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di
Orsola Casagrande
2 febbraio 2004
FONTE: il Manifesto
Cade
anche la testa di Andrew Gilligan, il giornalista della BBC
che ha denunciato le manipolazioni del dossier sull'Iraq da
parte del governo. Gilligan ha dichiarato che «la decisione
di andarmene è soltanto mia. Mi dimetto per proteggere la
Bbc che amo e di nuovo chiedo scusa per gli errori che ho
commesso nei miei servizi». Se Tony Blair sperava di mettere
il punto finale a questa vicenda dopo l'assoluzione di
Hutton, le dimissioni di Gilligan assicurano che girare
pagina non sarà possibile. Perché, come ha detto lo stesso
giornalista, «la Bbc collettivamente è stata vittima di una
profonda ingiustizia». Ma soprattutto Gilligan ribadisce che
«il dossier sull'Iraq è stato manipolato: probabilità e
possibilità sono state trasformate in certezze». Gilligan
certo tornerà all'attacco, visto che dovrebbe andare a
lavorare per un giornale nazionale. Greg Dyke, dopo le
dimissioni da direttore generale della Bbc, aveva annunciato
di essere pronto a dire che cosa non può «assolutamente
accettare» del rapporto di Lord Hutton: «Tanto per
cominciare, mentre Hutton ha concesso il beneficio del
dubbio a tutti gli uomini del governo coinvolti, non l'ha
concesso a nessuno degli uomini della Bbc». E ha aggiunto
che «il rapporto dovrebbe preoccupare tutti quelli che
lavorano nei media, per le implicazioni che avrà». Anche se
non ha voluto entrare nei dettagli («risponderò a tempo
debito», ha però promesso), Dyke ha sottolineato che «Lord
Hutton sembra suggerire che non è più sufficiente per un
giornalista riportare quello che gli è stato confidato da
una fonte per quanto autorevole. D'ora in poi bisogna che il
giornalista dimostri la veridicità della `soffiata'. Se così
è, - ha aggiunto - viene modificata la legge di questo paese
e allora tutti, nei media, dovrebbero cominciare a
preoccuparsi». Dyke ha quindi riconosciuto che la Bbc «ha
commesso errori nella gestione della vicenda» e ha aggiunto
di aver dovuto rassegnare le sue dimissioni dopo la
pubblicazione del rapporto. Un gesto di stile più che la
reale volontà di andarse (e non a caso il
board
of governors,
il comitato dei governatori, si è spaccato quando si è
trattato di votare se accettare o meno le dimissioni).
Anche ieri Dyke ha
avuto la dimostrazione di quanto fosse popolare all'interno
della Bbc e fuori, tra il pubblico. Una delle radio minori
della Bbc ha addirittura interrotto le trasmissioni per un
minuto per chiedere il ritorno di Dyke. E in un sondaggio
pubblicato dal Guardian la Bbc è considerata tre
volte più affidabile del governo. Tuttavia sia il governo
sia la televisione di stato hanno perso la fiducia quasi
della metà degli intervistati. Interessante il dato sulla
guerra in Iraq: dopo Hutton meno della metà degli elettori
laburisti (47%) si è detto favorevole al conflitto, il 6% in
meno che la settimana scorsa. Sul trattamento riservato al
professor David Kelly, il 60% degli intervistati ritiene che
egli sia stato trattato ingiustamente dal governo. Una
percentuale che scende al 49% quando la stessa domanda viene
fatta rispetto alla Bbc. Infine, per il 37% degli
intervistati è Blair che avrebbe dovuto dimettersi.
Sull'affaire
Gilligan la Bbc aveva annunciato di voler aprire una
indagine interna. Un altro segnale del «nuovo corso»
annunciato dal direttore generale ad interim, Mark Byford,
in attesa delle nuove nomine che spettano alla ministra alla
cultura Tessa Joell, al premier e per la ratifica finale
alla regina. Il vuoto di potere creato dalle dimissioni del
presidente della Bbc Gavyn Davies e dal suo direttore
generale, Greg Dyke, ha sollevato anche altre questioni, tra
cui la necessità di rivedere lo statuto e le regole della
televisione di stato comprese le modalità di nomina del
potente board of directors, che dovrebbe essere
formato da personalità «indipendenti». Era stato proprio
Blair, con la nomina di Greg Dyke (uno dei donatori del
Labour), a cambiare le regole. Ora l'imperativo è
«riconquistare la fiducia del pubblico»: ma la gestione
Dyke, oggettivamente una ventata di aria fresca nella spesso
asfittica programmazione radiotelevisiva dell'austera Bbc
(così legata alla Received Pronunciation e all'equidistanza
da essere spesso insopportabile) è stata un successo in
termini di popolarità dei programmi e di seguito. Forse
quando i vecchi baroni dell'esecutivo, quelli che alla fine
hanno preferito sacrificare Dyke che se stessi, parlano di
«riconquistare la fiducia del pubblico» si riferiscono al
governo (gestore della cosa pubblica) più che alla gente che
paga l'abbonamento.
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