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di
Joel Campagna e Rhonda Roumani *
7 giugno 2003
traduzione per Informazione senza frontiere: Francesca
Cricelli

New York, 27 maggio 2003 - Poco prima di mezzogiorno, l' 8 aprile 2003 la
torretta del carro armato U.S. M1A1 Abrams, posizionata a circa tre quarti di
miglio dal ponte Al-Jumhuriya, spara nella direzione dell'Hotel Palestine
dove molti giornalisti stanno seguenfo la battaglia di Baghdad osservando dai
balconi. Un proiettile colpisce un balcone del quindicesimo piano dell'albergo,
uccidendo il cameraman della Reuters, Taras Protsyuk e il cameramen spagnolo
José Couso della Telecinco. Altri tre giornalisti rimangono feriti nell'attacco.
Erano sopravvissuto ai pericoli della guerra per essere poi colpiti da un carro armato americano
durante gli ultimi giorni di battaglia.
Circa 100 giornalisti internazionali erano nell'Hotel Palestine durante l'attacco.
Una indagine del Committee to Protect Journalists (CPJ) - basata su
interviste rivolte a una dozzina di giornalisti inviati che erano presenti nel
luogo dell'attacco, incluso due giornalisti embedded che monitoravano il
traffico militare via radio prima e dopo il bombardamento- ci ricorda che
l'attacco su giornalisti, anche se non premeditato, poteva
essere evitato. Tutti gli ufficiali del Pentagono, come
tutti i comandanti di terra a
Baghdad, erano al corrente che l'Hotel Palestine ospitasse giornalisti
internazionali e che quindi non andava colpito.
Sembra incredibile ma questi ufficiali non sono stati capaci di comunicare
questa notizia al comandante del carro armato che sparò all'hotel.
Alcune foto commissionate dal CPJ e scattate dal ponte da dove provenivano i
colpi dimostrano che l'Hotel Palestine, un edificio di 17 piani, si
distingue nettamente nel profilo della città di Baghdad. Insieme al vicino
Hotel Sheraton, l'Hotel Palestine si innalza dominando tutti gli altri
edifici della zona circostante.
In base all'informazione contenuta in questo servizio, la CPJ richiama il
Pentagono a condurre una minuziosa indagine sul bombardamento
dell'Hotel Palestine. Una indagine necessaria, non solo per
determinare le cause di questo incidente, ma per assicurarsi che simili
episodi non avverranno in futuro.
Traffico Radiofonico

Chris Tomlinson, un inviato embedded dell'Associated Press (AP) assegnato
al sessantaquattresimo reggimento del quarto battaglione della terza
divisione di fanteria, arriva al centro di Baghdad il 7 aprile dopo
un viaggio dal Kuwait di due settimane e mezzo. Già da 36 ore consecutive il
reggimento sta confrontandosi con le forze
irachene. L'8 aprile il reggimento
continua a spingersi verso il centro di Baghdad e incontra una dura
resistenza da parte delle forze irachene. Tomlinson passa la giornata
dentro un improvvisato centro di commando americano collocato nel palazzo
presidenziale di Saddam Hussein ad ovest del fiume Tigri. Il palazzo è stato
conquistato il giorno prima. Tomlinson,
maneggiando una radio militare, riesce ad ascoltare
le comunicazioni interne dell'unità di compagnia, ed riesce a
captare anche la frequenza delle operazioni tattiche del reggimento. Questo
gli permette di ascoltare le conversazioni tra il comandante capitano Philip Wolford e i suoi superiori.
Verso l'alba dell' 8 aprile prende forma un intenso scontro ad ovest del
Tigri, nelle vicinanze del ponte Al-Jumhuriya. Gli inviati che erano
raggruppati sui balconi dell' Hotel Palestine, localizzato ad est delle
sponde del Tigri, osservavano un significativo controattacco delle forze
irachene, munite con armi leggere, granate rocket-propelled (RPG) e mortai.
