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di
Rafael Marques
(traduzione Anja Gepponi per Informazione senza friontiere)
5 dicembre 2003
"Le
guardie del lupo hanno ucciso mio figlio", ha continuato
a gridare Inês Sebastião, dopo aver appreso della morte di
suo figlio, Arsénio Sebastião, ucciso in un rituale di
tortura dalle guardie personali del presidente angolano José
Eduardo dos Santos, il 22 novembre 2003.
Arsénio Sebastião lavorava in un autolavaggio nel molo di
Mussalo, a poche centinaia di metri da uno dei palazzi
presidenziali. Per ingannare il tempo nell'attesa di qualche
cliente, ha cominciato a canticchiare una canzone rap molto
critica nei confronti di una società del gruppo MCK. Il rap
lo ha portato alla morte. Ironia vuole che la canzone
ripetesse più volte la frase “chi dice la verità finisce in
una bara”.
"Loro ti danno asilo / ma è la stessa la paura che questi
hanno infuso nei tuoi genitori / i tuoi atteggiamenti
dipendono dalla radio e televisione (…) " "Elimina la
polvere dai tuoi occhi / apri i tuoi occhi fratello / spegni
TPA (televisione pubblica, n.d.r.) / getta via i
giornali e analizza il quotidiano (…) “
“Fratelli quale libertà ci hanno dato se l'arroganza
politica non cesserà mai? / Chi dice la verità finisce in
una bara / che razza di democrazia è mai questa? / Ci siamo
liberati da 50 anni da una frusta d'acciaio ma non
utilizziamo le nostri teste / dopo la fine del colonialismo
loro ci hanno regalato solo mezzo secolo di malgoverno."
Un gruppo di quattro guardie presidenziali, identificate da
una fascia al braccio sulla quale vi era il distintivo dell'UGP
(Presidential Guard Unit), hanno udito la canzone e, pistole
alla mano, hanno cominciato a maltrattare e a percuotre
Cherokee. Non appena i presenti hanno tentato di fermare i
quattro, una delle guardie ha chiamato rinforzi. Pochi
minuti dopo, 45 membri dell'UGP sono saltati giù da un
autocarro militare.
Un sergente, arrivato con le truppe, una volta appreso della
canzone, ha ordinato che il giovane venisse portato sulla
spiaggia, distante pochi metri. Secondo testimoni locali,
uno straniero avrebbe offerto 100$ statunitensi come
"cauzione" per il rilascio di Cherokee, mentre una
venditrice di birra ha offerto 1500 kwanzas per la stessa
causa (20 $ statunitensi). Ma, come Maria Joao, la
venditrice di birra, ha ricordato le guardie hanno
dichiarato che il giovane era un bandito, che parlava male
del presidente e che per questo doveva essere ucciso.
"Tu non hai rifugio / per secoli hai cercato un impiego /
rimani ancora leale al sistema. Sei bloccato da un remoto
controllo di frequenza dei grandi invisibili / loro hanno
deciso il tuo futuro mentre ancora eri nel ventre di tua
madre / non sai come manifestare tutta la sofferenza d'ogni
giorno / le pistole se no sono andate in silenzio ma il tuo
cuore rimane in guerra."
Come riportato dal settimanale ‘A Capital’, sulla base delle
testimonianze, i soldati dopo aver trascinato Arsénio
Sebastião nell'acqua lo hanno pugnalato per renderlo più
debole, e lo hanno legato con i lacci degli scarponi di uno
di loro. Eduardo Semedo, amico della vittima che ha
assistito a tutta la scena ha detto, in lacrime, che quando
i soldati hanno raggiunto la riva hanno spinto a lungo la
testa di Sebastião dentro l'acqua, per poi lasciarla
riemergere, tre volte.
Le ultime parole del giovane
sono state "me ne sto andando amici miei". Dopo di
che i soldati lo hanno lasciato annegare.
Per assicurasi che la missione venisse completata, i soldati
impugnando le loro armi sono rimasti per sincerarsi che
nessuno recuperasse il corpo del giovane.
Eduardo Semedo ha riportato le
palesi minacce dei soldati nei confronti dei presenti:" chiunque
tenterà di salvarlo andrà incontro allo stesso destino."
I soldati hanno lasciato la spiaggia solo dopo essersi
assicurati che il giovane fosse effettivamente morto.
Secondo quanto diffuso dai media locali, successivamente un
generale avrebbe dato ordine di recuperare il corpo,
tuttavia questo è stato solo trascinato a riva, ancora
legato con i lacci degli scarponi dell'UGP. Il corpo è stato
restituito solo il giorno successivo.
Per il funerale, le guardie presidenziali hanno inviato “10
soldati armati”.
Una vignetta apparsa sul giornale ‘A Capital’, raffigurante
le guardie presidenziali che stavano annegando il giovane,
riassumeva quanto accaduto: "Non sapevate che la guardia
presidenziale è anche il presidente?" I media locali hanno
ribattezzato le guardie come Fedayn, un'allusione alla
guardia privata dell'ex dittatore iracheno, Saddam Hussein.
In un intervista ad ‘A Capital’, il rapper MCK, le cui
canzoni sono state sempre censurate dalla televisione e
dalla radio di stato, ha dichiarato "questa tragedia
segnerà la mia carriera per sempre. Tutto questo può
accadere solo in un paese come l'Angola."
Così termina la canzone rap:
"... noi esportiamo olio ed importiamo sofferenza. / La causa della sofferenza
dell'Angola è la conferma della filosofia della de-umanizzazione / in una
politica di egoismo e dell'inganno straniero / lo stile borghese di vita è parte
dell'ovvio processo dell’egocentrismo. / Ciò che mi irrita non è la faccia
dei colpevoli ma la loro l'attitudine / le loro azioni dimostrano l'estinzione
delle virtù / Viva chi dice il vero. Le persone hanno bisogno di verità / le
persone hanno bisogno di verità / le persone hanno bisogno di verità / Verità,
verità".
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