L’International Federation of Journalists (ifj) e
la Federazione dei Giornalisti Arabi, con reporters da 17
paesi arabi, hanno concluso il 14 aprile un summit a Rabat,
in Marocco, con una richiesta unanime: creare un nuovo
ordine dei media in Iraq, “che rifletta i più alti standards
di pluralismo, libertà di stampa e indipendenza editoriale”.
E per fare questo è necessaria la piena cooperazione dei
giornalisti arabi nell’indagine richiesta la settimana
scorsa dall’Ifj, a nome delle organizzazioni dei media di
tutto il mondo, sugli attacchi e le uccisioni dei
giornalisti durante la guerra. Inoltre c’è accordo sulla
necessità di creare una nuova unificata associazione di
giornalisti, orientata alla difesa dei diritti sociali e
professionali di tutti i giornalisti iracheni”. Secondo l’Ifj,
che ha già tra i suoi membri influenti giornalisti arabi,
il meeting ha segnato un punto di svolta nelle relazioni tra
gli operatori dei media arabi ed i loro colleghi intorno al
mondo. Ha commentato Aidan White, segretario della
Federazione: “Costruire pace e democrazia significa creare
delle strutture dei media ed una cultura del giornalismo che
sia indipendente da tutti gli interessi politici, sia che si
tratti di manipolazione di origine interna, che di direttive
imposte dall’esterno”. La Federazione Araba ha anche
annunciato il proprio appoggio all’Insi (International News
Safety Institute), coalizione mondiale di gruppi di media
per promuovere la sicurezza nello svolgimento dell’attività
giornalistica, lanciata il 3 maggio scorso, World Press
Freedom Day. Dal meeting inoltre è scaturito un programma
d’azione per promuovere la riforma ed il dibattito sui
valori della professione giornalistica. “A dispetto
dell’amarezza per la guerra in Iraq e le condizioni dei
giornalisti palestinesi, c’è la volontà di rafforzare una
solidarietà internazionale in cui gli operatori dei media
arabi siano pienamente coinvolti. Siamo tutti d’accordo che
in molti paesi arabi c’è bisogno di sforzi per sfidare la
censura e l’interferenza dello stato nel lavoro dei
giornalisti”, ha concluso White.
approfondimenti: