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I network invitati all'autocensura per avere la possibilità di avvertire prima i familiari e per non compromettere la sensazione d´invincibilità che accompagna l'avanzata in corso

di Paolo Mastrolilli
25  marzo 2003


Il pensiero degli americani, per chi se lo ricorda, sarà corso all'Hanoi Hilton, la prigione usata dai vietnamiti per rinchiudere i piloti abbattuti nei bombardamenti sopra la capitale e il resto del Paese. Il primo ad entrarci fu Everett Alvarez, catturato il 5 agosto del 1964 dopo che il suo A-4 Skyhawk, decollato dalla portaerei Constellation per rispondere ai siluri lanciati in mare contro le navi americane Maddox e Turner Joy, fu colpito sopra la Hon Gai Bay. Rimasto in quel carcere, costruito dai colonizzatori francesi e chiamato Hoa Lo, fino al 13 febbraio 1973. Le sue foto, e quelle dei colleghi come il futuro senatore John McCain, sarebbero diventate il simbolo delle sofferenze patite dai soldati americani e della loro determinazione a resistere, ma anche un potente strumento della propaganda su entrambi i fronti: da una parte, per aizzare il dissenso interno americano contro la guerra; dall'altra, per documentare la violenza e le violazioni dei diritti umani del regime di Ho Chi Minh. Quella lezione forse risuona ancora nelle stanze del Pentagono, che già nel 1991 aveva dovuto vedere in televisione le facce gonfie dei piloti abbattuti e catturati durante la Guerra del Golfo, compresi gli italiani Bellini e Cocciolone. Ma l'esperienza pesa ancora di più oggi, con le televisioni di notizie a ciclo continuo, e i siti Internet accessibili in ogni angolo del mondo, che hanno reso la propaganda ancora più efficace, immediata e diffusa. Per questo, e per proteggere le famiglie dei soldati catturati ieri vicino a Nasiriyah, l'America è stata l'ultima a sapere e l´ultima a vedere, pochi e selezionati fotogrammi. Quando la notizia ha cominciato a circolare, la prima ammissione è venuta dal capo degli Stati Maggiori Riuniti, Richard Myers: «Un numero imprecisato di soldati americani, meno di dieci, sono dispesi nel Sud dell'Iraq». Poi anche il capo del Pentagono, Rumsfeld, ha confermato la cattura. Nel frattempo, in realtà, tutto il mondo aveva già visto le immagini riprese dalla tv irachena e trasmesse dalla televisione araba al Jazeera, e Rumsfeld ha avvertito: «Quelle riprese sono una violazione della Convenzione di Ginevra». I militari hanno cominciato subito a guardare il filmato, per verificare se si trattava davvero di soldati americani e individuare la loro identità. Quindi hanno chiesto alle tv degli Stati Uniti di non mandare in onda quelle immagini, per avere il tempo di informare i famigliari ed evitare che scoprissero la notizia dallo schermo. Il presidente Bush è stato avvertito a Camp David appena è arrivata la conferma della cattura, ma la Casa Bianca ha fatto sapere che questa vicenda non avrà un impatto sui piani di guerra. «Mi aspetto - ha detto il presidente - che i nostri uomini vengano trattati in maniera umana, come noi trattiamo i loro. Gli iracheni che non lo faranno, saranno considerati criminali di guerra». La paura del Pentagono è che i prigionieri vengano utilizzati come scudi umani, oppure che spariscano nel nulla come era successo durante la Guerra del Golfo col pilota Scott Speicher, abbattuto nel corso della prima ondata di bombardamenti il 17 gennaio 1991, e ancora classificato da Washington come «disperso in azione». Baghdad, in realtà, dice che morì durante l'attacco. Ma gli americani non ci credono, pensano che sia ancora prigioniero e hanno mandato una squadra speciale in Iraq per cercarlo. Secondo l'articolo 13 della Convenzione di Ginevra, i prigionieri di guerra non devono essere esposti alla curiosità del pubblico, o trattati come strumenti di propaganda, umiliando la loro dignità. Nei giorni scorsi, in realtà, le televisioni americane hanno mandato in onda le immagini dei molti soldati iracheni catturati o arresi, però non li hanno intervistati o identificati. Sugli schermi degli Stati Uniti, invece, non è arrivato nulla dei militari del 507th Maintenance presi a Nasiriyah, a parte qualche foto irriconoscibile che la Cnn ha trasmesso verso mezzogiorno, quando ormai i filmati erano usciti in tutto il mondo. E' stata censura? Il Pentagono ha diversi motivi pratici per ritardare o limitare la diffusione di queste notizie. Infatti quando dei piloti vengono abbattuti, come accadde al capitano Scott O'Grady sulla Bosnia, o quando vengono catturati, partono subito le missioni di soccorso per recuperarli o liberarli. Il silenzio può essere determinante per il successo di queste operazioni. Quando non c'è più nulla da fare per liberare i prigionieri, e la cattura è confermata, resta il problema di evitare che i famigliari lo vengano a sapere vedendo i loro volti tumefatti o feriti in televisione. Esaurite queste ragioni pratiche, subentrano quelle politiche, e qui potrebbe entrare in azione anche la censura. I volti e i corpi dei militari catturati o uccisi, infatti, pesano tanto sul morale delle truppe, quanto su quello della popolazione che li vede nel soggiorno di casa. Scalfiscono la sensazione di invincibilità, trasmessa nei giorni scorsi dalle immagini in diretta sulla galoppata nel deserto dei carri armati del Settimo Cavalleggeri. Di sicuro il Pentagono non ha dimenticato che l'intervento in Somalia, nel 1993, finì quando sui giornali americani cominciarono ad apparire le foto dei soldati trascinati nelle strade di Mogadiscio.

Fonte: La Stampa

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