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Vigilare e informare

di Joel Beinin
Fonte:
Le Monde Diplomatique
6 settembre 2003


Un trio di intellettuali americani parte lancia in resta contro qualsiasi pensiero critico concernente l’islam e il Medioriente, soprattutto nei campus universitari. Facendo leva sui timori legittimi nati dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, gli scritti e i discorsi di Martin Kramer, Daniel Pipes e Steven Emerson cercano di imporre una ortodossia islamofobica e antiaraba. Poco dopo l’11 settembre, Kramer, ex direttore del Centro Dayan per gli studi sul Medioriente dell’università di Tel Aviv, ha pubblicato un testo incendiario che condannava in massa i professori universitari specialisti del Medioriente (1). L’autore vi proclama che i «mandarini» della Middle East Studies Association of North America, ispirati dalle analisi del libro di Edward Said, Orientalismo, avrebbero imposto un «politically correct» e si sarebbero mostrati incapaci di allertare l’opinione pubblica americana sui pericoli dell’islamismo. L’insuccesso dell’Fbi e della Cia l’11 settembre non attira gli stessi rimproveri. Kramer è anche responsabile del Middle East Quarterly, pubblicazione del Middle East Forum, un think tank diretto da Daniel Pipes. Questi non è certo alle prime armi nelle dichiarazioni antiarabe (2). Già nel 1990, scriveva: «Le società dell’Europa occidentale non sono preparate all’immigrazione massiccia di popoli dalla pelle scura che cucinano pasti strani e che hanno norme sanitarie ben diverse [...]. Ma sono le usanze musulmane quelle che destano la più viva preoccupazione (3)». «CAMPUSWatch» rappresenta uno dei progetti più recenti del Middle East Forum. Si tratta di un sito web che mira a «vigilare e informare sul conto dei professori che soffiano sulle fiamme della disinformazione, dell’istigazione e dell’ignoranza ». Secondo Campus Watch, i professori universitari americani specialisti del Medioriente «spesso danno l’impressione di non amare il proprio paese e di stimare ancor meno gli alleati stranieri degli Stati uniti». La spiegazione non tarda ad arrivare: questo settore di studi sarebbe «la riserva di caccia degli arabi del Medioriente che hanno portato con sé la loro ideologia». Di recente, Pipes è stato nominato dal presidente Bush membro del consiglio di amministrazione dello United States Institute for Peace, una fondazione finanziata dal Congresso allo scopo di «operare per la prevenzione, la gestione e la risoluzione pacifica dei conflitti internazionali ». Steven Emerson è giornalista e regista cinematografico. Da quando nel 1994 ha girato il documentario «Il Jihad in America», non fa che proclamare che gli Stati uniti servono da base a migliaia di terroristi musulmani. La sua opera più recente, «I terroristi che vivono in mezzo a noi», si inserisce in questo stesso filone. Gli attentati dell’11 settembre a quanto pare hanno confermato la tesi di Emerson. Ma gli è anche capitato di girare a vuoto. Infatti, aveva imputato all’islamismo sia l’attentato contro un edificio del governo federale a Oklahoma City nel 1995, che l’incidente mortale di un aereo della Twa nel 1996, facendo cilecca in entrambi i casi.

note:

1) Martin Kramer Ivory Towers on Sand: The Failure of Middle Eastern Studies in America, Washington Institute for Near East Policy, ottobre 2001.
2) Si legga Dominique Vidal, «Crociati, di padre in figlio», Le Monde diplomatique/il manifesto, marzo 2003.
3) National Review, Washington DC, 19 novembre 1990.
 
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