L' attacco continua per alcune ore e, secondo
Tomlinson, cecchini posizionati su alti edifici prendono di mira le
torrette dei carri armati, ferendo alcuni soldati
La lotta si intensifica fino al punto che alcuni ufficiali
americani richiedono l'intervento aereo sull'incrocio di vari edifici
collocati sulle sponde ovest del Tigri con lo scopo di indebolire le posizioni
irachene. In tarda mattinata le forze americane iniziano
a
concentrare le proprio attenzioni sull'altro lato del ponte Al-Jumhuriya.
(Ndr: Durante la mattinata un missile americano air-to-surface colpisce l'ufficio di Baghdad del canale del Qatar, Al-Jazeera, uccidendo l'inviato Tareq
Ayyoub e ferendo il suo cameraman. Il CPJ sta ancora investigando su questo "incidente").
Durante tutta la mattinata, Tomlinson ascolta tutte le comunicazioni
radiofoniche tra le unità di compagnia e tra ufficiali in campo di
battaglia e i loro comandanti. A un certo punto le forze americane
recuperano una radio militare irachena e danno inizio ad un monitoraggio delle
comunicazioni tra le forze irachene. Un ufficiale del servizio segreto
americano, esperto della lingua araba, stabilisce che un osservatore
iracheno di prima linea sta dirigendo dall'alto di un edificio gli iracheni che
si scontrano
contro le forze americane.
A metà mattinata due carri armati M1A1 Abrams della divisione Alpha si
spostano sul ponte Al-Jumhuriya, il quale attraversa il fiume Tigri. Un
video ripreso dal quattordicesimo piano dell'Hotel Palestine, girato da una
rete televisiva francese, mostra i carri armati che aprono il fuoco su un edificio
con satelliti sul tetto, collocato sulla sponda est del fiume. La torretta
di un carro armato si alza, punta l'Hotel Palestine, poi si abbassa. Un terzo carro armato,
intanto, si è
allontanato sul ponte.
Secondo Tomlinson, che continuava a monitorare le
comunicazioni via radio, i carri armati in quei momenti
erano in frenetica ricerca dell'osservatore iracheno.
Un altro inviato americano, Jules Crittenden del Boston Herald, che era
embedded con la compagnia Alpha del quarto battaglione del
sessantaquattresimo reggimento, ha confermato il resoconto di
Tomlinson. Crittenden si era avvicinato alla scena di battaglia accompagnato
da un convoglio blindato. "Vi era molta preoccupazione perché tutti
guardavano
per individuare dove era collocato questo osservatore, anche noi lo
cercavamo" ha dichiarato Crittenden. "Eravamo tutti preoccupati di
subire
uno sbarramento di artiglieria, per ovvie ragioni cercavamo di evitarlo."
Tomlinson, che ha servito sette anni nell'esercito, dichiarerà in seguito: "La
prima
cosa che ti insegnano è di uccidere l'osservatore di prima linea. E' la priorità
di ogni avanzata. Se riesci ad uccidere l'osservatore di prima
linea lasci il nemico senza gestione delle forze sul campo o del fuoco di
artiglieria,
e quindi privi il nemico di ogni possibilità di capire cosa fare davvero. Se
uccidi gli osservatori di prima linea li privi del valore"
Ad un certo punto, prima del bombardamento dell'Hotel, mentre i carri
armati sono ancora sul ponte a cercare di individuare l'osservatore, il comandante
di brigata Col. David Perkins si avvicina a Tomlinson e al reporter
Greg Kelly della FOX News. (Il CPJ ha contattato Greg Kelly ma i dirigenti
della FOX news hanno detto che lui non avrebbe commentato. Comunque un
ufficiale della FOX ha ammesso che Perkins si sia avvicinato a Kelly.)
