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di
Donatella Della Ratta
25 gennaio 2004
FONTE: il Manifesto
La Bbc firma un patto con il diavolo. Che in questo caso ha
il volto del caporedattore della «tv di Bin Laden». Dalle pagine del quotidiano
inglese Daily Express è scoppiata ieri l'ennesima polemica-bomba che vede
ancora protagonista il servizio pubblico britannico, colpevole di aver assunto
fra le sue fila «l'uomo che ha lasciato che i corpi degli eroi inglesi fossero
mostrati in tv». Il personaggio in questione si chiama Ibrahim Helal, ed è colui
che con un cenno del capo ha avuto il potere di dare carta bianca alla messa in
onda dei videomessaggi di Bin Laden firmati Al Jazeera. È una delle teste
pensanti più preziose della tv del Qatar: con le sue decisioni ha contribuito
agli scoop più clamorosi e, di conseguenza, al successo della rete che si è
trasformata nel giro di pochissimo da tv di un piccolo stato del Golfo a network
di news globali in grado di competere con i giganti in lingua inglese calibro
Bbc e Cnn. Helal ha recentemente rimesso le sue dimissioni ad Al Jazeera, dove
lavorava come caporedattore dal 1996, anno della nascita della rete. Motivo:
l'offerta «allettante» del Bbc World Service Trust, una fondazione che fa parte
del braccio commerciale del servizio pubblico inglese, la Bbc World. Helal
dovrebbe occuparsi per almeno due anni della formazione dei giornalisti
dell'area mediorientale ed educarli ai principi che sorreggono la solida
reputazione delle news made in Bbc: imparzialità, equilibrio, verifica e
affidabilità delle fonti.
La Bbc ci tiene a precisare che l'assunzione dell'ex caporedattore di Al Jazeera
è una decisione presa all'unanimità da tutta la corporation. Ed è proprio
questo che fa andare su tutte le furie chi, come il Daily Express, accusa
gli «arroganti capi» del servizio pubblico britannico di usare «due pesi e due
misure», evidentemente riferendosi alla recentissima «cacciata» dal network del
veterano presentatore di un popolare show Bbc, Robert Kilroy-Silk, colpevole di
aver scagliato parole al vetriolo sugli arabi dalle pagine del Sunday Express
(stesso gruppo del Daily).
L'articolo del popolare volto della Bbc, carico di veleno nei confronti degli
arabi (tutti) «kamikaze, amputa-arti, oppressori di donne», aveva mandato su
tutte le furie la comunità islamica inglese, scatenando una valanga di fax,
e-mail e telefonate alla sede di Londra della tv pubblica di spettatori
indignati che chiedevano spiegazioni su una presa di posizione così netta e
decisamente razzista del presentatore. Una polemica trascinatasi per due
settimane ed archiviata dopo una lunga riunione di otto ore di Kilroy-Silk con i
vertici della Bbc, al termine della quale il presentatore ha comunicato le sue
dimissioni, fortemente «raccomandate» dal network: Kilroy è un volto talmente
popolare della rete che le sue opinioni potrebbero facilmente essere scambiate
per quelle del servizio pubblico inglese. Tornando ad Helal, il suo
trasferimento alla Bbc, a pochi giorni dall'esplosione della faccenda Kilroy, è
per molti un chiaro segno della politica pro-araba che la Bbc sta adottando.
Ma piuttosto quello di Helal è un ritorno alla casa madre, dato che il
giornalista è cresciuto, come molti altri della newsroom di Al Jazeera, alla
scuola del Bbc Arabic Service, nucleo originario di quella che sarebbe diventata
la tv all news del Qatar. E il suo rientro nelle fila del servizio pubblico
inglese la dice più che altro lunga su quello che accade dentro Al Jazeera dove,
silenziosamente ma inesorabilmente, da qualche mese è in atto una politica di
epurazione dei giornalisti più scomodi (cioè quelli più brillanti, che hanno
fatto il nome della rete).
Nella lista nera di Al Jazeera (e degli Usa?) sono già entrate le teste (cadute)
di Mohamed Jasim Al Ali e Adnan Al Sharif, ex direttori generali della rete (il
primo, soprattutto, responsabile della linea editoriale aggressiva e degli scoop
collezionati dopo l'11 settembre) e, più recentemente, diverse personalità del
sito in inglese del canale, come la senior editor Yvonne Ridley, inglese e
musulmana, forse troppo antiamericana per il nuovo corso della tv del Qatar. Al
Jazeera sta perdendo lo smalto iniziale e trasformandosi in una rete come tante.
La prima spia è la fuoriuscita, volontaria o forzata, dei suoi migliori nomi. La
seconda è una politica editoriale che si orienta sempre più al bouquet di
offerte tematiche piuttosto che al rafforzamento del suo cavallo di battaglia,
le news. La rete ha infatti appena annunciato che, in collaborazione con la
Qatar Foundation e con il gruppo francese Lagardere, produrrà entro la fine del
2004 un canale tematico in arabo dedicato interamente ai ragazzi e destinato al
mercato mediorientale ma anche europeo e, in un secondo tempo, americano ed
asiatico. Il nuovo canale ragazzi di Al Jazeera trasmetterà da Doha ma si
avvarrà di una forte collaborazione con Parigi, anche in termini di produzione
ed acquisto programmi. Mentre è data per prossima al lancio - giugno 2004 - la
nuova rete tematica, sempre targata Al Jazeera, che si occuperà esclusivamente
di documentari, acquistati da collaboratori di rilievo internazionale (Bbc,
ancora una volta e, unica partner italiana, la GA&A di Gioia Avvantaggiato, fra
le pochissime ad aver investito su questo genere «derelitto» dei nostri
palinsesti).
Le mosse di Al Jazeera verso la «tematizzazione» dell'offerta sono senz'altro
interessanti e testimoniano la volontà del canale di imporsi come marchio
globale capace di fornire offerte televisive su diversi fronti, proprio come i
più prestigiosi operatori globali. Eppure sviano l'attenzione dalle news, che
pure sono state il genere forte della programmazione del canale, una voce nuova
ed originale nel panorama arabo e mondiale. Al momento ad Al Jazeera non c'è più
traccia del progetto del canale all news in inglese, il cui lancio era pur
previsto per inizio 2004. Per adesso, l'unica vera novità a Doha resta la fuga
dei cervelli.
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