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Fonte:
Punto
Informatico
30 settembre 2003
Silenced, "silenziato", è il nome più che azzeccato
di un nuovo allarmante rapporto di Privacy International
sulla censura e il controllo di Internet. Uno studio che
ribadisce e aggrava diffuse preoccupazioni sul futuro delle
libertà digitali.
Negli ultimi due anni, secondo
la celebre organizzazione che difende il diritto alla
riservatezza e alla libera comunicazione elettronica, nei 50
paesi monitorati la crescita delle attività di monitoraggio
e controllo del traffico dati su Internet è andata di pari
passo con l'aumento delle operazioni di censura. E a guidare
un nuovo orientamento contrario alla libera circolazione
delle idee sono due paesi un tempo paladini
della free internet: Regno Unito e Stati Uniti
d'America.
Secondo Privacy International, infatti, le novità
legislative introdotte dai due paesi dopo l'11 settembre
hanno portato a quello che il rapporto definisce
"attacco globale"
alla libertà di parola. Londra e Washington, cioè, avrebbero
fallito la missione di posizionarsi come "pietre di
paragone" per lo sviluppo della libertà di espressione
e avrebbero invece giustificato pesanti azioni di censura e
controllo in atto in molti altri paesi. Come noto, d'altra
parte, tanto nell'uno quanto nell'altro paese, negli ultimi
due anni sono state approvate numerose normative che
ampliano i poteri delle forze dell'ordine sacrificando la
Privacy sull'altare della Sicurezza.
La verità, comunque, è che la censura e le attività di
monitoraggio della rete si sono ormai diffuse a livello
planetario, con alcuni paesi in cima ad una conseguente
triste classifica, quella dove
conviene non collegarsi ad
internet. "In Cina e a Burma, per esempio - si
legge nell'abstract del rapporto - il livello di controllo è
tale che internet ha un valore decisamente molto ridotto
come medium per la libera espressione e il suo uso potrebbe
invece creare pericoli aggiuntivi sul piano personale per
gli attivisti".
Altre note dolenti riguardano il trasferimento dai paesi più
avanzati ai paesi in via di sviluppo di
tecnologie di controllo,
come i materiali per l'intercettazione delle comunicazioni
digitali e la decifratura. "Il trasferimento di tecnologie
di sorveglianza dal primo al terzo mondo - si legge nel
rapporto - è ora un colossale business che corre parallelo a
quello degli armamenti.
Senza queste tecnologie è improbabile che regimi
non-democratici avrebbero potuto imporre gli attuali livelli
di controllo sulle attività internet".
Ma se aumentano le operazioni di indagine e controllo
diminuisce, al contempo, la trasparenza dei governi, laddove
internet era a suo tempo vista come "grimaldello" capace di
offrire nuovo e più ampio accesso dei cittadini ad
informazioni dirette sulle attività governative. Ne
discenderebbe una minor
fiducia in Internet.
L'intero rapporto è disponibile a questo indirizzo:
http://www.privacyinternational.org/survey/censorship/
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