Con una certa agitazione, Perkins spiega che le forze americane sono
sotto l'attacco iracheno proveniente da edifici nella zona est del Tigri, e
che hanno considerato il richiamo di un attacco aereo. Perkins era al
corrente che l'Hotel Palestine era situato ad est del fiume nelle vicinanze
della provenienza del fuoco nemico. Era anche al corrente che l'Hotel
ospitava molti giornalisti occidentali. Tomlinson crede che tutti i
comandanti, incluso Lt. Col. Philip DeCamp e il Capitano Wolford, erano al
corrente queste informazioni da quando la seconda brigata aveva circondato l'Hotel Al-Rashid il giorno prima. La maggior parte delle persone erano al
corrente che i giornalisti di quell'hotel erano stati trasferiti all'Hotel
Palestine. Ma Perkins ha purtroppo dell'Hotel Palestine un'ubicazione generica - probabilmente intorno
ai
100 metri secondo Tomlinson - e vuole l'aiuto di Tomlinson nell'identificare fisicamente l'edificio perché non
sia colpito. (Tomlinson ha anche
notato in quel frangente che le mappe satellitari usate dai militari avevano almeno 10 anni di
vita).
Tomlinson freneticamente chiama l'ufficio dell' Associated Press a Doha, Qatar, con la
speranza di ricevere una descrizione dell'Hotel e di contattare le persone
situate al Palestine. Il suo piano era quello di inoltrare un messaggio ai
giornalisti dentro l'hotel e chiedere loro di appendere le lenzuola fuori
dalle finestre per rendere l'identificazione dell'edificio più facile per
le forze americane.
Mentre Tomlinson cerca di contattare l'Hotel Palestine, in tarda
mattinata, uno degli ufficiali del carro armato situato sul ponte
Al-Jumhuriya che cerca di individuare il cecchino, trasmette via radio
di aver identificato una persona con il binocolo in un edificio nella zona est del fiume. Non
è ancora chiaro, dal resoconto del monitoraggio
radiofonico di Tomlinson, quanto tempo sia passato tra l'identificazione dell'obiettivo da parte dell' ufficiale sul carro armato e l'attacco,
ma è ipotizzabile siano trascorsi quasi dieci minuti.
In un intervista con il settimanale francesce Le Nouvel Observateur, il
capitano Wolford ha insinuato di aver dato l'ordine immediato di aprire il
fuoco. In un intervista con la televisione Belga RTBF trasmessa a maggio,
Shawn Gibson, il sergente del carro armato, ha dichiarato che avendo
identificato qualcuno che parlava ed indicava con un binocolo lo ha subito
reso noto ai suoi comandanti, ma che non ricevette l'ordine di sparare durante
i consecutivi 10 minuti. Jules Crittenden, che era localizzato dalla parte
ovest del fiume assieme alle forze americane, ricorda di essere stato presente
alla discussione sull'obiettivo da colpire. " Ero al corrente che avevano
identificato
qualcuno con dei binocoli ed erano pronti a sparare" ha dichiarato
Crittenden. "Lo discutevano in radio."
Secondo Tomlinson il colpo sparato dal carro armato è stato un "colpo caldo", una bomba incendiaria
che ha lo scopo di uccidere le persone e non quello di distruggere gli
edifici. Se il carro armato avesse sparato un colpo lacerante il danno all'edificio sarebbe stato molto più
grave.
La reazione immediata all'attacco dell'Hotel Palestine da parte dei
commandanti americani è di rabbia e costernazione. Secondo Tomlinson
il Lt. Col. Philip DeCamp, comandante del Capitano Wolford, inizia
ad urlare in radio "Chi ha colpito l'Hotel Palestine?" Tomlinson
ascolta
mentre Wolford viene così affrontato da DeCamp: "hai appena fottutamente colpito
l'Hotel
Palestine".
Wolford non è sicuro di aver
colpito l'Hotel Palestine. Tergiversa, chiede conferma poi dice: "sì, sì. C'era un cecchino lassù". DeCamp risponde:
"non dovevi
colpire un hotel".
