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di Donatella Della Ratta
19 marzo 2003
Siamo ormai al
countdown della guerra, i centralini di al Jazeera sono
bollenti. Le comunicazioni telefoniche fra il Qatar e
l'Italia sono complicatissime, prima di prendere la linea ci
vuole un'eternità di musichette d'attesa. Finalmente abbiamo
dall'altro lato della cornetta Jihad Ali Ballout,
responsabile della comunicazione di al Jazeera. La sua
immensa disponibilità a oltre un'ora di conversazione
telefonica la dice lunga su quanto al Jazeera rappresenti
una rivoluzione per i media arabi. Prima, una cosa del
genere non sarebbe stata possibile con nessun broadcaster
arabo. Gli abbiamo chiesto come si comporterà al Jazeera nei
confronti del prossimo conflitto in Iraq, quale posizione
prenderà la rete più controversa del mondo, accusata dagli
occidentali di essere «filo-talebana», e dagli arabi di
comportarsi in modo «filo-americano» o, addirittura,
«filo-israeliano»
Ci può dire come siete organizzati per far fronte alla
crisi irachena? Quanti corrispondenti avete e quali mezzi
state mettendo in campo per coprire l'area?
L'attuale situazione in Iraq è importante per tutti gli
operatori di news, ma ancora di più per noi, per quello che
rappresentiamo, perché siamo un po' gli ambasciatori di
questa parte del mondo. Siamo un pezzo del mondo arabo,
godiamo della vicinanza culturale a questa regione e ciò
dovrebbe darci un vantaggio rispetto ai nostri concorrenti,
come la Cnn o la Bbc. Possiamo stare qualche passo avanti
agli altri, possiamo anticiparli, perché capiamo la lingua,
comprendiamo la cultura, ne siamo parte, più di un americano
o di un inglese che la impara e basta.
Quanti corrispondenti avete attualmente in Iraq e in
quali zone del paese?
A Baghdad abbiamo un ufficio di 30 persone, comprese le
troupe e l'amministrazione, oltre a 6 o 7 reporter. Le
autorità irachene non permettono più ai giornalisti di
andare verso il nord del paese. Noi siamo sottoposti ai
regolamenti imposti dalle autorità irachene, ma abbiamo i
nostri mezzi per raccogliere le informazioni, non si
preoccupi!
Però avete problemi con i paesi confinanti con l'Iraq...
Il vostro ufficio in Kuwait è stato chiuso a causa dei toni
troppo aggressivi dei vostri programmi nei confronti di capi
di stato e di governo, no?
Sì. La nostra linea editoriale non era di loro gradimento.
Ma le autorità americane ci hanno garantito 4 postazioni
dove sistemarci con loro, 3 in Kuwait e una in Bahrain.
Anche se abbiamo problemi con il Kuwait, stiamo facendo in
modo di utilizzare una di queste postazioni e lavoriamo duro
per usare anche le altre. Per spiegare meglio, il Pentagono
dà a tutti i giornalisti, non solo ad al Jazeera, delle
postazioni al fronte dove sistemarsi insieme alle loro
truppe.
Qual è lo stato della libertà di espressione per i
giornalisti che stanno lavorando ora in Iraq? E la vostra?
Nessun giornalista è mai contento della libertà concessa, ne
vorrebbe sempre di più. Per noi la situazione in Iraq è
simile a quella degli altri giornalisti che si trovano lì.
Ma questa volta le autorità irachene sono maggiormente
consapevoli dell'importanza dei media e li apprezzano di
più, quindi trattano i giornalisti di conseguenza.
Siete in buoni rapporti con Saddam Hussein? Il vostro
direttore generale è stato in visita ufficiale in Iraq ed è
stato ricevuto da Hussein in persona...
Esatto. C'è stata una delegazione ufficiale di alto
livello che ha visitato Baghad e incontrato il presidente
Hussein. Siamo in una buona posizione in Iraq, come la Cbs
del resto, che ha ottenuto un'intervista esclusiva con
Saddam Hussein. Comunque, professionalmente parlando, siamo
in buoni rapporti, ma vogliamo fare anche meglio, per dare
sempre più informazioni al nostro pubblico.
La Fox News sta prendendo posizione in questa crisi, si
riferisce alle truppe americane come ai «nostri soldati, i
nostri eroi». Anche la Cnn, a suo modo, ha fatto lo stesso
dichiarando che, se la guerra avesse inizio, non manderebbe
in onda la pubblicità per un giorno. Quale sarà la posizione
di al Jazeera nella crisi? Vi rivolgerete al pubblico
iracheno come ai «fratelli arabi»?
