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Spagna: contro i baschi censura e tortura
(FONTE: Informationguerrilla)
Chiuso dalla Polizia spagnola l'unico quotidiano in lingua basca, Euskaldunon Egunkaria. Dieci dei suoi massimi responsabili arrestati con l'accusa di "collaborazione o appartenenza all'ETA".I sindacati baschi convocano uno sciopero per l'11 marzo contro la violazione delle libertà democratiche

«La libertà di stampa non parla più basco»
Intervista al direttore di «Egunkaria», giornale basco chiuso da Madrid

di Alberto D'Argenzio
12 marzo 2003

Martxelo Otamendi è il direttore di un giornale che non esiste. Esisteva fino alla notte tra il 19 ed il 20 febbraio scorso e si chiamava Euskaldunon Egunkaria, più comunemente Egunkaria, l'unico giornale completamente in euskera, in basco. La Guardia civil, per ordine di un giudice dell'Audiencia nacional, Juan Del Olmo, chiudeva la sede centrale di Egunkaria a Andoain, le redazioni di Pamplona e Bilbao ed incarcerava dieci persone, tra cui il direttore. Il tutto con l'accusa di «appartenenza e collaborazione con l'organizzazione terroristica Eta». Otamendi ed altri tre colleghi sono stati liberati nei giorni scorsi, mentre continua il carcere preventivo per gli altri sei, accusati di banda armata. Lo raggiungiamo telefonicamente.

Attacco alla libertà di stampa, 150 lavoratori a spasso, torture.
Ciò che in altri paesi e in altre situazioni si può risolvere con il dialogo, qui si fa in maniera molto più forte, più dura. Hanno chiuso il giornale, l'unico giornale in lingua basca, hanno lasciato migliaia di lettori senza la possibilità di accedere alla lettura ed alla visione del mondo che Egunkaria dà. Non è il primo attacco che soffre una struttura o un'impresa di diffusione del basco: è successo con Aek, che coordinava l'attività di alfabetizzazione del basco per adulti; con Savaltzen, che produceva materiale letterario e scolastico in basco. E adesso sparisce anche l'unico giornale scritto in basco. Questo accadeva il 20 febbraio: due giorni dopo c'è stata la più grande manifestazione mai vista a San Sebastian, la gente è molto arrabbiata. Credo che ci sia una strategia dello stato per distruggere o rendere inutilizzabili le strutture di produzione linguistica, letteraria e culturale che questo paese ha creato.

Oltre a ciò, le torture in carcere.
Per cinque giorni mi hanno tenuto senza possibilità di comunicare, per due volte mi hanno messo un sacchetto in testa simulando di soffocarmi, mi hanno costretto a fare una marea di esercizi fisici, mi hanno denudato e mi facevano andare a quattro zampe nudo, mi facevano fare gli esercizi nudo, insultavano me e la mia famiglia, mi obbligavano a ripetere moltissime volte che la «Spagna va da Irun a Algeciras e da Finisterre a Cabo de Rosas», probabilmente gli dava un piacere speciale ascoltare il direttore di un giornale basco ripetere i limiti geografici del regno di Spagna.

La tua accusa è stata accolta dal vicepremier non solo come un attacco alla Guardia civil ma anche con un ragionamento chiaro: è una precisa strategia dei prigionieri di Eta denunciare le torture, tu le hai denunciate pertanto questa è una prova in più del vincolo tra Egunkaria ed Eta....
Si, questo è il ragionamento che fa il governo. Dice che io ho denunciato torture perché Eta ordina ai suoi membri di farlo appena escono dai commissariati o dalle prigioni. Io non ricevo né ordini né consigli da Eta. Mi hanno torturato e l'ho denunciato per dignità personale e per la dignità del paese, non possiamo ammettere che i baschi siano ancora torturati e la tortura sia una pratica abituale in questo paese.

La storia dell'accusa al tuo giornale è un po' strana.
Non abbiamo prove certe ma sembra che il giudice Balthazar Garzón (autore della messa fuori legge di Batasuna), a cui avevano proposto la pratica, l'abbia scartata. Poi il fiscal (procuratore) di Valencia l'ha passata al giudice di Madrid Juan Del Olmo, che l'ha invece considerata valida.