DeCamp ordina a Wolford di cessare il fuoco dirigere
il suo carro armato per incontrarlo in privato.
Dopo aver ascoltato la discussione Tomlinson va immediatamente dal Col.
Perkins, comandante di DeCamp, per avvertire che il suo sforzo di
localizzare l'Hotel Palestine e prevenire che fosse attaccato da
bombardamenti aerei era stato inutile.
"Lo so, lo so" dice Perkins a Tomlinson. "Ho appena dato
ordine che
nessuno deve colpire l'Hotel Palestine sotto qualunque circostanza, neanche
nel caso ci siano colpi provenienti dall'hotel, neanche nel caso abbiano
una artiglieria sul tetto. Nessuno ha il permesso di sparare contro l'Hotel
Palestine un'altra volta."
La reazione
L'attacco all'Hotel Palestine diventa subito una grande tragica
storia. Avviene durante i combattimenti più intensi tra le forze
americane ed irachene a Baghdad, dozzine di giornalisti sono testimoni
dell'incidente o almeno sono presenti nell'hotel durante l'attacco. Fin
dall'inizio della tragedia lo shock si mescola con la rabbia
per la morte di due colleghi. Nessuno sa spiegarsi il perché un carro
armato americano abbia sparato sull'albergo, la cui ubicazione era ben
nota al Pentagono. Le organizzazioni giornalistiche erano in contatto diretto con il
Dipartimento di Difesa che era informato dell'ubicazione dei vari inviati, e
riferimenti all'hotel non mancavano di certo nei comunicati giornalieri delle
principali testate internazionali.
I giornalisti presenti nell' albergo non sono mai riusciti a spiegarsi come l'ufficiale del carro armato non abbia notato un edificio di 17 piani - uno
dei più alti a Baghdad - che aveva giornalisti sui propri balconi e persino
sui tetti. Infatti, molti erano stati fuori nei balconi durante le ultime 24
ore coprendo la battaglia ad ovest del fiume. L' Hotel Palestine, insieme
all' Hotel Sheraton il suo vicino, domina il paesaggio; un giornalista ha
dichiarato che i due edifici erano facilmente identificabili quanto le torri
gemelle di New York.
Infatti, fotografie commissionate dal CPJ e scattate da un punto
approssimativo sul ponte Al-Jumhuriya, da dove ha sparato il carro armato,
dimostrano che l'Hotel Palestine e l'Hotel Sheraton dominano visualmente
la zona circostante in paragone ad altri edifici. Una grande insegna scritta
in inglese "Hotel Palestine" è distinguibile nelle fotografie. Mentre
non è ancora chiaro se l'insegna era leggibile ad occhio nudo, essa era
certamente chiara con una visione binoculare.
Siccome i giornalisti avevano una chiara visione dei carri armati sul ponte
Al-Jumhuriya, hanno supposto che erano altrettanto visti dai comandanti
americani che dirigevano la battaglia. Alcuni giornalisti hanno dichiarato di essere
stati sorpresi perché vi
era un momento di tregua sul campo di battaglia nel momento in cui il carro
armato ha aperto fuoco, ed in ogni caso, l'Hotel Palestine era lontano dall'area
degli scontri. Infatti, alcuni giornalisti che
stavano osservando la battaglia dai balconi erano rientrati nelle loro camere
per preparare articoli, pensando che la battaglia si fosse già
conclusa.
"Avevo scattato foto tutta la mattina" ha dichiarato Patrick Baz,
fotografo
dell'AFP che ha seguito la battaglia dal suo balcone nell'Hotel Palestine.
"Vi erano degli elicotteri. Una vera guerra hollywoodiana. Guardavamo
tutto
ed eravamo osservati. Dal primo giorno in cui erano entrati nel palazzo di
Saddam (il
giorno precedente) al momento dell' attacco, loro ci potevano vedere nello
stesso modo che noi potevamo vedere loro."
