niente accadeva per far andare avanti le indagini nelle settimane dopo l’assassinio, Gemma e Amoro, in giugno, hanno viaggiato fino a Manila per chiedere alle autorità assistenza. Hanno chiamato un parente di Gemma, un officiale di aeronautica  in pensione, che ha aiutato loro a snellire la burocrazia e a convincere il Dipartimento di Giustizia a trasferire la giurisdizione del caso dal pubblico ministero locale all’ufficio regionale.
Il Segretario degli Interni Joey Lina, che inoltre siede al National Police Commission, sostiene che a causa dell’assassinio, ha personalmente ordinato al capo della polizia di Pagadian, Asuri Hawani, di rassegnare le dimissioni. “Io ho ordinato di dare il cambio al collega,” dice Lina, sedendo nel suo ufficio al di sopra del rumore e dell’inquinamento del centro di Manila, “perché lui stava ricoprendo i crimini dei suoi uomini”.
Dietro le scene, si sono generate pressioni aggiuntive. Un anziano generale dell’esercito con una lunga esperienza in Pagadian è adesso nello staff personale del presidente filippino Gloria Macapagal Arroyo. Lui conosceva Damalerio personalmente e ha fatto alcune telefonate per tentare di far andare avanti il caso. Lui ha procurato un soldato dell’esercito in uniforme come guardia del corpo per Hernan de la Cruz, editore del locale tabloid Zamboanga Scribe, per il quale Damalerio lavorava regolarmente. "Appena dopo il delitto, noi abbiamo ricevuto quattro telefonate al giornale che  minacciavano che io sarei stato il prossimo” afferma de la Cruz.
De la Cruz e altri giornalisti di Pagadian affermano che con la morte di Damalerio, le onde radio non risuoneranno più a lungo  con sinceri commentari o un giornalismo intento a scoprire la verità. Damalerio si era fatto molti nemici ma lui sapeva di cosa stava parlando. “ Edgar parlava della verità e non era impaurito. Lui andava avanti senza paura,” dice Decca Judilla, il manager generale della locale cooperativa elettrica, che assunse Damalerio affinchè la aiutasse ad inviare le newsletter della cooperativa.
“Ci sono così tanti assassini qui “ sospira.” Vengono effettuati da professionisti e non trovano mai il vero colpevole. La libertà di espressione è veramente a rischio qui. Non è veramente sicuro per i giornalisti e abbrevia la nostra libertà.”
Nessuno è più sicuro. Il 10 agosto, un possibile terzo testimone del caso, un membro della locale milizia civile di nome Juvy Lovitano, è stato ucciso in un’imboscata in un villaggio vicino a Pagadian City. Gli investigatori locali hanno trovato una nota che lui stava portando che trattava a grandi linee di come un ufficiale di polizia ha contattato Lovitano cercando di contrattare sulla vita di Damalerio. Nella nota, Lovitano  ha scritto che un ufficiale ha offerto a lui 50,000 pesos (us$ 1,000) per uccidere Damalerio  per conto dell’allora capo della polizia Hawani.
Secondo Icao dell’NBI, prima che Lovitano fosse ucciso, lui aveva trascritto l’informazione nella nota alle autorità dell’NBI a Manila e l’ufficio stava cercando di localizzare Lovitano con l’intento di fargli firmare una dichiarazione scritta. Ma l’NBI ha agito troppo tardi. Lovitano è stato assassinato ed adesso è improbabile che una qualche corte possa acquisire la nota come prova. Anche l’ufficiale di polizia  indiziato di aver contattato Lovitano è stato ucciso poco tempo prima  dell’uccisione di Damalerio, dice l’NBI.
Hawani, a cui è stato affidato un lavoro di scrivania al locale quartier generale di polizia, non è stato trovato per commenti circa le accuse della nota. Il suo immediato superiore, comandante di polizia per la provincia, ha cancellato due interviste programmate in Pagadian e non ha risposto alle telefonate.
“E’ veramente sempre difficoltoso sapere chi è la mente di queste uccisioni,” dice Icao. “ La transazione è tra il sicario e la mente, quindi a meno che qualcuno ce lo dica, come possiamo saperlo?
I testimoni, Amoro e Ongue, nel frattempo stanno tentando di ottenere il programma di protezione testimoni del Dipartimento di Giustizia, ma questo si sta attivando troppo lentamente dal momento che nessuno è stato arrestato per il crimine.
Il 22 agosto, Ricardo Cabaron, il procuratore di questo caso,  dall’ufficio regionale del procuratore in Zamboanga City, a sud di Pagadian City, ha condotto un’indagine informale sull’accaduto. Durante il procedimento, i testimoni hanno affrontato Wapili in tribunale, identificandolo come il sicario. Cabaron ha spiegato che tuttavia lui necessita di più tempo per analizzare le controprove della polizia, che ha individuato un differente sicario.
Quando ho chiesto chiesto se ci sarebbe stato un arresto, Cabaron - che ha apertamente affermato di essere nervoso riguardo la propria sicurezza in Pagadian e ha ammesso che lui “ è partito subito dopo l’udienza perché non si sentiva sicuro di restare là” - dice che forse qualche cosa accadrà, forse con il tempo. Nel frattempo Wapili continua a  muoversi liberamente in giro per la città.
Di sicuro, tutto questo non dà conforto alla vedova di Damalerio che, dalla sua nuova casa dove sta alloggiando per  evitare le minacce di Pagadian, dice: “adesso noi vogliamo soltanto sapere chi lo ha ucciso.”


Fonte: Committee to Protect Journalists, New York

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