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20
gennaio 2003
Il
vero volto del regime di Nazarbayev (nella foto a sinistra)
si rivela nelle sue azioni. Gli omicidi, le persecuzioni
degli avversari politici e la corruzione istituzionalizzata
sono una triste realtà della vita d'ogni giorno nel Kazakhstan.
Le più recenti azioni del regime di Nazarbayev contro Sergei
Duvanov, uno dei più noti giornalisti del Kazakhstan e
attivista nel campo dei diritti umani, sono state condannate
da quasi ogni governo occidentale e dalle organizzazioni
internazionali. Il 27 ottobre 2002 la polizia kazakha ha
arrestato il giornalista con l'accusa di aver violentato
una ragazza di quattordici anni. Duvanov ha fermamente
proclamato la sua innocenza.
Lo
scorso luglio Duvanov (nella foto a destra) era stato
accusato di diffamazione criminale "per aver infranto l'onore
e la dignità del presidente", dopo aver pubblicato un articolo
che raccontava in dettaglio l'inchiesta sulla corruzione che
coinvolge funzionari kazakhi, inchiesta condotta dal
Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e da funzionari
svizzeri. Un mese più tardi, Duvanov è stato ricoverato in
ospedale per aver subito la violenta aggressione di tre
individui che gli hanno intimato di smettere di scrivere
articoli scandalistici. I tre dopo averlo duramente picchiato
e dopo avergli intagliato una croce sul suo torace, lo hanno
avvertito: "La prossima volta ti azzopperemo". A nostro parere
non c'è dubbio che l'accusa di violenza verso una
quattordicenne sia stata costruita per annientare uno dei più
tenaci avversari di Nazarbayev.
Gli omicidi e le brutali aggressioni rivolte verso gli
oppositori politici del regime sono diventati,
tragicamente, una prassi di comportamento del governo nei
confronti della sua critica. Il dittatore kazakho possiede più
di 100 miliardi di dollari in conti personali svizzeri che
sono stati congelati su richiesta del Dipartimento di
Giustizia degli Stati Uniti, il quale sta investigando su
Nazarbayev in base al Foreign Corrupt Practices Act (legge
sulle pratiche di corruzione estere) e l'International
Anti-Bribery and Fair Competition Act (legge contro la
corruzione internazionale e l'equa competizione) del 1998.
Come riporta il New York Times e il Wall Street Journal, il
giudice federale di Manhattan Denny Chin ha ordinato il 9
settembre 2002 che il governo kazakho e il suo agente a New
York forniscano la necessaria documentazione al Gran Giurì
degli Stati Uniti che sta investigando sulle ricompense
illecite dei più importanti funzionari del Kazakhstan, con il
presunto coinvolgimento di Nazarbayev e dei suoi familiari.
Solo 11 anni or sono, era fervente la speranza che il collasso
sovietico avrebbe reso libera la strada alla libertà nel
Kazakhstan.
Il futuro sembrava particolarmente promettente in un paese
dove l'ex capo del locale partito comunista, Nursultan
Nazarbayev, diventato presidente della nuova nazione
indipendente fu accolto in principio come un riformatore.
Nazarbayev fu plaudito sia a casa che nell'Occidente come uno
dei pensatori più liberali dell'ex Unione Sovietica, un uomo
determinato a portare la sua immensa nazione ricca di petrolio
nell'epoca moderna. E per un breve periodo, all'inizio degli
anni 1990, quando la privatizzazione cominciò ad avanzare, e
la libertà di parola prosperava, il progresso dei diritti
civili sembrava raggiungibile.
Ma invece di costituire istituzioni a supporto della
democrazia, Nazarbayev ha focalizzato la sua energia sempre di
più sul rifacimento delle leggi per mantenere e consolidare su
di sé il potere. Questo è uno schema tristemente familiare in
quasi tutti gli stati dell'ex Unione Sovietica, incluso i
cinque stati post-sovietici dell'Asia Centrale. Nel Kazakhstan,
essere al vertice comporta un considerabile potere sul destino
delle immense riserve petrolifere del paese - che hanno già
attratto $6 bilioni d'investimento dall'estero.
Nel frattempo i suoi familiari acquistavano sempre maggiore
influenza, tanto che adesso una delle sue figlie, Dariga,
possiede l'effettivo controllo dei maggiori media del paese.
Da quando è stata introdotta una nuova costituzione, nel 1995,
Nazarbayev ha riadattato il sistema al fine di estendere il
suo mandato (almeno fino al 2006) ed ampliare il suo potere.
Nazarbayev si è assicurato l'immunità a vita da ogni
procedimento giudiziario nonché la permanenza in carica a vita
come membro del consiglio di sicurezza di stato. Ha fatto
anche in modo che l'offesa della "dignità e dell'onore del
presidente" sia un reato penale. Ha ufficialmente designato
che tutte le informazioni a riguardo degli "interessi
economici ed investimenti" suoi o della sua famiglia"
risultino appartenenti al "reame dei segreti di stato", la cui
rivelazione "è punibile da severe sanzioni".
Transparency International valuta il Kazakhstan come uno dei
paesi più corrotti del mondo. Ed una recente relazione della
Freedom House ha classificato il Kazakhstan tra i primi venti
stati che impongono la censura su Internet".
Il governo prolungato di Nazarbayev sta oramai diventando una
specie di cleptocrazia criminale basato sul clan come quella
che Ferdinand Marcos aveva favoreggiato nelle Filippine.
Questo era ciò che Duvanov scriveva sul Kazakhstan, e che
cercava di pubblicizzare all'estero, fino al momento del suo
arresto.
Quando Nazarbayev visitò la Gran Bretagna, alcuni anni fa, i
maggiori quotidiani titolarono: "La regina onora un
cleptocrate". Da quella volta la situazione è solamente
peggiorata. Questa volta la dirigenza italiana si incontrerà
con un assassino ed un ladro. Al dittatore non servono
certamente foto patinate e lo stato italiano, non ricevendolo,
si risparmierebbe l'imbarazzo di ospitare un dittatore
assassino.
Ma se questa visita, come crediamo, dovesse avvenire,
Informazione senza frontiere si augura che la
stampa italiana voglia raccontare tutta la verità sul Kazakhstan e sulle malefatte del regime di Nazarbayev.
Per ulteriori
informazioni:
Dr. Rinat Akhmetshin
International Eurasian Institute for Economic and Political
Research
1730 Rhode Island Ave., NW, Suite 704
Washington, DC 20036, USA
Ufficio: +1.202.822.9292
Cell: +1.202.361.1041
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E-Mail: rinat@kazakhstan21.org
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