Caroline Sinz, un inviata per la rete televisiva France 3, la cui squadra
riprese i carri armati sul ponte prima dell' attacco, ha dichiarato che i
bombardamenti e gli scontri finirono verso le 11:20.
"La lotta è stata intensa dalle 6:00 fino alle 11:20, poi era tutto
silenzioso" spiega Sinz. "Ho detto al
mio
cameraman di continuare a riprendere perché dovevamo fare attenzione.
Abbiamo ripreso esattamente 15 minuti prima dell' attacco all'hotel e non si sentiva
niente."
Altri giornalisti sono stati meno decisi nell'affermare che in quei minuti vi
fosse un completo silenzio. Jules Crittenden, il giornalista embedded
che si trovava ad ovest del ponte, ha riportato di aver sentito in radio che erano
state segnalate 40 squadre irachene armate di RPG dalla parte est. Secondo i
giornalisti dell'albergo, un carro armato è stato preso di mira e colpito da diversi
punti situati in
edifici del governo situati sulla sponda orientale del fiume prima dell'attacco all' hotel. Infatti, le video cassette di Sinz mostrano i carri
armati che aprono il fuoco su alcuni obiettivi situati ad est del ponte. Il video
mette in evidenza anche una scura nuvola di fumo che si innalza sul lato
occidentale del fiume - descritto da un inviato come un
attacco aereo - prima che il carro armato alzi la sua torretta e spari
un colpo contro l' hotel.
La maggior parte dei giornalisti non realizza immediatamente che il
loro albergo è stato colpito. "Non ho reagito, non credevo che fosse
nell'albergo l'esplosione" spiega Patrick Baz. "Ho visto nel parcheggio alcune
persone
che indicavano l'edificio. Non avevo ancora capito cosa fosse successo. Ho
visto persone che correvano. Pensavo che lo sparo avesse colpito la parte
posteriore dell'albergo." Quando Baz nota che alcuni giornalisti sul suo
stesso piano sono feriti corre a recuperare la cassetta di
pronto soccorso.
"C'erano persone che urlavano, piangevano, c'era il panico. Ho visto un uomo
sdraiato, ferito sul suo letto" racconta Baz "ricordo che il suo viso
era
coperto di sangue, e che c'era un grande buco nella sua gamba ma non
sanguinava."
La bomba colpisce un balcone d'angolo del quindicesimo piano, la stanza
usata dall'agenzia Reuters, ferendo mortalmente Taras Protsyuk, cameraman
ucraino che si trovava fuori in balcone con la sua cinepresa, anche se in
quel momento non stava riprendendo.
"Taras era straiato a terra privo di coscienza" ha raccontato Delay al
Los
Angeles Times. "La sua mandibola era bloccata. L'abbiamo aperta a forza
per
poter fargli entrare un poco di aria e siamo riusciti a farlo respirare
ancora." Protsyuk è stato portato in un ospedale di Baghdad, ma è morto appena arrivato,
a causa delle gravissime ferite addominali.
Paul Pasquale, un tecnico dell'apparecchiatura satellitare della Reuters che
si trovava nello stesso balcone di Protsyuk, rimane ferito, come altri
due giornalisti della Reuters che si trovavano su un altro balcone del
quindicesimo piano, Samia Nakhoul e il fotografo
Faleh Kheiber. I detriti dell'esplosione danneggiano anche il piano inferiore, dove si
trova il cameraman spagnolo José Couso. Come Protsyuk, anche Couso
viene portato in un ospedale di Baghdad con varie lesioni alle gambe e alla
mandibola. Muore durante l'intervento operatorio.
I giornalisti che si trovavano a Baghdad in quel momento
hanno dato
diverse spiegazioni sull'attacco: alcuni lo hanno visto come uno sfortunato
incidente causato dall'ufficiale del carro armato sotto tiro, ma altri lo hanno
classificato come un atto imprudente da parte dei militari americani o
persino un tentativo premeditato per intimidire i giornalisti.
