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Bombardata anche la tv: "E' un obiettivo militare"

28  marzo 2003

A mezzanotte ora di Baghdad anche la televisione è diventata un «legittimo obiettivo militare», proprio come la popolazione civile di Bassora. Un bombardamento ha colpito ieri notte gli edifici della televisione irachena, spegnendo di colpo sia l'emittente della gioventù, Al Shabab (diretta da Uday Hussein), che il canale «normale» iracheno. Missili Tomahawk teleguidati, dice il comando anglo-americano a Doha per smentire - senza nemmeno nominarla - il debutto della famosa «E-bomb», l'ordigno che sprigiona un campo magnetico in grado di spegnere tutto ciò che funziona elettronicamente, dai radar nemici ai computer portatili dei reporter. Nessuna vittima, dice sempre il comando angloamericano - e gli iracheni sembrano confermare. Il black out è durato una mezz'ora per il canale «normale», mentre quello satellitare è rimasto spento. Captato a Dubai, mostra uno schermo bianco. Un impiegato della televisione ha risposto cortesemente al telefono a un cronista della Reuters: «Abbiamo dei problemi tecnici, riprenderemo a trasmettere tra poco». Dopo sei ore i «problemi tecnici» ancora fumavano, nel quartier generale della tv sulle rive dei Tigri dove erano installati i trasmettitori colpiti. La colpa della tv irachena è stata quella di trasmettere programmi eroico-dolciastri sulle gesta militari degli arabi negli anni d'oro, i proclami di Saddam, le immagini della gente di Baghdad resa furiosa dai bombardamenti, le riprese dei prigionieri di guerra «in spregio alla convenzione di Ginevra», come ha detto il ministro della difesa americano Rumsfeld. La convenzione di Ginevra prevede anche (articolo 52, I protocollo aggiuntivo) che «gli attacchi dovranno essere strettamente limitati a obiettivi militari». Di recente i mezzibusti della tv irachena avevano imprudentemente smesso giacca e cravatta per vestire tute militari. Sono stati presi molto sul serio. Era accaduto anche a Belgrado, quattro anni fa, quando le bombe «intelligenti» della Nato colpirono la televisione della capitale serba uccidendo 16 persone tra tecnici, montatori e giornalisti.

Amnesty International ha condannato l'attacco ai trasmettitori. «Il bombardamento di una stazione televisiva, semplicemente perché è stata usata per scopi di propaganda - dice una nota dell'associazione di difesa dei diritti umani - non può essere tollerato. E' un obiettivo civile e pertanto è protetto dal diritto internazionale umanitario». Chissà se lo sanno alla rete all-news americana Msnbc, filiale di Nbc e Microsoft, che a ogni volo d'elicottero inserisce il motto (in bianco su fondo nero) «I nostri cuori sono con voi». Oppure al canale via cavo Cnbc che preferisce un «auguriamo alle nostre truppe di ritornare sane e salve alle loro case», o ai commentatori della Fox a cui manca solo l'elmetto. L'indipendenza è merce rara.

«Reporter senza frontiere», l'organizzazione internazionale per la difesa della libertà di stampa, ha intanto ottenuto dal Pentagono l'autorizzazione a ammettere propri rappresentanti al seguito di un'unità americana operante in Iraq, per verificare in quali condizioni lavorino i giornalisti sul fronte. «E' la prima volta in cui un esercito in guerra permette a un'organizzazione non governativa di controllare il trattamento riservato ai giornalisti durante le operazioni militari», ha sottolineato il segretario generale di RsF, Robert Menard.

Fonte: il Manifesto

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