Il teorema accusatorio è debole o inesistente, ma prima o poi un giudice si trova...
Con la scusa che tutto è in relazione con Eta, tutto è contaminato da Eta, si può fare qualsiasi cosa: si possono chiudere giornali e televisioni, un domani si potrà chiudere il Parlamento basco.

Questa teoria dell'«intorno diffuso» di Eta sembra non avere confini.
E tutto è peggiorato dopo l'11 settembre, tutto è più facile. Il mondo è inquadrato nella lotta a quello che si chiama terrorismo, e la tesi del governo è chiara: tutto è contaminato da Eta, quindi chiudiamo tutto.

Adesso però con Egunkaria il governo sembra aver tirato un po' troppo la corda, per la prima volta i socialisti spagnoli hanno abbandonato i popolari nella loro strategia repressiva e vi hanno difeso. La chiusura del vostro giornale può aprire una riflessione all'interno della seconda forza politica del paese?
Purtroppo non sono molti i socialisti che hanno affrontato la questione. Il partito ufficialmente ha tenuto un basso profilo, ma il fatto che Pascal Maragall (ex sindaco di Barcellona e candidato alla presidenza della Catalogna) abbia dato credibilità alle mie accuse di tortura per lo meno ha aperto la porta alla discussione sui metodi della polizia.

La chiusura del giornale vuol dire anche 150 persone a spasso.
E la maggior parte giovani, molti al primo contratto. È un dramma del lavoro anche se fin dal giorno successivo alla chiusura di Egunkaria è uscito Egunero, che tra l'altro vende il triplo di quanto vendessimo prima (adesso arriva a 50.000 copie, ndr). Si tratta di poche pagine, vogliamo tornare quanto prima a fare un giornale come prima, standard, con 56-60 pagine.

Migliaia di persone a manifestare per voi, le vendite che si triplicano ed il Parlamento basco che si impegna con una mozione ad aiutarvi, anche economicamente. Una volta di più la repressione si dimostra la via sbagliata.
Ci hanno smantellato tutta l'infrastruttura, ma tutto ciò dimostra che abbiamo le capacità per andare avanti. Il governo basco continuerà ad appoggiarci con aiuti che coprono il 22-23% del bilancio, ma la cosa importante è che si sia schierato in difesa della cultura e dell'informazione in basco.

La cosa forse più inquietante è che Egunkaria non è certo per il radicalismo indipendentista.
La settimana in cui ci hanno chiuso avevamo un'intervista con il filosofo Fernando Savater, della piattaforma contro il terrorismo Basta Ya, una con il cantante basco Imanolo, che considerandosi minacciato da Eta se n'è andato a vivere a Madrid e una con il segretario dei socialisti di Guipuzcoa (una delle tre province basche). Non esiste un solo giornale con lo stesso ventaglio di posizioni: siamo pluralisti ed indipendenti.

L'accusa del giudice Del Olmo dice invece che Egunkaria è stata «creata, finanziata e diretta da Eta», che facilita «la diffusione dell'idea terrorista» e che le persone che appartengono a questa impresa «favoriscono la strategia terroristica di Eta».
Queste accuse non hanno alcuna base, quando arriveremo al giudizio i nostri legali le smonteranno. Dire che noi seguiamo la strategia di Eta è un'autentica barbarie, noi dipendiamo dai nostri lettori, da chi si abbona o ci finanzia, dai nostri lavoratori, da chi sta lavorando per il recupero della lingua basca. Nient'altro.

Dov'è finita la libertà di stampa?
Nei Paesi baschi è stata liquidata. Il governo non ha la minima intenzione di garantire il nostro diritto di pubblicare le notizie, quello dei lettori a riceverla, e il diritto degli agenti culturali e sociali a vedersi pubblicizzati. Ci sono tre danneggiati: chi fa informazione, chi la riceve e chi edita un libro o mette in scena un'opera di teatro e non ha più un megafono, una vetrina in cui mettere il suo libro, la sua opera.

Fonte: il Manifesto

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