Gruppi internazionali per la libertà di stampa, incluso il CPJ hanno
prontamente protestato contro l'accaduto. In una lettera inviata l'8
aprile al segretario di stato Donald H. Rumsfeld, il CPJ ha affermato che
"mentre le fonti di Baghdad hanno espresso un profondo scetticismo
sull'affermazione che le forze americane fossero state colpite dall'Hotel
Palestine l'evidenza conferma che la reazione
americana è stata sproporzionata e dunque, ha violato le leggi umanitarie
internazionali della Convenzioni di Ginevra." La lettera richiedeva al
Pentagono di "lanciare un'immediata e minuziosa indagine su questo
incidente, e di rendere pubblico i risultati."
Il peso del Centcom

Alcune ore dopo l'incidente, giornalisti del Central Command Headquarters di
Doha, Qatar, interrogano il Brig. Gen. Vincent Brooks sull'attacco.
Brooks si rammarica per le perdite di vite, ma afferma che trovarsi in
luoghi di battaglia comporta un rischio, e che i militari non possono sapere
dove nel campo di battaglia si trovano i giornalisti che non sono
"embedded"
con l'esercito americano.
Inoltre afferma che "azioni di combattimento" erano state intraprese nell'Hotel
Palestine, e che "i primi comunicati indicavano che le forze di
coalizione
localizzate nelle vicinanze dell' hotel avevano ricevuto colpi provenienti
dal lobby dell'albergo e che avevano risposto agli spari." Quando un
giornalista gli domanda perché avessero sparato al quindicesimo piano se i
colpi provenivano dal lobby, Brooks ritorna sui suoi passi dichiarando
che "forse non si era espresso bene sull'esatta provenienza degli
spari."
Più tardi, durante la giornata, Centcom pubblica una dichiarazione che conferma la posizione che i comandanti presenti avevano riportato: le
loro forze erano sotto "pesante attacco da fuoco nemico proveniente dall'Hotel Palestine a Baghdad." Centcom,
come Brooks,
condanna gli iracheni per aver condotto operazioni militari da luoghi
civili.
La dichiarazione del Centcom di quel giorno si intona perfettamente con
quella dei principali ufficiali della terza divisione di fanteria. Il
Gen. Buford Blount, comandante della divisione, dichiara alla Reuters
che il carro armato che aveva sparato "era stato bersagliato
dall'hotel e aveva risposto con un colpo."
Molti giornalisti che sono stati testimoni oculari dell' incidente, o che
semplicemente si trovavano in albergo durante l'attacco, hanno
categoricamente contraddetto queste dichiarazioni. Quelli che monitoravano gli eventi dai loro balconi,
i quali offrono la vista completa della zona circostante, attestano che
nessun colpo di fuoco di arma leggera o di RPG proveniva dall'hotel o dalle sue più
prossime vicinanze.
"Penso che sia alquanto impossibile perché in ogni stanza, in ogni
balcone
e persino sul tetto vi erano giornalisti e fotografi che osservavano gli
avvenimenti" ha dichiarato l'inviato Sammy Ketz di AFP, che si trovava in
un balcone del quindicesimo piano durante l'incidente. Anne Garrels,
corrispondente del NPR e membro del consiglio del CPJ, che ha lavorato nell'Hotel Palestine durante quasi tutto il conflitto,
fa eco a questa affermazione."Tutti noi guardavamo le
battaglie dai nostri balconi. Li avremmo visti se ci fossero stati dei
cecchini nell' edificio".
Nessun collega che si era trovato sui tetti prima, dice Garrels, aveva
accennato alla presenza di cecchini o segni di sparatorie. Altri giornalisti
hanno dichiarato di essere stati al corrente di voci che prevedevano che alcuni iracheni avrebbero
potuto usare l'hotel come protezione, ma che malgrado queste voci non avevano mai incontrato forze
armate irachene in azione nell'edificio durante tutto il loro non breve
soggiorno in hotel. Altri ancora hanno smentito le
successive affermazioni di alcuni ufficiali americani
secondo le quali era stato individuato un bunker iracheno vicino all'hotel.
