Giornalista e poeta angolano, Rafael
Marques
nel 1999 ha trascorso 41 giorni in galera con l’accusa di diffamazione nei confronti del presidente José Eduardo dos Santos. Nel marzo 2000, dopo una lunga serie di proteste di associazioni internazionali, è stato condannato a sei mesi di detenzione e al pagamento di una multa per diffamazione al capo del governo. Il 27 ottobre 2000, la Corte Suprema ha emesso il suo giudizio finale, sospendendo per 5 anni la sentenza ai danni di Marques ma interdicendo lo stesso dal pubblicare, viaggiare e parlare in pubblico durante questi 5 anni. Da allora i suoi scritti possono solo circolare all’estero.

altri articoli
Angola: una morte per una canzone e il trionfo dell'impunità


 

   
 

 

torna alla home page

 
Angola: come comportarsi con la democrazia

 

 

di Rafael Marques
(traduzione Sara Mannocci per Informazione senza friontiere)
5 dicembre 2003

Un altro anno giunge al termine e in Angola la democrazia viene nuovamente ripiegata come un fazzoletto da riporre nella giacca di chi governa. Il partito di governo, MPLA (Movement for the Popular Liberation of Angola) ha tenuto il suo quinto congresso, nel quale era stata riposta la speranza che l'assemblea imprimesse una forte spinta al corso della democrazia nel paese.
Il mandato democratico dell'attuale governo è scaduto nel 1996, ma a causa della guerra (1998-2002), le elezioni sono state rimandate a giorni più felici. Tuttavia, dopo due anni di pace, non si sente ancora parlare di una data in cui fissare la normalizzazione delle istituzioni statali.
Il 9 dicembre, il presidente dell'MPLA e unico candidato, José Eduardo dos Santos, è stato rieletto, all'unanimità e per acclamazione, e non mediante votazione, per altri cinque anni. Al suggerimento di adottare un sistema democratico, come quello della votazione segreta, solo il presidente ha votato in favore di tale procedura. Gli altri delegati, più di 1400 hanno
votato per acclamazione e un'unica astensione è stata registrata.
Per il comitato centrale del partito, l'unica lista elettorale era stata "bloccata". Questa è l'espressione più volte utilizzata dai membri dell'MPLA per giustificare il metodo elettorale, che vieta i dibattiti sulla lista finale sottoposta all'analisi di un gruppo di lavoro, guidato dal presidente.
Eduardo Dos Santos ha presieduto anche alla commissione che ha stabilito i meriti dei candidati da inserire all'interno del partito.
L'MPLA è al potere dal 1975, e nonostante abbia formalmente abbandonato il suo passato comunista, la sua struttura non ne ha ancora abbandonato i metodi, che al contrario si sono raffinati nel tempo.
L'unica novità del congresso è stata la nomina, da parte di dos Santos, di un vice presidente e di un nuovo segretario generale dell'MPLA. Quello che è certo è che il comitato centrale si è limitato a ratificare le scelte del presidente.
Anche se il congresso ha garantito maggiori poteri a dos Santos, anche se non c'è niente che sfugge al suo controllo, la nomina di un vice presidente potrebbe indurre le persone a pensare che esiste la possibilità di un suo successore.
dos Santos è presidente dell'Angola dal 1979, in seguito alla morte del primo presidente Agostinho Neto. Da quella data non ha mai fatto esperienza di elezioni democratiche. È anche conosciuto per gettare chiunque in disgrazia politica, sia che faccia parte del suo partito o del governo, che si preoccupi di esercitare il potere o di batterlo in popolarità. È sorprendente l'atteggiamento che ha tenuto, indifferentemente, nei confronti dei vari segretari generali e primo ministri.
La sua preferenza, nella scelta del vice presidente, è andata all'attuale ministro della Pubblica Amministrazione, dell'Impiego e della Sicurezza Sociale, Antonio Pitra Neto. L'Angola ha una pubblica amministrazione corrotta  e poco funzionale, difficilmente le varie attività burocratiche si concludono senza il pagamento di qualche tangente. La percentuale dei disoccupati è la più alta al mondo, circa il 60%, e l'assistenza sociale nel paese è poco più che un insulto per i poveri.
Salendo in carica Pitra Neto ha chiarito il suo ruolo al quotidiano di stato Jornal de Angola:" devo assistere il presidente del partito, ed è necessario accondiscendere agli ordini di questo."
Nel 2002, il presidente aveva più volte  ripetuto che avrebbe lasciato la presidenza  in tempo di elezioni, tuttavia non fissando alcuna data per queste, può portare a termine un altro mandato senza venir meno alla promessa. Allo stato attuale delle cose rimarrà in carica almeno fino al 2005, e sembra addirittura remota la speranza di elezioni per il 2006.
L'MPLA ha dichiarato che la nuova costituzione entrerà in vigore solo alla fine del 2004, e solo dopo che la nuova legge elettorale sarà varata. Se la riforma costituzionale, nella sua formazione, sta impiegando più di cinque anni, potranno le altre leggi impiegare meno di sei mesi? Quanto tempo impiegheranno, a questa andatura, dos Santos e l'MPLA a preparare il paese per le elezioni?
E dov'è l'opposizione? Dopo la decapitazione della leadership nel febbraio 2002, la seconda organizzazione per importanza politica, l'UNITA (National Union for the Total Indipendence of Angola), è stata messa a tacere. Questa è diventata la strategia dominante del presidente per rimanere attaccato al potere ad ogni costo.
Ciò che continua a sfidare questo clima dittatoriale e soporifero è il ruolo giocato dai media indipendenti e da alcune isolate iniziative popolari. È questa la ragione per cui il governo ha di recente proibito la trasmissione della cattolica Radio Ecclésia  in altre sei province.
Il consolidamento del suo potere assoluto non gli ha, tuttavia, permesso di riprendere il controllo dell'opinione pubblica a Luanda, dove  vive un terzo della popolazione angolana, in parte grazie alla politica di Radio Ecclesia, che ha dato voce a chi non ne aveva.
Se le onde di Radio Ecclesia riusciranno a raggiungere il resto del paese, il regime attuale sarà sempre più sotto pressione da parte dell'opinione pubblica.  Ironicamente, la più grande minaccia per il potere è un crescente coro di voci che l'apparato di sicurezza non sarà più per molto in grado di mettere a tacere.
Uno scrittore e analista politico angolano, José Eduardo Agualusa, alla vigilia del congresso dell'MPLA, ha affermato che "o anche l'MPLA si renderà più democratica o finirà con la democrazia, o la democrazia ne decreterà la fine."

 

   

torna alla home page

   

per ulteriori informazioni e per scriverci: direttore.isf@libero.it