torna alla home page

 
Il re del Marocco è indulgente
 

 

11 gennaio 2004
FONTE: il Manifesto

Il Marocco ha bisogno - e urgente - dell'America, nonostante la maggior parte dei suoi traffici e commerci siano con l'Europa, e così il re Mohammed VI, «il riformatore», ha voluto mandare un segnale. Mercoledì ha liberato 33 detenuti politici, alcuni di lungo, concedendo loro il suo perdono e la grazia. Fra i 33 il più noto e seguito all'estero è Alì Lmrabet (foto), il giornalista indipendente che stava scontando dal maggio scorso una condanna a 4 anni, poi ridotti a 3 in appello, ed era da una quarantina di giorni in sciopero della fame. L'accusa che gli era costata la condanna era di quelle imperdonabili nella «monarchia costituzionale per diritti divino» instaurata nel `56, quando la Francia concesse l'indipendenza al Marocco e incoronò come re il sultano Mohammed, proseguita per 38 anni da suo figlio Hassan II - un fedelissimo alleato dei francesi e degli americani -, incarnata dal `99, alla morte del padre, dal giovane Mohammed VI. In altri tempi, neanche tanto lontani, Lmbaret e i suoi compagni di sventura non sarebbero mai usciti vivi dal carcere di Salé. Ma il Marocco, proprio in quanto alleato sicuro e moderato dell'Occidente in un'era di guerra totale al terrorismo e di scontro di civiltà certi amici se li deve tenere buoni. L'occasione è stata data dalla creazione e inaugurazione di un organismo di «Equità e Riconciliazione» in cui re Mohammed ha messo in risalto «il fermo impegno della corona di portare avanti la promozione dei diritti umani» - impegno già preso al momento della sua incoronazione quattro anni fa -, naturalmente senza alcuna concessione alle pressioni esterne. Per pura coincidenza il segretario di stato Colin Powell in persona, appena un mese fa, aveva ricordato al sovrano l'interesse dell'America per Alì Lmbaret e altri giornalisti in galera. Idem Kofi Annan, il segretario generale dell'Onu. Sempre per coincidenza il Marocco sta negoziando con Washington uno dei soliti accordi di libero scambio che sono lo strumento più recente con cui gli Usa cercano di mantenere o rinnovare gli accordi di vassallaggio con i singoli paesi: nei giorni prossimi il primo ministro marocchino Driss Jetty viaggerà nella capitale americana e potrà spendere la liberazione di Lmrabet e compagni. Pochi giorni dopo, alla fine del mese, sarà il Consiglio di sicurezza dell'Onu che dovrà decidere sull'annoso problema del Sahara occidentale, che Rabat non vuol mollare in nessun caso ai saharawi del Polisario. Il Marocco ha respinto anche l'ultimo piano di pace - peraltro assai favorevole alle tesi marocchine - messo a punto dall'ex segretario di stato Usa James Baker che era l'inviato di Kofi Annan prima di essere dirottato da Bush sull'Iraq. Non è male dimostrare una certa compiacenza con la gestione dimplomatica americana per non indisporre il poderoso amico in vista del voto al Palazzo di vetro.

E' a questo che Alì Lmrabet e gli altri 32 detenuti politici liberati mercoledì devono la loro liberazione. Insieme a Lmrabet, sono usciti altri 6 giornalisti, alcuni islamisti, alcuni indipendentisti saharawi e un militante per i diritti umani.

Lmrabet, che ha sottolineato di non avere chiesto la grazia perché «non ho niente da farmi perdonare», era stato condannato - insieme agli altri 6 giornalisti - nel maggio scorso dopo i sanguinosi attentati di Casablanca e in virtà alla legge anti-terrorista promulgata in quel mese. L'accusa di «oltraggio al re» era dovuta al fatto di avere pubblicato sulla sua rivista Demain magazine (riaperta dopo che quella precedente era stata chiusa su ordine del premier Abderraman Yussufi, socialista ma di nomina reale) delle caricature del sovrano e un'intervista a un esponente della sinistra marocchina che aveva osato proclamarsi repubblicano.

Clemenza sì ma senza esagerare. Liberato Lmrabet, le sue due riviste - oltre a Demain in francese, Dou-man in arabo - resteranno chiuse (anche se lui ha assicurato che «chiederà subito il permesso per aprirne un'altra»).

Mohammed VI, al pari dei suoi colleghi arabi, deve stare attento. Perché la repressione interna e le influenti amicizie esterne non mettono al riparo il Marocco dai virus che circolano da molte parti del mondo e in particolare nel mondo arabo. Nel paese più occidentale del Maghreb i partiti radicali islamici, come qualsiasi partito e qualsiasi «cosa» che minacci minimamente la stabilità del regime, sono fuorilegge. Ma anche in Marocco il richiamo dell'islamismo radicale sembra attecchire velocemente (gli attentati di Casablanda ne sono una delle prove) e gli islamisti moderati che si sono presentati alle ultime elezioni parlamentari del 2002 - pur non contando il parlamente niente - hanno fatto il pieno.
 

   

torna alla home page

   

per ulteriori informazioni e per scriverci: direttore.isf@libero.it