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di Giulietto Chiesa
29 marzo 2003
La
tempesta di sabbia sul deserto iracheno è scemata, in compenso
il mondo intero è tempestato di scemenze. Uragani di
incongruenze, contraddizioni, menzogne, di pura e semplice
propaganda del regime imperiale, prodotta da servi, vassalli,
nani e ballerine televisive, si abbattono sulle popolazioni
del mondo intero. A riprova che la vera guerra che si sta
combattendo è per il dominio globale. L'Irak e il suo
«sanguinario dittatore» (né più, né meno di altri che siedono
regolarmente a tavola con l'Imperatore) non è che un pretesto.
Ma per dominare occorre conquistare le menti e i cuori e, se
non si hanno argomenti forti per farlo, non c'è che un modo:
impedire che alle menti giungano messaggi diversi e che ai
cuori giungano emozioni diverse da quelle dei conquistatori.
Invece sta accadendo proprio questo: che, per la prima volta,
nelle ultime tre guerre dell'Impero (Kosovo «umanitario»,
Afghanistan della «giustizia infinita», cioè della vendetta,
Irak «preventivo») il monopolio americano-occidentale
dell'informazione e dell'emozione è stato spezzato.
Rimane dominante, è chiaro. Ma non è più esclusivo. Per la
prima volta la guerra viene raccontata e mostrata attraverso
gli occhi di coloro che sanno che saranno sconfitti.
E' una prospettiva inedita, resa possibile dalle stesse
tecnologie moderne che quelle guerre consentono di vincere. E'
una contraddizione insuperabile in termini pacifici. E' per
questo che la prima preoccupazione dell'Imperatore è quella di
bombardare le stazioni televisive dell'avversario o di
accecare coloro che cercano di raccontare l'avversario. La
televisione di Belgrado aprì la serie. Il bombardamento della
redazione di Al Jazeera a Kabul fu il secondo episodio. I
missili sulla tv di Baghdad saranno l'affermazione della nuova
norma planetaria. Le anomalie vanno eliminate. La Rai non sarà
bombardata, perché riproduce (salvo eccezioni lodevoli) la
filosofia dell'Impero. Ho sentito una eroica corrispondente da
Baghdad riferire che la popolazione non ha paura dei missili
americani, perché «ha fiducia nella tecnologia americana»! Non
vi pare fantastico?
Il fatto è, però, che gli «argomenti» di questi manutengoli
restano paurosamente deboli e si scontrano con un'opinione
pubblica che reagisce. Per fortuna siamo ancora in Italia, e
in Europa, e non in un paese dominato dalla Cnn e, ancor più,
da Fox News.
Le masse già terrorizzate d'oltre Oceano sono già state
condizionate a tal punto da riconfermare la fiducia
nell'Imperatore qualunque scelta violenta decida di fare. Ci
vuole la resistenza attiva di una minoranza coraggiosa (che
ancora esiste, per fortuna loro e nostra) per premiare la
tremenda verità di «Bowling at Colombine». Ma l'invettiva di
Michael Moore non arriverà mai nelle case del Nebraska, o
nelle fattorie del Texas.
Ci hanno detto che gli iracheni, in odio al dittatore, si
sarebbero arresi subito, senza combattere. E che avremmo visto
assai presto le popolazioni esultanti circondare i
liberatori-esportatori della democrazia coprendoli di fiori.
Questo - lo sappiamo - sarà lo spettacolo che vedremo, a
vittoria proclamata. Solo che la faccenda ritarda e la tabella
di marcia diventa problematica. Allora combattono? Sì, ma sono
quelli della Guardia Nazionale, scherani, aguzzini,
torturatori. Tutto chiaro, pare, salvo una cosa: perché non li
avevano previsti? Allora, tanto per correre meno rischi, si
lancia la campagna «colpire e terrorizzare». Il dottor
Stranamore ha detto proprio così: terrorizzare. E poiché chi
terrorizza è un terrorista, per definizione, tutto è divenuto
più chiaro. Donald Rumsfeld s'è lasciato sfuggire un lapsus.
L'altra cosa che stupisce è l'assenza - fin'ora - di quelle
famose armi di distruzione di massa che gl'ispettori dell'Onu
non erano riusciti a trovare. State tranquilli, a un certo
punto le troveranno e ce le mostreranno con grande messe di
particolari. Qualcuno, forse, si ricorderà delle molotov
trovate alla Diaz, ma sarà bombardato. L'unica cosa emersa
fino a questo punto è che i documenti della Cia che
«provavano» lo stadio avanzato dell'atomica di Saddam sono
stati riconosciuti falsi. E, quanto alle armi chimiche e
biologiche, per ora non si sono viste. Ora i casi sono due: o
Saddam Hussein sa perfettamente che la scamperà, cioè ne
uscirà vivo. E questo appare improbabile (anche se, essendo
stato, lui come Osama, un amico degli Stati uniti, non è
proprio da escludere del tutto qualche patteggiamento
segreto). Ma sarebbe l'unica motivazione perché, avendo quelle
armi, non le usi. Oppure, come sembra più probabile (perché se
non lo fanno fuori avranno perduto la faccia per sempre),
dovrebbe usarle. Non ha via d'uscita. Perché non le spara? Per
apparire umano prima di morire? Un dittatore sentimentale? Non
quadra con il ritratto che ce ne hanno fatto. Comincia a
sorgere il sospetto che non le avesse. Un bel guaio: tutte
quelle maschere antigas sprecate. Comunque poco male:
serviranno per la prossima guerra.
Per intanto prepariamoci al bombardamento di Al Jazeera,
prossimo venturo.
Fonte: il
Manifesto
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