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9
agosto 2003
Una delegazione del Committee to Protect Journalists (CPJ)
ha chiesto al governo del Tajikistan di combattere la situazione di paura e
autocensura rimasta dopo la guerra civile del 1992-1997 attraverso l’apertura di
indagini approfondite che portino a punire i responsabili degli omicidi di
decine di giornalisti avvenuti durante quel periodo. La delegazione ha inoltre chiesto al governo di alleviare
la sua politica di segretezza rendendo attività e decisioni maggiormente
accessibili alla stampa.
La delegazione, che include il vincitore del Premio
Pulitzer Josh Friedman, professore di giornalismo alla Columbia University; il
direttore del CPJ Joel Simon; e il coordinatore dei programmi per l’Europa e
l’Asia Centrale Alex Lupis,; si è incontrata con le autorità governative, con i
giornalisti e i diplomatici. Durante tre giorni di intensi incontri, la
delegazione ha espresso la profonda preoccupazione che i responsabili degli
omicidi dei giornalisti durante la guerra civile non vengano consegnati alla
giustizia.
I giornalisti del Tajikistan che hanno incontrato la
delegazione hanno detto che il mancato impegno del governo nella risoluzione dei
casi alimenta le paure nei giornalisti che spesso si sentono in pericolo a
svolgere il proprio lavoro. “Anche se non sono stati uccisi giornalisti negli
ultimi anni,” ha fatto notare uno di loro, “la paura rimane”.
Una delegazione del CPJ si era recata per la prima volta in
Tajikistan nel 1994 e aveva riscontrato che entrambe le parti del conflitto –
il People’s Front e la United Tajik Opposition – prendevano di mira i
giornalisti per i loro servizi. Un trattato di pace tra i due fronti ha posto
fine alla guerra nel 1997. Il Fronte Popolare, guidato dal presidente Imomali
Rakhmonov, è attualmente al governo.
Nell’ottobre 2002, il governo ha creato uno speciale corpo
di polizia perché indagasse sugli omicidi politici commessi durante la guerra
civile (circa 100.000 persone vennero uccise durante la guerra). La delegazione
del CPJ ha presentato una lista contenente più di venti casi di giornalisti
uccisi durante la guerra al Procuratore Generale di Stato Azizmat Imomov, che
ha promesso di rivedere i suddetti casi e risponderne entro i prossimi 30
gironi. Tuttavia, i membri della stampa locale hanno espresso scetticismo sul
reale impegno del governo nel far luce su questi omicidi.
Intanto, il CPJ continua a seguire il processo dei
sospettati per gli omicidi del giornalista della BBC Muhiddin Olimpur nel 1995 e
del corrispondente del ORT Viktor Nikulin nel 1996.
Accesso all’informazione
Durante questi incontri, la delegazione del CPJ ha inoltre
chiesto alle autorità governative di incrementare l’accesso all’informazione,
dal momento che il presidente Rakhmonov e le altre autorità governative
raramente accettano di incontrarsi con i giornalisti, e l’accesso a molte
agenzie del governo rimane estremamente limitato. Per risolvere questo problema,
il CPJ ha chiesto al presidente Rakhmanov e alle altre autorità di organizzare
periodicamente delle conferenze stampa per i media locali.
La mancanza di trasparenza del governo è deleteria anche
per l’apertura agli investimenti economici. Per esempio, i media in Tajikistan
incontrano grandissime difficoltà nell’ottenere le licenze (la stazione radio
Asia-Plus ha aspettato quattro anni prima di ottenere la licenza ). La
delegazione del CPJ ha incontrato il Ministro per la Radio e la Televisione
Rachad Ubaidulloi e ha chiesto alla Commissione per le Trasmissioni di aprire al
pubblico i loro incontri, ma il Ministro ha definito la richiesta
“inappropriata”.
Il CPJ continua a credere che agire con una maggiore
trasparenza sia la migliore strada per combattere l’idea dell’opinione pubblica
che la commissione lavori arbitrariamente e sia condizionata dalle pressioni
politiche.
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