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Cuba: prigionieri della parola

   
 

 

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Cuba: liberato giornalista dopo sei anni di carcere
 

 

Fonte: Committee to Protect Journalists (CPJ), New York
26 novembre 2003

Il giornalista cubano Bernardo Rogelio Arévalo Padrón č stato liberato dopo aver scontato una pena di sei anni in carcere. In un'intervista telefonica al CPJ, Padrón ha dichiarato di essere stato torturato fisicamente e psicologicamente dalle autoritŕ penitenziarie. "Le denuncie di tortura meritano immediatamente una indagine" ha dichiarato Ann Cooper, direttore esecutiva del CPJ, " e in ogni caso aumentano le nostre preoccupazioni per gli altri 28 giornalisti cubani arrestati e che hanno denunciato maltrattamenti". Arévalo Padrón č stato rilasciato dalla prigione di massima sicurezza di Ariza, nella provincia centrale de Cienfuegos, il 13 novembre. Il giornalista ha confermato di aver subito torture fisiche e psicologiche  durante il tempo di detenzione. Nell'aprile del 1998 due ufficiali della prigione lo picchiarono brutalmente sul viso e sulle spalle. Subito dopo Padrón fu rinchiuso in una piccola cella dove non ricevette immediatamente nessuna assistenza medica. "Restai li per un anno e due mesi", ha precisato il giornalista. Durante l'aggressione gli fu fratturato il setto nasale e ora puň respirare soltanto dalla cavitŕ nasale sinistra.


Incarcerato per "mancato rispetto" a Castro


Arévalo Padrón, fondatore dell'agenzia di stampa indipendente Linea Sur Press, č stato processato nell'ottobre del 1997 e condannato a sei anni di carcere per "mancato rispetto" al presidente Fidel Castro. Le accuse derivavano da una serie di interviste che Arévalo Padrón aveva rilasciato nel 1997 a delle radioemittenti con sede a Miami, nelle quali denunciava che mentre i  contadini cubani erano sprovvisti di cibo, gli elicotteri del governo trasportavano carne fresca dai campi alle tavole del presidente Castro e di altri funzionari del partito di governo.

Il giornalista aveva iniziato scontare la sua sentenza il 18 novembre del 1997 nel carcere di massima sicurezza di Ariza. Il 6 gennaio 2000, fu trasferito al campo di lavoro numero 20, dove rimase per 4 mesi. Il 6 aprile 2000, fu trasferito nel campo di lavoro San Marcos, dove lavorava pulendo piantagioni di canna da zucchero.. Le autoritŕ penitenziarie lo hanno spesso minacciato di inviarlo in una prigione di massima sicurezza se non portava a termine la norma di produzione.
Per il duro lavoro nei campi di raccolta, Arévalo Padrón cominciň a presentare sintomi di sacrolombalgia e blocco coronario. A settembre del 2000, le autoritŕ penitenziarie gli permisero infine una visita medica, la quale determinň che a causa dei gravi problemi di salute non doveva fare sforzi fisici e doveva portare permanentemente una fascia ortopedica.
Nell'ottobre del 2000, le autoritŕ informarono Arévalo Padrón di aver approvato la sua libertŕ condizionale. Tuttavia, il giornalista rimase nel campo di lavoro.
Il 21 gennaio 2001, Arévalo Padrón fu trasferito nel campo di lavoro El Diamante, dove gli ufficiali della prigione continuarono a perseguitarlo. Il 30 giugno 2001, il giornalista fu trasportato in un campo di lavoro nelle vicinanze di Ariza. In questo campo Arévalo Padrón fu confinato in una piccola cella per prigionieri con malattie croniche, dove veniva risparmiato dai lavori fisici ma non riceveva alcuna cura medica e dove rimase rinchiuso a lungo in condizioni antigeniche. Durante tutto questo periodo Padrón chiese di ottenere la libertŕ condizionale, ma le autoritŕ dei vari campi di lavoro gli hanno sempre detto che avrebbe dovuto scontare tutta la pena.
Nel luglio 2002, il giornalista fu di nuovo trasferito nel carcere di massima sicurezza di Ariza, dove sua moglie poteva visitarlo con meno frequenza e le condizioni erano ancora piů severe. Nel dicembre  del 2002, contrasse la leptospirosi, una infezione batterica che fu curata con antibiotici portatigli da sua moglie. "Erano per legge obbligati a ricoverarmi nell'Hospital Provincial de Cienfuegos e isolarmi, perché avevo una infezione, ma non lo hanno fatto".
Commentando i suoi piani per il futuro, Arévalo Padrón ha detto al CPJ che vorrebbe continuare a lavorare come giornalista indipendente. Ha riferito che il 10 ottobre 2003, quando era ancora in carcere, insieme al prigioniero dissidente Jorge Luis García Pérez, conosciuto come "Antúnez", ha fondato una agenzia di stampa indipendente dal nome José Maceo, per fare omaggio a un eroe delle guerre di indipendenza contro la Spagna.
Nel periodo tra il gennaio 2001 e il marzo 2003,  Arévalo Padrón č stato l'unico giornalista delle Americhe imprigionato per aver svolto la sua professione. Nel marzo 2003, 28 giornalisti indipendenti cubani, approssimativamente un terzo della stampa indipendente dell'isola, sono stati arrestati in una gigantesca operazione del governo, imprigionati, definiti ''mercenari al servizio degli Stati Uniti'', e condannati a pene comprese fra i 6 e i 28 anni di reclusione.

 

   

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