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25 marzo 2003
Soldati
morti, soldati prigionieri. Il combinato disposto dagli
iracheni è un pugno nello stomaco degli Stati uniti. Imprime
un segno indelebile alla guerra e riporta brutalmente sulla
terra chi sperava di restare nell'orbita dei satelliti che
inquadrano a distanza l'avanzata militare e i bombardamenti a
fuoco d'artificio. Ma più ancora dei corpi distesi su un
pavimento lordo di sangue e sporcizia, lasciano oggi il segno
le facce terrorizzate dei cinque giovani prigionieri
americani, quattro uomini e una donna, storiditi, feriti e
quasi increduli di essere passati in poche ore dal campo di
battaglia alle mani del nemico. «Il popolo iracheno ti ha
accolto con fiori o coi fucili?» chiede lentamente in un
inglese rozzo la voce fuori campo di un soldato iracheno. «Non
capisco» risponde Joseph, militare poco più che ventenne,
dagli occhi scuri un po' meno impauriti di quelli dei suoi
compagni, che gli eventi hanno sbalzato in Iraq da El Paso,
Texas. Shawna, 30 anni, nera, di un reparto addetto alla
manutenzione, viene dal New Jersey. Risponde con voce spezzata
dalla paura, quasi soffocando nelle parole e guardandosi
intorno a cercare rassicurazioni. James trema in modo
irrefrenabile nella maglietta militare che amplifica la sua
fragilità. Edgar è steso su una barella, ferito. A Miller,
originario del Kansas, chiedono perché è venuto in Iraq ad
uccidere. «Così mi hanno ordinato di fare» risponde la faccia
di ragazzo con occhialetti da collegiale. «Io non voglio
uccidere nessuno».
I loro compagni sono morti e loro sono stati catturati nella
battaglia che ha avuto come teatro la città di Souq al-Shuyukh,
poco lontana da Nassirya, nell'Iraq meridionale. Le immagini
scioccanti sono state diffuse nel pomeriggio da Al Jazeera,
che le ha ricevute dalla televisione irachena, e hanno
scatenato un putiferio, confermando il ruolo centrale della
rete del Qatar nella guerra in corso sull'informazione, parte
integrante dell'altra, e che Washington non può permettersi di
perdere.
La Cbs ha mandato in onda il filmato proprio quando Donald
Rumsfeld si trovava nei suoi studi ospite del programma «Face
the Nation». Il segretario alla difesa all'inizio ha
dichiarato di non sapere se quelli ripresi fossero davvero
militari americani. Poi si è appellato alla Convenzione di
Ginevra, che non consente di mostrare i prigionieri umiliati.
Una protesta in questo senso è venuta anche dalla Croce Rossa
Internazionale. (ma va detto che nessuno ha protestato nei
giorni scorsi quando le immagini di iracheni che si sono
arresi e sono stati fatti prigionieri dalle truppe Usa, sono
state ampiamente riprese e diffuse, soprattutto dai media
americani). Infine Rumsfeld si è infuriato con la Cbs per aver
trasmesso il filmato, che da quel momento è sparito da tutte
le catene televisive Usa, Cnn in testa. Una decisa richiesta a
ignorare le immagini è stata rivolta a tutti i media mondiali.
Particolarmente esplicito il generale John Abizaid che dal
Golfo ha attaccato Al Jazeera e ha definito «disgustoso» il
filmato nel corso di una conferenza stampa. Anche se «queste
immagini non danneggeranno il morale dei nostri soldati».
«Siamo gente piuttosto dura» ha aggiunto il generale. Dopo
queste bordate, anche collegarsi al sito di Al Jazeera si è
trasformata in un'impresa votata al fallimento.
L'ultima parola l'ha detta un George Bush scuro in volto che,
rientrando dal week end a Camp David, ha avvertito gli
iracheni che saranno puniti come «criminali di guerra» se
maltratteranno i prigionieri Usa e ha dichiarato che «un duro
combattimento» è appena cominciato.
Fonte:
il Manifesto
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