Il 10 aprile il Lt. Col. Philip DeCamp, comandante del quarto battaglione
del sessantaquattresimo reggimento, si scusa per l'incidente in
un intervista con il Los Angeles Times e fa riferimento a se stesso
come "il tizio che ha ucciso i giornalisti." Allo stesso tempo afferma che i combattenti iracheni che si trovavano in
bunker vicino all' hotel avevan aperto il fuoco contro un suo carro armato con AK-47 e
RPG. Un articolo pubblicato precedentemente dal Los Angeles Times riporta
una dichiarazione del Capitano Wolford in cui dice di aver dato ordine di
colpire l'hotel dopo che uno degli ufficiali del suo carro armato aveva
identificato qualcuno che osservava l'unità con dei binocoli. Wolford ha
dichiarato ai giornali anche di aver ricevuto notiziae che alcuni uomini muniti
di RPG si trovavano ai piedi dell'hotel.
Alcuni giorni dopo, Wolford dichiara a Jean Paul Mari del settimanale
francese Le Nouvel Observateur che la sua unità era stata ingaggiata in una
"rissa"
per alcune ore durante la mattina dell' 8 aprile, e aveva ricevuto un
pesante attacco di fuoco nemico quando si avvicinavano alla parte orientale
del ponte Al-Jumhuriya. Due dei suoi uomini erano stati feriti, e i suoi
carri armati sono stati colpiti da colpi provenienti da diverse
direzioni, inclusa l'area dell' Hotel Palestine. Dichiara anche al
settimanale che solo dopo che i suoi uomini hanno avvistato un individuo con il
binocolo, identificato da un membro dell' unità come un cecchino, era stato
aperto il fuoco. "Se qualcuno mi spara io contrattacco. Senza alcuna
esitazione, è la regola. Ho saputo solo dopo 20 minuti che avevamo colpito
un hotel pieno di giornalisti." Durante l'intervista Wolford mantiene
la versione di non aver ricevuto alcuna informazione dal quartier generale sul
fatto che c'erano giornalisti nell'edificio. "Non immagino neanche per un
istante che un pezzo di informazione proveniente dal quartier generale non
arrivi a me" dichiara Wolford. In seguito comunica al giornalista
Crittenden
del Boston Herald che l'hotel non era segnato sulla sua mappa. L'ufficiale
del carro armato, Sgt. Shawn Gibson, intanto dichiara di non essere stato
al corrente della presenza dei giornalisti nell'edificio.
In risposta alla lettera inviata dal CPJ al segretario della difesa
Rumsfeld, una portavoce del Pentagono, Victoria Clarke, scrive a Joel
Simon, direttore del CPJ, il 14 aprile, dichiarando che "le forze
di coalizione erano state colpite e avevano reagito in propria difesa con il
contrattacco". La lettera riconosce la necessità del Pentagono di
esercitare più cautela sul campo di battaglia, ma insiste sul punto che le
agenzie di stampa e testate erano state avvisate che Baghdad sarebbe stato
un posto "particolarmente pericoloso" e che avrebbero dovuto ritirare
gli
inviati dalla città.
La richiesta del CPJ al dipartimento di difesa per intervistare Wolford è
ancora pendente. Il CPJ è in attesa dei risultati richiesti al Freedom of
Information Act sull'incidente.
