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di
Rafael Marques
(traduzione Sara Mannocci per Informazione senza friontiere)
5 dicembre 2003
Un altro anno giunge al termine e
in Angola la democrazia viene nuovamente ripiegata come
un fazzoletto da riporre nella giacca di chi governa.
Il partito di governo, MPLA (Movement for the Popular Liberation of Angola) ha
tenuto il suo quinto congresso, nel quale era stata riposta la speranza che
l'assemblea imprimesse una forte spinta al corso della democrazia nel paese.
Il mandato democratico dell'attuale governo è scaduto nel 1996, ma a causa della
guerra (1998-2002), le elezioni sono state rimandate a giorni più felici.
Tuttavia, dopo due anni di pace, non si sente ancora parlare di una data in cui
fissare la normalizzazione delle istituzioni statali.
Il 9 dicembre, il presidente dell'MPLA e unico candidato, José Eduardo dos
Santos, è stato rieletto, all'unanimità e per acclamazione, e non mediante
votazione, per altri cinque anni. Al suggerimento di adottare un sistema
democratico, come quello della votazione segreta, solo il presidente ha
votato in favore di tale procedura. Gli altri delegati, più di 1400 hanno
votato per acclamazione e un'unica astensione è stata registrata.
Per il comitato centrale del partito, l'unica lista elettorale era stata
"bloccata". Questa è l'espressione più volte utilizzata dai membri dell'MPLA
per giustificare il metodo elettorale, che vieta i dibattiti sulla lista
finale sottoposta all'analisi di un gruppo di lavoro, guidato dal
presidente.
Eduardo Dos Santos ha presieduto anche alla commissione che ha stabilito
i meriti dei candidati da inserire all'interno del partito.
L'MPLA è al potere dal 1975, e nonostante abbia formalmente abbandonato il
suo passato comunista, la sua struttura non ne ha ancora abbandonato i
metodi, che al contrario si sono raffinati nel tempo.
L'unica novità del congresso è stata la nomina, da parte di dos Santos, di
un vice presidente e di un nuovo segretario generale dell'MPLA. Quello che è
certo è che il comitato centrale si è limitato a ratificare le scelte del
presidente.
Anche se il congresso ha garantito maggiori poteri a dos Santos, anche se
non c'è niente che sfugge al suo controllo, la nomina di un vice presidente
potrebbe indurre le persone a pensare che esiste la possibilità di un suo
successore.
dos Santos è presidente dell'Angola dal 1979, in seguito alla morte del
primo presidente Agostinho Neto. Da quella data non ha mai fatto esperienza di
elezioni democratiche. È anche conosciuto per gettare chiunque in disgrazia
politica, sia che faccia parte del suo partito o del governo, che si
preoccupi di esercitare il potere o di batterlo in popolarità. È
sorprendente l'atteggiamento che ha tenuto, indifferentemente, nei confronti
dei vari segretari generali e primo ministri.
La sua preferenza, nella scelta del vice presidente, è andata all'attuale
ministro della Pubblica Amministrazione, dell'Impiego e della Sicurezza
Sociale, Antonio Pitra Neto. L'Angola ha una pubblica amministrazione
corrotta e poco funzionale, difficilmente le varie attività burocratiche si
concludono senza il pagamento di qualche tangente. La percentuale dei
disoccupati è la più alta al mondo, circa il 60%, e l'assistenza sociale nel
paese è poco più che un insulto per i poveri.
Salendo in carica Pitra Neto ha chiarito il suo ruolo al quotidiano di stato
Jornal de Angola:" devo assistere il presidente del partito, ed è necessario
accondiscendere agli ordini di questo."
Nel 2002, il presidente aveva più volte ripetuto che avrebbe lasciato la presidenza in tempo di
elezioni, tuttavia non fissando alcuna data per queste, può portare a
termine un altro mandato senza venir meno alla promessa. Allo stato attuale
delle cose rimarrà in carica almeno fino al 2005, e sembra addirittura
remota la speranza di elezioni per il 2006.
L'MPLA ha dichiarato che la nuova costituzione entrerà in vigore solo alla
fine del 2004, e solo dopo che la nuova legge elettorale sarà varata. Se la
riforma costituzionale, nella sua formazione, sta impiegando più di cinque anni,
potranno le altre leggi impiegare meno di sei mesi? Quanto tempo
impiegheranno, a questa andatura, dos Santos e l'MPLA a preparare il paese
per le elezioni?
E dov'è l'opposizione? Dopo la decapitazione della leadership nel
febbraio
2002, la seconda organizzazione per importanza politica, l'UNITA (National
Union for the Total Indipendence of Angola), è stata messa a tacere. Questa
è diventata la strategia dominante del presidente per rimanere attaccato al potere ad
ogni costo.
Ciò che continua a sfidare questo clima dittatoriale e soporifero è il ruolo
giocato dai media indipendenti e da alcune isolate iniziative popolari.
È questa la ragione per cui il governo ha di recente proibito la
trasmissione della cattolica Radio Ecclésia in altre sei province.
Il consolidamento del suo potere assoluto non gli ha, tuttavia, permesso di
riprendere il controllo dell'opinione pubblica a Luanda, dove vive un terzo
della popolazione angolana, in parte grazie alla politica di Radio Ecclesia,
che ha dato voce a chi non ne aveva.
Se le onde di Radio Ecclesia riusciranno a raggiungere il resto del paese,
il regime attuale sarà sempre più sotto pressione da parte dell'opinione
pubblica. Ironicamente, la più grande minaccia per il potere è un crescente
coro di voci che l'apparato di sicurezza non sarà più per molto in grado di
mettere a tacere.
Uno scrittore e analista politico angolano, José Eduardo Agualusa, alla
vigilia del congresso dell'MPLA, ha affermato che "o anche l'MPLA si renderà
più democratica o finirà con la democrazia, o la democrazia ne decreterà la
fine."
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