Fonte:
l'Unità
30
luglio 2003
Il vice segretario americano alla
difesa Paul Wolfowitz ha accusato la rete televisiva satellitare al Jazira e
altri emittenti arabe di «incitare alla violenza» contro le truppe americane,
tramite la diffusione di notizie false e distorte.
In un’intervista
alle tv americana Fox, Wolfowitz ha attaccato duramente il contenuto delle
informazioni che le emittenti arabe mandano in onda: «Appena queste televisioni
ottengono qualcosa che possono usare per diffondere odio e violenza in Iraq – ha
sottolineato il vice segretario – la trasmettono».
«Gli americani – risponde il
direttore di al Jazira, Adnane al-Sharif – non possono accusarci di distorcere
le notizie solo perché a loro non piacciono». Più duro è il corrispondente della
televisione a Baghdad, Yasser Abu Hilala, che accusa gli Stati Uniti di volere
un’informazione asservita alla loro volontà. Anche l’altra grande tv araba, Al
Arabiya, reagisce con fermezza alle parole del vice–segretario alla difesa
americano: «Durante la guerra in Iraq – ricorda il direttore Salah Al-Qallab –
la nostra emittente si è sforzata di diffondere un’informazione equilibrata, né
dalla parte di Saddam, né dalla parte degli Usa, nonostante siano considerati da
gran parte del mondo arabo come invasori».
In ordine di tempo l’ultima falsa notizia diffusa da Al Jazra sarebbe stata
quella dell’arresto dell’imam di Najaf Moqtada Sadr: «Notizie come questa
mettono seriamente in pericolo la vita dei soldati americani». Per questo motivo
il governo di Washington sta tentando di trovare un accordo con i proprietari
dei network incriminati e con i governi che li ospitano nella speranza di
blandire il contenuto delle informazioni che, a detta del Pentagono, possono
contribuire ad istigare la guerriglia antiamericana in Iraq. L’intervista del
numero due del Pentagono fa luce sul problema dell'informazione nel dopoguerra
iracheno e della libertà dei giornalisti. Gli ultimi episodi riguardanti il
rapporto con i media mostrano con chiarezza come gli Usa trovino difficoltà nel
gestire il flusso notizie di un dopo guerra molto complesso. Qualche giorno fa i
marines avevano arrestato, nei pressi di Mosul, un teleoperatore di Al Jazra
mentre filmava un gruppo di iracheni intenti a sparare contro le truppe alleate.
All’operatore è stata sequestrata la cassetta con le immagini della sparatoria
ed è stato rimesso in libertà qualche ora dopo. Anche domenica un cameraman
giapponese è stato picchiato da alcuni soldati americani mentre riprendeva i
cadaveri dei cinque civili uccisi dalle truppe americane durante l'attacco ad
una casa di Bagdad ritenuta (a torto), un rifugio per l'ex dittatore iracheno.
Il giornalista giapponese è stato duramente picchiato, portato in una cella dove
è rimasto alcune ore e i filmati gli sono stati sequestrati. Di nessuno di
questi episodi di cui sono stati testimoni i giornalisti, il comando satunitense
ha dato notizia, forse preoccupato dello stillicidio di notizie negative per il
morale delle truppe e del fronte interno americano. |