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Mentre incombe la nuova guerra con l’Iraq, primo di una serie
di conflitti annunciati, l’autrice mette a nudo attraverso le
testimonianze delle più autorevoli voci della comunicazione
italiana e internazionale, verità e bugie della macchina di
propaganda che alimenta e condiziona il sistema mondiale
dell’informazione.
Giulia Fossà,
giornalista media-creative, autrice e conduttrice di programmi
televisivi, prosegue la sua esplorazione del mondo dopo l’11
settembre: dopo aver indagato gli aspetti delle limitazioni
dei diritti, affronta il campo dell’influenza delle decisioni
politico-militari-economiche sull’opinione pubblica.
Che guerra sarà? Che cosa se ne saprà?
Un percorso critico aperto dalle parole di Gino Strada
testimone diretto di tanti orrori: spiega perché il cancro
della guerra non deve essere considerato inevitabile.
Esiste ancora un giornalismo indipendente? Come riesce a
muoversi l’informazione nel campo minato della propaganda?
Come evitare le trappole della disinformazione? Quale il
sottile confine tra realtà e finzione del tragico show di cui
siamo spettatori?
Dal ring di conversazioni ricche di aneddoti gli intervistati
svelano pressioni e condizionamenti:
In conversazioni ricche di
aneddoti gli intervistati svelano le pressioni quotidiane a
cui sono sottoposti: Riccardo Barenghi, direttore del
Manifesto; Padre Jean Marie Benjamin, ex funzionario Onu e
presidente del “Benjamin Committee for Iraq”; Dennis Bernstein,
avvocato, giornalista e docente californiano; Giorgio Bocca,
scrittore, giornalista e opinionista; Franco Cardini, storico;
Giulietto Chiesa, giornalista esperto di questioni
internazionali; Furio Colombo, direttore de L'Unità; Noam
Chomsky, linguista; Robert Fisk, corrispondente da Beirut di
The Independent; Carlo Gubitosa, giornalista di Peacelink; M’hamed
Krichene, giornalista e conduttore di Al Jazeera; Massimo Nava,
inviato del Corriere della Sera; Alberto Negri, giornalista de
Il Sole 24 ore; John Pilger, giornalista di The Guardian e
BBC; Ennio Remondino, inviato Rai; Ornella Sangiovanni,
associazione "Un ponte per"; Antonio Sciortino, direttore di
Famiglia Cristiana; Marcello Veneziani, opinionista, filosofo;
Gino Strada, fondatore di Emergency; Giovanni Bollea,
psicologo.
Per non soccombere alle notizie.
"Il sistema economico degli Stati Uniti, che è il sistema
economico prevalente nel mondo, sta inventando questa guerra
necessaria, sta inventando questo pericolo terribile
dell'Iraq, che in realtà fa ridere, non esiste. Si è riusciti
- e credo che sia l'esempio massimo della disinformazia - a
dimostrare che un paese, che non ha la bomba atomica, fa paura
a un paese che ha mille bombe e missili atomici."
GIORGIO BOCCA
"I leader del moderno imperialismo sanno che prima di poter
attaccare altri paesi devono fare il lavaggio del cervello ai
loro popoli, perchè ne hanno paura. I giornalisti svolgono un
ruolo chiave in questo senso. Non sono realmente dei
giornalisti."
JOHN PILGER
"Ho il legittimo sospetto che la grande stampa sia collusa e
partecipi come parte a questa campagna politico militare."
ENNIO REMONDINO
"Anche il lavoro dei giornalisti ha un costo in termini di
vite umane, siamo dei killer… Che senso ha fare del
giornalismo? Più ci si avvicina a una guerra più sarà
importante mettere in discussione l’operato dei governi,
rendere dura la loro vita. Questo non è antipatriottico, al
contrario è molto patriottico."
ROBERT FISK
"I media ufficiali sono ormai diventati gli stenografi del
Pentagono. Prendiamo la NBC, il più grande network televisivo
commerciale. Che cosa è la NBC? La General Electric! E chi è
la General Electric? Il più grande produttore di armi del
mondo! Pensate che la General Electric voglia la guerra o la
pace? Vogliono vendere i loro armamenti o no?"
DENNIS BERNSTEIN
"L'amministrazione Bush sta portando un attacco contro la
gente e le future generazioni nell'interesse di ristretti
settori ricchi e potenti. In queste circostanze è opportuno
sviare l'attenzione dalla sanità, dalla sicurezza sociale, dai
debiti, dalla distruzione dell'ambiente e da una lunga lista
di sgraditi problemi. Lo stratagemma è quello di far paura
alla gente. Come ha scritto il grande satirico americano
H.L.Mencken: "L'autentico obiettivo della politica reale è
tenere il pubblico in allarme (e quindi farlo rumoreggiare per
essere condotto alla salvezza), minacciandolo con serie
infinite di spauracchi tutti immaginari"
NOAM CHOMSKY
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