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06 aprile 2003
‘Embedded’, arruolati. Questa la condizione dei reporter che seguono
le truppe anglo-americane nella guerra irachena. In un articolo pubblicato sul
‘Financial Time’, autorevole giornale inglese, Mark Nicholson scrive:
“Nell’ultima settimana il Segretario alla difesa statunitense Donald Rumsfeld ha
usato toni evangelici parlando dell’informazione, lasciando intendere che mai
nessuna guerra ha fornito un simile accesso istantaneo e diretto ai campi di
battaglia”. Continuando nel suo articolo il giornalista inglese aggiunge:
“Questo è vero, grazie soprattutto ai circa settecento giornalisti ‘arruolati’
nelle forze militari nel Golfo. Ma è anche vero che pochi conflitti hanno
generato una simile confusione, o così tante notizie spettacolari che dopo un
giorno scompaiono nella vorticosa polvere irachena”.
Nicholson ne ricorda
alcune: “L’imponente colonna di mezzi corazzati iracheni, che la sera del 26
marzo erano dati in partenza da Bassora in un tentativo di contrattacco contro i
commando britannici che controllavano la penisola di Fao. Il giorno dopo questa
colonna si era ridotta a una ‘manciata’ di innocui veicoli iracheni fatti
rapidamente fuori da aerei anglo-americani”.
L’articolo del Financial Time non è
gentile coi giornalisti ‘arruolati’ e continua: “Oppure la cinquantesima
divisione meccanizzata dell’esercito iracheno, che presidia Bassora e che
apparentemente si era arresa in massa a pochi giorni dall’inizio del conflitto,
con il risultato di ottomila soldati potenziali prigionieri di guerra. Da
allora, invece quella stessa divisione manda fuori dalla città carri armati e
blindati e il 26 marzo è stata protagonista della più grande battaglia tra mezzi
corazzati combattuta dalle forze britanniche negli ultimi cinquant’anni”.
L’evidente ‘dipendenza’ dei reporter arruolati dalle forze militari che stanno
attaccando l’Iraq non sfugge al giornale inglese. “Poi c’è stata l’insurrezione
di Bassora, esplosa sugli schermi televisivi come il presunto preludio a una
rivolta di massa nell’Iraq meridionale. Ma per quello che si riesce a capire, da
allora le strade della città sono tranquille”. Nicholson allora si domanda: “Ci
sono molti altri simili scarti e inversioni ‘a U’ nel percorso informativo,
tanto da sollevare l’interrogativo se la causa sia la disinformazione o la
cattiva informazione”.
La domanda è di grande importanza, perché nel villaggio globale il consenso
sulle politiche o sulle scelte delle politiche è in larga parte condizionato
dalle informazioni che i cittadini posseggono per accordare o negare il consenso
ai propri governanti. I reporter ‘embedded’, al momento dell’arruolamento,
accettano un protocollo di comportamento e questo certamente ne limita le
possibilità espressive. A questo proposito l’articolista sostiene: “Una causa di
gran parte della confusione sull’andamento della guerra è l’eccessiva dipendenza
dai giornalisti arruolati come fonte di dettagli dal campo di battaglia, quei
dettagli che il comando centrale Usa (Centcom) chiama in gergo la ‘granulosità’
della battaglia”. Nell’articolo si prende in esame un episodio: “Il caso della
resa di Bassora è un caso esemplare. I primi resoconti della sua capitolazione
si basavano su un generale che si era arreso, ma più tardi il generale in
questione si è rivelato essere un sottufficiale che aveva mentito sul suo grado
per ricevere un trattamento migliore – e si continua – altro aspetto della
confusione è la nebbia della guerra propagandistica. Tra i giornalisti del
‘Centcom’ è opinione diffusa che gli informatori militari statunitensi non
stiano contribuendo alla chiarezza con il loro rifiuto a fornire quella
‘granulosità’ speciale che i giornalisti desiderano più di ogni altra cosa. Il
generale di brigata Vincent Brooks, che di solito conduce le conferenze stampa
da quello che ha soprannominato ‘il podio della verità’, rifiuta seccamente di
parlare se non in termini generici”. Il Financial Time diventa sarcastico: “I
nostri piani stanno funzionando, siamo di un giorno più vicini al raggiungimento
dei nostri obiettivi - scrive il giornale inglese – è un tipico brookismo”. Il
reporter inglese conclude ricordando una frase frequente del comunicatore
americano: “Assistiamo a un regime sempre più disperato nelle sue azioni” e
aggiunge: “Un po’ come le centinaia di giornalisti persso il comando Usa. Alcuni
hanno gettato la spugna, frustrati. Il canale televisivo Abc, per esempio, ha
gia richiamato a casa il suo corrispondente. Eppure il tipo in questione è uno
che di manipolazioni dovrebbe intendersene: è George Stephanopoulos, ex
portavoce dell’ex presidente Usa, Bill Clinton”.
Fonte:
Misna
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