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approfondimenti

Kazakhstan: santa Irina e la libertà di stampa 


L'occidente non può ignorare l'oppressione kazakha

Kazakhstan: arrestato giornalista con l'accusa di stupro; sospetti, quasi certezze, che si tratti di una vendetta del governo kazakho

La critica occidentale sostiene che l'accusa di stupro contro un giornalista del Kazakhstan ha motivazioni politiche
 

Il dittatore kazakho Nursultan Nazarbayev sarà in Italia dal 3 al 5 febbraio 2003
Proprio come nei suoi precedenti tentativi di viaggiare all'estero, questa visita sarà usata dalla propaganda ufficiale del Kazakhstan per legittimare il regime corrotto e non democratico di Nazarbayev e della sua famiglia

20 gennaio 2003

Il vero volto del regime di Nazarbayev (nella foto a sinistra) si rivela nelle sue azioni. Gli omicidi, le persecuzioni degli avversari politici e la corruzione istituzionalizzata sono una triste realtà della vita d'ogni giorno nel Kazakhstan. Le più recenti azioni del regime di Nazarbayev contro Sergei Duvanov, uno dei più noti giornalisti del Kazakhstan e attivista nel campo dei diritti umani, sono state condannate da quasi ogni governo occidentale e dalle organizzazioni internazionali. Il 27 ottobre 2002 la polizia kazakha ha arrestato il giornalista con l'accusa di aver  violentato una ragazza di quattordici anni. Duvanov ha fermamente proclamato la sua innocenza. Lo scorso luglio Duvanov (nella foto a destra) era stato accusato di diffamazione criminale "per aver infranto l'onore e la dignità del presidente", dopo aver pubblicato un articolo che raccontava in dettaglio l'inchiesta sulla corruzione che coinvolge funzionari kazakhi, inchiesta condotta dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e da funzionari svizzeri. Un mese più tardi, Duvanov è stato ricoverato in ospedale per aver subito la violenta aggressione di tre individui che gli hanno intimato di smettere di scrivere articoli scandalistici. I tre dopo averlo duramente picchiato e dopo avergli intagliato una croce sul suo torace, lo hanno avvertito: "La prossima volta ti azzopperemo". A nostro parere non c'è dubbio che l'accusa di violenza verso una quattordicenne sia stata costruita per annientare uno dei più tenaci avversari di Nazarbayev.
Gli omicidi e le brutali aggressioni rivolte verso gli oppositori politici del regime sono diventati,  tragicamente, una prassi di comportamento del governo nei confronti della sua critica. Il dittatore kazakho possiede più di 100 miliardi di dollari in conti personali svizzeri che sono stati congelati su richiesta del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, il quale sta investigando su Nazarbayev in base al Foreign Corrupt Practices Act (legge sulle pratiche di corruzione estere) e l'International Anti-Bribery and Fair Competition Act (legge contro la corruzione internazionale e l'equa competizione) del 1998. Come riporta il New York Times e il Wall Street Journal, il giudice federale di Manhattan Denny Chin ha ordinato il 9 settembre 2002 che il governo kazakho e il suo agente a New York forniscano la necessaria documentazione al Gran Giurì degli Stati Uniti che sta investigando sulle ricompense illecite dei più importanti funzionari del Kazakhstan, con il presunto coinvolgimento di Nazarbayev e dei suoi familiari.
Solo 11 anni or sono, era fervente la speranza che il collasso sovietico avrebbe reso libera la strada alla libertà nel Kazakhstan.
Il futuro sembrava particolarmente promettente in un paese dove l'ex capo del locale partito comunista, Nursultan Nazarbayev, diventato presidente della nuova nazione indipendente fu accolto in principio come un riformatore. Nazarbayev fu plaudito sia a casa che nell'Occidente come uno dei pensatori più liberali dell'ex Unione Sovietica, un uomo determinato a portare la sua immensa nazione ricca di petrolio nell'epoca moderna. E per un breve periodo, all'inizio degli anni 1990, quando la privatizzazione cominciò ad avanzare, e la libertà di parola prosperava, il progresso dei diritti civili sembrava raggiungibile.
Ma invece di costituire istituzioni a supporto della democrazia, Nazarbayev ha focalizzato la sua energia sempre di più sul rifacimento delle leggi per mantenere e consolidare su di sé il potere. Questo è uno schema tristemente familiare in quasi tutti gli stati dell'ex Unione Sovietica, incluso i cinque stati post-sovietici dell'Asia Centrale. Nel Kazakhstan, essere al vertice comporta un considerabile potere sul destino delle immense riserve petrolifere del paese - che hanno già attratto $6 bilioni d'investimento dall'estero.
Nel frattempo i suoi familiari acquistavano sempre maggiore influenza, tanto che adesso  una delle sue figlie, Dariga, possiede l'effettivo controllo dei maggiori media del paese. Da quando è stata introdotta una nuova costituzione, nel 1995, Nazarbayev ha riadattato il sistema al fine di estendere il suo mandato (almeno fino al 2006) ed ampliare il suo potere. Nazarbayev si è assicurato l'immunità a vita da ogni procedimento giudiziario nonché la permanenza in carica a vita come membro del consiglio di sicurezza di stato. Ha fatto anche in modo che l'offesa della "dignità e dell'onore del presidente" sia un reato penale. Ha ufficialmente designato che tutte le informazioni a riguardo degli "interessi economici ed investimenti" suoi o della sua famiglia" risultino appartenenti al "reame dei segreti di stato", la cui rivelazione "è punibile da severe sanzioni".
Transparency International valuta il Kazakhstan come uno dei paesi più corrotti del mondo. Ed una recente relazione della Freedom House ha classificato il Kazakhstan tra i primi venti stati che impongono la censura su Internet".
Il governo prolungato di Nazarbayev sta oramai diventando una specie di cleptocrazia criminale basato sul clan come quella che Ferdinand Marcos aveva favoreggiato nelle Filippine. Questo era ciò che Duvanov scriveva sul Kazakhstan, e che cercava di pubblicizzare all'estero, fino al momento del suo arresto.
Quando Nazarbayev visitò la Gran Bretagna, alcuni anni fa, i maggiori quotidiani titolarono: "La regina onora un cleptocrate". Da quella volta la situazione è solamente peggiorata. Questa volta la dirigenza italiana si incontrerà con un assassino ed un ladro. Al dittatore non servono certamente foto patinate e lo stato italiano, non ricevendolo, si risparmierebbe l'imbarazzo di ospitare un dittatore assassino.
Ma se questa visita, come crediamo, dovesse avvenire, Informazione senza frontiere si augura che la stampa italiana voglia raccontare tutta la verità sul Kazakhstan e sulle malefatte del regime di Nazarbayev.

Per ulteriori informazioni:

Dr. Rinat Akhmetshin
International Eurasian Institute for Economic and Political Research
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