Giornalista e poeta angolano, Rafael
Marques
nel 1999 ha trascorso 41 giorni in galera con l’accusa di diffamazione nei confronti del presidente José Eduardo dos Santos. Nel marzo 2000, dopo una lunga serie di proteste di associazioni internazionali, è stato condannato a sei mesi di detenzione e al pagamento di una multa per diffamazione al capo del governo. Il 27 ottobre 2000, la Corte Suprema ha emesso il suo giudizio finale, sospendendo per 5 anni la sentenza ai danni di Marques ma interdicendo lo stesso dal pubblicare, viaggiare e parlare in pubblico durante questi 5 anni. Da allora i suoi scritti possono solo circolare all’estero.


 

   
 

 

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Angola: una morte per una canzone e il trionfo dell'impunità

 

 

di Rafael Marques
(traduzione Anja Gepponi per Informazione senza friontiere)
5 dicembre 2003

"Le guardie del lupo hanno ucciso mio figlio", ha continuato a gridare Inês Sebastião, dopo aver appreso della morte di suo figlio, Arsénio Sebastião, ucciso in un rituale di tortura dalle guardie personali del presidente angolano José Eduardo dos Santos, il 22 novembre 2003.

Arsénio Sebastião lavorava in un autolavaggio nel molo di Mussalo, a poche centinaia di metri da uno dei palazzi presidenziali. Per ingannare il tempo nell'attesa di qualche cliente, ha cominciato a canticchiare una canzone rap molto critica nei confronti di una società del gruppo MCK. Il rap lo ha portato alla morte. Ironia vuole che la canzone ripetesse più volte la frase  “chi dice la verità finisce in una bara”.
"Loro ti danno asilo / ma è la stessa la paura che questi hanno infuso nei tuoi genitori / i tuoi atteggiamenti dipendono dalla radio e televisione (…) " "Elimina la polvere dai tuoi occhi / apri i tuoi occhi fratello / spegni TPA (televisione pubblica, n.d.r.) / getta via i giornali e analizza il quotidiano (…)  “
Fratelli quale libertà ci hanno dato se l'arroganza politica non cesserà mai? / Chi dice la verità finisce in una bara / che razza di democrazia è mai questa? / Ci siamo liberati da 50 anni da una frusta d'acciaio ma non utilizziamo le nostri teste / dopo la fine del colonialismo loro ci hanno regalato solo mezzo secolo di malgoverno."

Un gruppo di quattro guardie presidenziali, identificate da una fascia al braccio sulla quale vi era il distintivo dell'UGP (Presidential Guard Unit), hanno udito la canzone e, pistole alla mano, hanno cominciato a maltrattare e a percuotre Cherokee. Non appena i presenti hanno tentato di fermare i quattro, una delle guardie ha chiamato rinforzi. Pochi minuti dopo, 45 membri dell'UGP sono saltati giù da un autocarro militare.

Un sergente, arrivato con le truppe, una volta appreso della canzone, ha ordinato che il giovane venisse portato sulla spiaggia, distante pochi metri. Secondo testimoni locali, uno straniero avrebbe offerto 100$ statunitensi come "cauzione" per il rilascio di Cherokee, mentre una
venditrice di birra ha offerto 1500 kwanzas per la stessa causa (20 $ statunitensi). Ma, come Maria Joao, la venditrice di birra, ha ricordato le guardie hanno dichiarato che il giovane era un bandito, che parlava male del presidente e che per questo doveva essere ucciso.

"Tu non hai rifugio / per secoli hai cercato un impiego / rimani ancora leale al sistema. Sei bloccato da un remoto controllo di frequenza dei grandi invisibili / loro hanno deciso il tuo futuro mentre ancora eri nel ventre di tua madre / non sai come manifestare tutta la sofferenza d'ogni giorno / le pistole se no sono andate in silenzio ma il tuo cuore rimane in guerra."

Come riportato dal settimanale ‘A Capital’, sulla base delle testimonianze, i soldati dopo aver trascinato Arsénio Sebastião nell'acqua lo hanno pugnalato per renderlo più debole, e lo hanno legato con i lacci degli scarponi di uno di loro. Eduardo Semedo, amico della vittima che ha assistito a tutta la scena ha detto, in lacrime, che quando i soldati hanno raggiunto la riva hanno spinto a lungo la testa di Sebastião dentro l'acqua, per poi lasciarla riemergere, tre volte.

Le ultime parole del giovane sono state "me ne sto andando amici miei". Dopo di che i soldati lo hanno lasciato annegare.

Per assicurasi che la missione venisse completata, i soldati impugnando le loro armi sono rimasti per sincerarsi che nessuno recuperasse il corpo del giovane.

Eduardo Semedo ha riportato le palesi minacce dei soldati nei confronti dei presenti:" chiunque tenterà di salvarlo andrà incontro allo stesso destino."

I soldati hanno lasciato la spiaggia solo dopo essersi assicurati che il giovane fosse effettivamente morto. Secondo quanto diffuso dai media locali, successivamente un generale avrebbe dato ordine di recuperare il corpo, tuttavia questo è stato solo trascinato a riva, ancora legato con i lacci degli scarponi dell'UGP. Il corpo è stato restituito solo il giorno successivo.
 
Per il funerale, le guardie presidenziali hanno inviato “10 soldati armati”.

Una vignetta apparsa sul giornale ‘A Capital’, raffigurante le guardie presidenziali che stavano annegando il giovane, riassumeva quanto accaduto: "Non sapevate che la guardia presidenziale è anche il presidente?" I media locali hanno ribattezzato le guardie come Fedayn, un'allusione alla
guardia privata dell'ex dittatore iracheno, Saddam Hussein.

In un intervista ad ‘A Capital’, il rapper MCK, le cui canzoni sono state sempre censurate dalla televisione e dalla radio di stato, ha dichiarato "questa tragedia segnerà la mia carriera per sempre. Tutto questo può accadere solo in un paese come l'Angola."

Così termina la canzone rap:

"... noi esportiamo olio ed importiamo sofferenza. / La causa della sofferenza dell'Angola è la conferma della filosofia della de-umanizzazione / in una politica di egoismo e dell'inganno straniero / lo stile borghese di vita è parte dell'ovvio processo dell’egocentrismo. /  Ciò che mi irrita non è la faccia dei colpevoli ma la loro l'attitudine / le loro azioni dimostrano l'estinzione delle virtù / Viva chi dice il vero. Le persone hanno bisogno di verità / le persone hanno bisogno di verità / le persone hanno bisogno di verità / Verità, verità".
 

   

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