La nostra linea editoriale si basa sulla professionalità,
facciamo informazione, non politica. Se un generale iracheno
vuole dire «i miei fratelli, i miei martiri» non lo
cambieremo certo. Se il presidente Bush dice «terroristi», è
un suo giudizio: non siamo censori, non aggiungiamo né
togliamo ai punti di vista della gente o alle loro
posizioni. Se la Fox usa queste terminologie è affar suo, è
parte della sua politica editoriale. Penso che non sia molto
professionale. Anche le decisioni della Cnn sono parte della
sua linea editoriale, non ho niente da dire su questo. Noi
riflettiamo i punti di vista dei diversi antagonisti in
questo conflitto, non tagliamo le loro opinioni né le
giudichiamo.
Quindi sarete neutrali?
Siamo neutrali nella copertura dell'informazione e nel
dare alle persone lo stesso spazio di tempo per esprimere le
loro opinioni. In altre parole, parleremo degli iracheni
così come parliamo degli americani e degli inglesi,
racconteremo quello che succede nelle strade del mondo arabo
ed islamico, così come quello che accade al Pentagono, se
avremo questa possibilità.
In alcuni dei vostri programmi, però, quando parlate dei
palestinesi li definite «martiri».
Bisogna leggere ogni cosa nel suo contesto. Credo che se
un soldato mi entra in casa, e per reagire mi faccio saltare
in aria con una bomba, io possa definirmi «martire». L'altro
giorno una giovane americana è stata uccisa nel tentativo di
proteggere una casa che stava per essere distrutta. Abbiamo
chiamato «martire» anche lei. Se le forze dell'occupazione
invadono territori che si chiamano Palestina in virtù della
legge internazionale, e nel tentativo di difendere il
proprio territorio qualcuno muore, allora lo chiameremo
«martire». Bisogna vedere in che contesto ci troviamo, per
questo non ci piace come i nostri colleghi occidentali ci
dipingono, perché prendono spesso le cose fuori contesto.
Penso che lo sguardo vada allargato per vedere il quadro
completo: guardiamo, per esempio, quello che sta succedendo
in Iraq. È solo la mia opinione personale, ma non sono
l'unico che la pensa così, ci sono milioni di persone in
Occidente che dicono la stessa cosa e si sentono esattamente
come me in quanto esseri umani.
A proposito dello vostro stile aggressivo, al Arabiya ha
dichiarato che sarà una al Jazeera più moderata...
C'è una sola al Jazeera, non ce ne possono essere due,
perché al Jazeera esiste per un solo motivo, cioè per dare
un'alternativa ai media tradizionali, sotto il controllo di
stato da decenni nel mondo arabo. Uno dei nostri principi è
dare spazio a tutte le opinioni, a un'opinione e
all'opinione opposta (come recita lo slogan del canale,
ndr). Prima le opposizioni non erano quasi mai
rappresentate nella tv di stato, al Jazeera ha dato loro uno
spazio. Quando la gente è stata buona e tranquilla per molto
tempo e finalmente scopre di potersi esprimere, è naturale
l'eccitazione iniziale. Le tematiche mediorientali sono
altamente emotive, non capisco come ci si possa aspettare
che le opinioni - taciute per tutto questo tempo - siano
tranquille, o vengano espresse in modo diplomatico. Qualcuno
ci riesce, qualcun'altro no. Crediamo nella libertà di
espressione. Non cambieremo, perché se cambiassimo non
saremmo più al Jazeera.
Non cambierete nemmeno nonostante le continue rotture
diplomatiche che state scatenando fra il Qatar e gli altri
stati arabi?
Non è un nostro problema. Il nostro lavoro consiste nel fare
informazione equilibrata raccontando i diversi punti di
vista, non nel rompere rapporti diplomatici fra gli stati o
nell'impedire queste rotture. Abbiamo un unico compito e un
solo obiettivo a cui rivolgerci: che è il pubblico, a cui è
stato impedito di ascoltare e conoscere i fatti, di
esprimersi liberamente per decenni.
Però i problemi con le autorità del Kuwait e le continue
tensioni con gli altri stati del Golfo, a causa dei vostri
toni aggressivi nei confronti dei loro governi, stanno
avendo ripercussioni anche sull'economia del canale. Molti
inserzionisti pubblicitari del Golfo si stanno ritirando da
al Jazeera. Com'è realmente la situazione?
La situazione sta migliorando, ma un embargo de facto
esiste ancora, anche se non è ufficiale... Per questo non
stiamo realizzando appieno le nostre potenzialità dal punto
di vista commerciale. La mia opinione personale è che sulla
questione delle inserzioni pubblicitarie ci sia un embargo,
mai esplicito ma di fatto reale.
Secondo una recente ricerca sulla raccolta pubblicitaria
nei paesi arabi, al Jazeera è la quarta emittente sul
mercato panarabo, dietro ad Mbc, Future tv ed Lbc. Voi
raccogliereste soltanto 50 milioni di dollari su un totale
di un miliardo di dollari, cioè una cifra irrisoria. È così?
