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23 gennaio 2004
Un delegazione di giornalisti
guidata dall'International Federation of Journalists (IFJ) sta in
questa settimana visitando l'Iraq per preparare un programma
di supporto per i reporter che si trovano nel paese. I
rappresentati dei giornalisti che arrivano da Egitto,
Giordania, Gran Bretagna, Francia, Yemen e Tunisia fanno
parte della delegazione che insieme con la Federation of
Arab Journalists visiterà per tutta la settimana Baghdad ed
il nord del paese con l'obiettivo di istituire un programma
d'azione per mantenere l'unità tra i giornalisti e creare le
premesse per unanuova unione nazionale degli stessi.
"Questa è una missione di solidarietà," ha dichiarato Aidan
White, Segretario Generale dell'IFJ, che è a capo della
delegazione. "Il giornalismo in Iraq è stato brutalizzato
durante questi anni e i media si trovano sotto tremende
pressioni soprattutto adesso che il paese si sta impegnando
nella costruzione di un futuro indipendente, democratico e
pacifico." La missione ha visto l'inizio di alcuni corsi
sulla sicurezza per i giornalisti che si trovano a Baghdad.
"La nostra priorità è quella di assicurare che i reporter
Iracheni siano in grado di lavorare in un ambiente sicuro e
di offrire loro protezione," ha detto White. Il corso sulla
sicurezza è stato organizzato dall'International News Safety
Institute (INSI), organizzazione specializzata
nell'assistenza ai giornalisti che lavorano in aree
pericolose.
La missione, finanziata dall'IFJ e dall'FAJ, che rappresenta
i giornalisti arabi in tutto il medio oriente e nord Africa,
è seguita ad un accordo firmato a Rabat, Marocco, lo scorso
Aprile quando i giornalisti delle due associazioni hanno
deciso di lavorare insieme per promuovere la libertà di
stampa nell'Iraq del dopo guerra. Tale iniziativa ha preso
campo dopo il tentativo del governo provvisorio di censurare
alcuni articoli troppo critici nei confronti
dell'occupazione Statunitense, che si temeva potessero
acuire le tensioni. Ai quotidiani è stato detto di non
utilizzare termini come "Jihad"e "resistenza" ed è stato
fatto divieto al canale satellitare
Al-Arabiya di lavorare a Baghdad.
"I media Iracheni hanno diritto di riportare da tutti i
fronti- anche da quelli profondamente contrari all'attuale
amministrazione. Tale giornalismo, certo, arrecherà danno ad
alcune persone, ma non può essere una scusa per promuovere
la censura," ha proseguito White. L'IFJ ritiene che debba
esserci rispetto per il giornalismo indipendente da parte
delle autorità.
"Non si può costruire la democrazia sopra la censura ed il
tentativo di controllare il messaggio dei media. Al
contrario, è necessario creare una struttura, controllata da
giornalisti, che assicuri un giornalismo professionale."
La missione rifletterà, insieme ai giornalisti iracheni, su
come si possa incoraggiare la creazione di una struttura
unica che rappresenti tutti i reporter e che si basi sui
principi della libertà di stampa, dell'auto-determinazione e
della libertà d'associazione.
"E' necessario che i giornalisti iracheni si uniscano e
chiedano all'unanimità il rispetto per l'indipendenza dei
media e per i diritti sociali di coloro che lavorano
nell'informazione. La sfida sarà quella di creare l'unità
tra i giornalisti, perché le divisioni finiscono solo per
indebolire
la loro forza. I reporter iracheni devono assicurarsi che il
loro punto di vista venga preso in considerazione quando si
tratta di decidere sul loro futuro. Il nostro obiettivo è
quello di vedere come la comunità internazionale possa
aiutarli nel loro intento," ha concluso White.
Alla fine dello scorso anno l'IFJ ha pubblicato un rapporto piuttosto
critico nel confronti dell'esercito statunitense in Iraq-
Giustizia negata sulla strada per Baghdad - ed ha chiesto
che venga cambiata la legislazione internazionale così da
offrire maggiore protezione ai giornalisti.
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