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di Orsola Casagrande
Fonte:
il Manifesto
23 luglio 2003
Jeremy
Dear è il segretario nazionale del sindacato dei giornalisti
britannici (NUJ), l'autorevole organo di rappresentanza non
solo sindacale, ma professionale e politico del giornalismo
britannico. La tragica vicenda dello scienziato microbiologo
consulente del ministero della difesa ed ex ispettore delle
Nazioni unite in Iraq, David Kelly, ha riproposto
drammaticamente la questione della libertà dei giornalisti
di svolgere il loro lavoro senza dover subire non soltanto
pressioni ma vere e proprie campagne diffamatorie da parte
di esponenti del governo Blair.
Partiamo
da una sua impressione su questa ultima settimana...
Ci sono
due aspetti che bisogna sottolineare. Il primo è che per
settimane il governo ha cercato di distogliere l'attenzione
dell'opinione pubblica da quello che David Kelly aveva detto
a proposito delle armi di distruzione di massa in Iraq. E
cioè che Saddam Hussein non possedeva armi chimiche o
biologiche.
Da un
punto di vista giornalistico le dichiarazioni di Kelly erano
una storia che bisognava raccontare. Il tentativo del
governo di affossare la storia per il modo in cui è stata
resa pubblica non sottrae il premier e i suoi ministri da un
imperativo: rispondere ad una accusa ben precisa, e cioè che
armi di distruzione di massa in Iraq non ne sono state
trovate. La sostanza delle accuse mosse al governo rimane:
le prove presentate di fronte al parlamento e all'opinione
pubblica per dimostrare che Saddam rappresentava per il
mondo intero una minaccia imminente sono state gonfiate se
non addirittura inventate. Il secondo aspetto che va a mio
avviso citato è la decisione della commissione parlamentare
d'inchiesta sull'Iraq di chiedere ai giornalisti che ha
chiamato a testimoniare di rivelare le proprie fonti. Questo
evidentemente pone in pericolo le persone che denunciano
corruzioni, bugie, malgoverno in ogni area in cui per
esempio viene esercitata la gestione della cosa pubblica.
La Bbc
però alla fine ha deciso, sorprendentemente, di rivelare la
sua fonte. Qual è il vostro giudizio come sindacato?
Per noi
la
Bbc
ha sbagliato. Per quello che so la famiglia di David Kelly
non si è opposta e, anzi, ha auspicato che il nome dello
scienziato venisse rivelato in modo che cessassero illazioni
e speculazioni e quindi per impedire a chiunque altro di
subire lo stesso sciaccallaggio subito da David Kelly. La
famiglia Kelly ha voluto evitare che venisse scatenata
un'altra caccia alle streghe e che altre persone potessero
finire con l'avere lo stesso violento trattamento riservato
al professore.
Ma
questo ovviamente non significa che la
Bbc
abbia fatto bene a rivelare il nome della sua fonte, anche
se lo rende in qualche modo più comprensibile. Sappiamo che
in altri paesi, per esempio in Svezia, è reato per un
giornalista rivelare le proprie fonti. Ma naturalmente in
Gran Bretagna le cose vanno diversamente.
Non è la
prima volta che il governo scatena una vera e propria guerra
contro un giornalista. Siamo stati solidali con la
Bbc
quando ha deciso di rimanere ferma sulla sua posizione e di
non rivelare le proprie fonti. Ma siamo chiaramente delusi
dal comunicato della direzione della televisione di stato,
rilasciato domenica.
Come lei
diceva, non è la prima volta che i media vengono attaccati,
anche molto duramente, dal governo del new Labour. L'abbiamo
visto durante la guerra in Iraq.
Ironicamente il governo ha accusato la
Bbc
di avere una posizione contraria alla guerra, quando la
prima analisi che abbiamo fatto sulla copertura del
conflitto da parte dei media rivela che, al contrario, la
Bbc
è stata la televisione più apertamente a favore della
guerra. E' davvero ipocrita che il governo accusi la
Bbc
di volerlo mettere in imbarazzo per qualche sordido motivo.
La
Bbc
ha fatto il suo lavoro: aveva il dovere di rendere pubblica
la storia raccontata ad Andrew Gilligan da professor Kelly
sul dossier sull'Iraq. Il governo del new Labour ha una
macchina mediatica formidabile e spende una quantità
incredibile di denaro per cercare di fare in modo che i
giornalisti e i media dicano quello che il governo vuole che
dicano.
Una
domanda che credo esiga una risposta è perché Alistair
Campbell (il capo ufficio stampa e stretto collaboratore di
Blair,
ndr)
ha potuto leggere - lasciamo stare se poi sia intervenuto
materialmente modificandolo o meno - il dossier sull'Iraq
prima ancora che fosse pubblicato. Dopo tutto non è che il
capo ufficio stampa di Downing street. Non è un membro dei
servizi segreti e non è neppure ministro. E' un capo ufficio
stampa, non eletto, scelto dal premier. Eppure ha avuto
accesso ad informazioni che sono state usate per portare
questo paese in guerra.
Sarà più
difficile per i giornalisti britannici lavorare ora, dopo
questa tragica vicenda?
Assolutamente. E credo che proprio rendere la vita difficile
ai giornalisti sia stato uno degli obiettivi di questo gran
polverone sollevato contro la
Bbc.
I giornalisti, d'ora in poi, penseranno non una ma dieci
volte prima di raccontare storie che potrebbero creare
imbarazzo a questo governo. A nessuno piacerebbe trovarsi
nella posizione in cui si è trovato Andrew Gilligan.
A
prescindere dall'esito delle inchieste parlamentari e sulla
morte di David Kelly, l'intera vicenda avrà un effetto
paralizzante. E lo stesso vale per le fonti. Che d'ora in
poi saranno molto più caute nel rivelare informazioni.
Perché ciò che è accaduto al professor Kelly e la sua
tragica morte non potrà essere dimenticato. |