Non ho visto questa ricerca e non posso giudicarla. Però
posso dire una cosa: al Jazeera è la numero uno sul versante
news in Medio Oriente. I nostri colleghi di Lbc, Future ed
Mbc lavorano per canali generalisti, che fanno
intrattenimento, film, sport, etc. Noi facciamo solo
informazione, e fino a poco tempo fa eravamo anche i soli a
farla. Siamo il primo canale all news via satellite nel
mondo arabo, sull'informazione siamo i primi.
Qual è la situazione economica del vostro canale? Chi lo
sostiene finanziariamente? Lo stato del Qatar?
Per quanto riguarda i nostri progetti di sviluppo, sì...
Le nostre risorse finanziarie sono diversificate. Siamo
molto vicini al raggiungimento dell'autonomia finanziaria
per il budget operativo del canale, cioè per la gestione di
tutte le operazioni necessarie per il finanziamento
quotidiano della rete.
Sempre al Arabiya, qualche settimana ha dichiarato di
essere più libera ed indipendente di Al Jazeera, perché
privata, mentre voi sareste, secondo loro, la tv di stato
del Qatar. Cosa rispondete a quest'affermazione?
Esprimono una loro opinione, e non voglio mettermi nella
posizione di giudicarla. Dirò soltanto che negli ultimi sei
o sette anni Al Jazeera ha provato al mondo intero la sua
indipendenza, la sua oggettività, la copertura equilibrata
degli eventi. Sappiamo di avere tutta la libertà che ci
occorre per raccontare gli eventi in modo professionale,
alla fine dei conti questo è ciò che conta. I risultati
ottenuti fino ad ora parlano da soli.
Ma spesso, come avviene non solo nel mondo arabo, quando
si è finanziati dallo stato si diventa in qualche modo
dipendenti...
Siamo totalmente indipendenti dal governo del Qatar,
come da chiunque altro. Questo è il motivo per cui tutti ce
l'hanno con noi. Il governo ha un sacco di «mal di testa» a
causa nostra, e questo è sotto gli occhi di tutti. Siamo
poveri, a stento riusciamo a sopravvivere economicamente, ma
questo non ci distoglierà dalla nostra missione
professionale di fare un'informazione corretta. Guardiamo
per un attimo come si finanziano gli altri network. Da
qualche parte ho letto che al Arabiya è un'estensione di Mbc,
ed Mbc tutti sappiamo da dove prende i soldi (l'emittente è
finanziata da capitali vicini alla famiglia reale saudita,
ndr).
Gli stessi dirigenti di Mbc hanno detto pubblicamente che il
progetto è finanziato dall'Arabia Saudita, dai libanesi e
dai kuwaitiani. Lascio alla gente il compito di tirare le
conclusioni. Detto questo, ho rispetto per la
professionalità della gente che lavora ad al Arabiya, sono
colleghi, pieni di esperienza e sanno fare il loro lavoro.
Ma alla fine dei conti quello che conta è il grado di
libertà di cui si gode. Grazie ad al Jazeera i spettatori
del mondo arabo stanno diventando molto sofisticati, sono
abbastanza esperti per capire se le notizie sono dirette,
manipolate, o sono notizie e basta. Il giudice ultimo è solo
il pubblico.
Nella copertura della crisi irachena vi trovate di
fronte a una grossa concorrenza, quella dei grandi operatori
come la Bbc e la Cnn, ma per la prima volta anche quella dei
grandi network arabi, come al Arabiya o come la cordata Al
Hayat ed Lbc. Non vi preoccupa questa competizione?
No, abbiamo raggiunto uno stadio in cui la gente, i
telespettatori e gli esperti ci paragonano agli operatori
internazionali di news, come la Cnn e la Bbc. Penso che
siamo in una buona posizione per tenergli testa. Un esempio:
dei colleghi americani ci hanno riferito che il Pentagono ha
due canali accesi tutto il giorno, la Cnn e al Jazeera. Mi
sembra che questo sia un segno.
Cosa pensate della proposta dell'amministrazione Bush di
lanciare un canale all news in arabo entro il prossimo anno,
una specie di anti al Jazeera?
Mi sembra buono, a un tratto tutti vogliono essere Al
Jazeera, sono benvenuti! Mi chiedo solo quanta credibilità
possa avere un canale del genere fra gli arabi, lo vedremo
in futuro. Un'altra cosa buona che ha fatto al Jazeera è di
avere aperto le porte alla concorrenza. Vedremo un canale in
arabo che ha il pieno appoggio dell'onnipotente America, e
noi siamo solo la povera piccola al Jazeera! Credo sia
indice della statura e della professionalità raggiunte da Al
Jazeera.
Come vi sentite ad aver preso il posto della Cnn
dieci anni dopo?
Non siamo né la Cnn del 2000 né la Cnn del mondo arabo,
siamo al Jazeera, punto e basta. Abbiamo raggiunto la
celebrità internazionale, dando prova di professionalità in
Occidente e nel mondo arabo. Personalmente mi piacerebbe che
al Jazeera fosse vista soltanto come al Jazeera, allo stesso
modo in cui viene vista la Cnn o la Bcc.
Fonte: il
Manifesto |