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Khalifa tv, il terzo polo

di Donatella Della Ratta
14 marzo 2003

Non solo Golfo. Anche il Maghreb fa sentire la sua voce nello scenario di «guerra» fra i canali televisivi arabi per il controllo delle news globali. In pole position c'è ancora l'indiscutibile Al Jazeera, ma sempre più incalzata dalla neonata ma potente Al Arabya e dai suoi capitali sauditi e libanesi. E la voce del Maghreb parla francese, sintomo dell'eredità coloniale ancora viva, linguisticamente e culturalmente in Nord Africa. Il nuovo canale, che promette di dare battaglia ai colossi mediali del Golfo, si chiama Khalifa news e viene dall'Algeria. Il proprietario è un noto uomo d'affari algerino, Rafik Khalifa, 35 anni e un fiuto proverbiale. Un self made man, partito da una piccola farmacia di famiglia ad Algeri, che ha costruito un impero miliardario, fatturato da un miliardo di euro e oltre 100.000 dipendenti. Il signor Khalifa conta fra le sue fortune una compagnia area, la Khalifa Airways, oltre a banche, servizi assicurativi, e persino una squadra di calcio, l'Om di Marsiglia. Adesso ha deciso di investire nell'affare del secolo, la televisione, cavalcando l'ondata di liberalizzazione in Algeria, avviata con l'apertura ai privati nei settori farmaceutico, bancario, aereo. Più volte annunciata, tarda però ad arrivare sull'etere, ancora stretto nella morsa del monopolio di stato. La soluzione, più spesso adottata in questi casi (anche l'Arabia Saudita, all'inizio degli anni 90, andò ad aprire le sue tv a capitale privato fuori dal territorio nazionale, per essere meno vincolata alle costrizioni legali e religiose), è inaugurare un canale diretto a uno altro stato.

Rafik Khalifa si è spinto oltre: individuata una fetta di mercato non coperta - quello dei giovani di seconda generazione, algerini, marocchini o tunisini di origine, ma nati e cresciuti in Francia - ha deciso di installarsi a Parigi, creare un canale ad hoc per questo target e farlo parlare in arabo ma anche in francese, nella lingua mista delle seconde generazioni. Un'operazione intelligente e di potenziale buon rendimento di mercato: in Algeria l'80% della popolazione ha meno di 39 anni, mentre in Francia vive circa la metà degli arabi europei, di cui il 90% sono maghrebini e l'80% algerini. Di questi, la maggior parte parla meglio il francese dell'arabo: che non è particolarmente amato nemmeno in Algeria, dove la gente spesso gli preferisce i dialetti locali o proprio il francese. Le scelte di Khalifa sembrano perciò andare in una direzione sicura e piuttosto proficua perché priva di reali avversari, dato che tutti i canali concorrenti sono in arabo o, al massimo, in arabo ed inglese. Rafik Khalifa potrebbe candidarsi alla creazione del primo colosso mediale franco-arabo.

Il progetto è piuttosto ambizioso: comprende due canali, 24 ore su 24, entrambi visibili in chiaro su Eutelsat. Khalifa tv è una sorta di Mtv franco-maghrebina, a target giovanile, con una programmazione fatta di videoclip e di trasmissioni musicali guidati da giovani vedette di seconda generazione: come Amina, accattivanti lineamenti arabi e provato accento parigino. Il secondo, Khalifa news, dovrebbe rappresentare la voce maghrebina dell'informazione contro i consolidati giganti del Golfo. Ma entrambi i progetti, lanciati in pompa magna durante lo scorso mercato televisivo di Cannes, con feste miliardarie e vip globali, hanno subito una brusca battuta d'arresto. Il Csa, organo deputato alla concessione delle autorizzazioni radiotelevisive in Francia, ha richiamato il miliardario algerino all'ordine, per non aver preventivamente depositato la domanda di legalizzazione delle trasmissioni dei suoi due canali. Così Khalifa news ha fatto le valigie, spostandosi nella più liberale Londra, dove Rafik Khalifa aveva già provveduto a rilevare quote importanti di Ann, altro network all news a capitale prevalentemente siriano. Mentre Khalifa tv è rimasta a Parigi, dove si era già impiantata e aveva cominciato le trasmissioni prima del richiamo ufficiale del Csa.

Da qualche mese Khalifa tv ha finalmente ottenuto l'autorizzazione a trasmettere via satellite dal territorio francese, anche se per soli due anni, contro i cinque normalmente accordati: una limitazione alla quale è sottoposta in Francia anche Al Jazeera, in modo da verificare il rispetto degli obblighi di deontologia e pluralismo del canale.

Il 2003 è «Al Djazair», l'anno dell'Algeria in Francia, e Khalifa è uno degli sponsor più generosi della manifestazione, che dovrebbe garantire la fornitura gratuita dei collegamenti aerei per gli ospiti e trasmettere in diretta i principali eventi, via Khalifa tv. L'apertura del canale franco-algerino è chiaramente strategica e promette di dare battaglia nel panorama audiovisivo francese, e sicuramente in Algeria dove, nonostante il monopolio, la totalità della popolazione è collegata via satellite ad un'offerta internazionale. Stessa fortunata sorte non si può dire toccherà a Khalifa news, che deve vedersela con la dura concorrenza di Al Jazeera. Nonostante Khalifa potrebbe avere dalla sua un orientamento più locale nell'informazione, tarata sui pubblici maghrebini, Al Jazeera resta ancora, più che un'emittente qatarense e del Golfo, una vera rete panaraba, in grado di attrarre le audience dell'intera Regione araba.

Fonte: il Manifesto

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