L'ultimo comunicato ufficiale del governo americano relazionato all'incidente dell'Hotel Palestine
è stato rilasciato il 21 aprile dal
Segretario di Stato Colin Powell al ministro per gli affari esteri spagnolo
Ana Palacio. Powell scrive che una indagine militare dell'incidente era ancora
in corso ma che al momento era valida l'ipotesi che il carro armato americano
avesse sparato in risposta ad un "fuoco nemico che
apparentemente proveniva da un edificio più tardi
identificato
come l'Hotel Palestine." Powell conclude che" l' uso della forza armata
era
giustificato e la sua intensità proporzionata al pericolo che correvano le
forze americane." La seguente settimana, durante una visita in Spagna,
dove
i media locali fremevano di rabbia contro la morte del giornalista spagnolo
Couso, Powell ribadisce che le truppe americane non erano colpevoli e
dichiara che il governo americano avrebbe continuato ad indagare sull'incidente.
Domande insistenti

Dato anche per vero che l'attacco
fosse diretto verso un supposto
cecchino iracheno, emergono altre domande. Per esempio, come è possibile
che un ufficiale del carro armato che ha identificato una persona con il
binocolo, e che ha aspettato 10 minuti per avere l'autorizzazione a colpirlo,
durante questi lunghi minuti, non abbia notato giornalisti con macchine fotografiche,
telecamere e treppiedi negli altri balconi, oppure la grande insegna scritta
in inglese "Hotel Palestine"? Per di più, il video di France 3
dimostra
che un altro carro armato aveva puntato la sua torretta verso l'hotel molto prima
del bombardamento ma che poi si era voltato dall'altra parte, facendo intuire che le
forze armate americane avevano una buona visione dei giornalisti sui balconi.
Secondo Tomlinson lo sforzo dell' ufficiale del carro armato per passare le
indicazioni sulla localizzazione del supposto cecchino è avvenuto
simultaneamente al fatto che il Col. Perkins cercava freneticamente di localizzare
l'Hotel Palestine per evitare di colpirlo. Perché il comandante del carro
armato non era stato istruito di ricontrollare il suo obiettivo ed assicurarsi
che non era l'Hotel Palestine? E ancora prima, perché le unità militari
non erano al corrente di un grande centro civile nel campo di battaglia?
Il traffico radiofonico monitorato da Tomlinson, come la reazione del Col.
Perkins al bombardamento dell'hotel, innalza dei seri dubbi sul fatto se tutte le misure
appropriate siano state prese per evitare l'attacco all'hotel. Perché il comando
militare non ha diramato mai l'ordine a tutti gradi che
l'hotel dove stavano i giornalisti dovesse essere
risparmiato?
Il Lieut. Col. DeCamp sembrava così sconfortato per l'incidente che ha
ordinato immediatamente a Wolford di cessare il fuoco e di incontrarlo per
una discussione in privato. Di cosa hanno parlato in questo incontro? Solo
una onesta e minuziosa investigazione del Pentagono può chiarire questo
punto.
Infine, le dichiarazioni di Wolford sembrano sempre contraddirsi. Wolford ha dichiarato in alcune
interviste di aver ordinato di sparare immediatamente, mentre l'ufficiale del carro
armato ha detto che vi è stato un intervallo di circa 10 minuti tra il
momento in cui hanno individuato il presunto cecchino e quello in cui ha
ricevuto l'ordine di sparare. Le dichiarazioni di Wolford sono confuse, da
un lato ha affermato che il carro armato che ha sparato all'Hotel Palestine
"controattaccava" il fuoco nemico, e dall'altra parte ha dichiarato
diverse
volte che il carro armato puntava al cecchino con il binocolo. Ha persino
lasciato intendere che il carro armato mirava ad un altro obiettivo e
aveva
sbagliato coordinate di mire. Quali versioni di questo evento sono corrette?
Queste ed altre domande possono essere risposte soltanto dal Pentagono, che
dovrebbe fornire una completa dichiarazione pubblica sugli eventi che hanno
avuto luogo l' 8 aprile.
*
Joel Campagna è responsabile e coordinatore del programma per il
Medio Oriente e Nord Africa per il CPJ.
Rhonda Roumani è ricercatrice del
programma per il Medio Oriente e il Nord Africa del CPJ.
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