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febbraio 2004
a cura di Monica Mazzoleni
Un
libro denuncia che si legge con un fortissimo senso di
inadeguatezza, angoscia, impotenza, ma soprattutto rabbia.
Rabbia per qualcosa che si doveva e poteva evitare, ma non
lo si è fatto.
Siamo in Rwanda: il paese delle mille colline. Un territorio
poco più grande della Lombardia nel bel mezzo di vasti stati
africani, paese di foreste pluviali, brughiere ondulate,
altipiani ricoperti di savana.
Paese dove ha avuto luogo uno dei più feroci genocidi della
storia. Tra il 6 aprile 1994 ed il 19 luglio 1994 furono
ammazzati 500.000 rwandesi: un omicidio ogni diciotto
secondi.
Daniele Scaglione, autore del libro, per quattro anni
presidente della sezione italiana di Amnesty International,
con l’ausilio di molte fonti di informazione traccia una
vera e propria cronaca puntuale di quei giorni sanguinosi.
Giorni di terrore che la maggior parte degli organi di
informazione ha voluto ignorare, relegando la tragedia che
si svolgeva sotto gli occhi dell’intera comunità
internazionale alla tesi di uno scontro tribale folle ed
irrazionale.
Scaglione spiega invece come il genocidio dei tutsi da parte
degli hutu in Rwanda non si è scatenato per caso, ma è stato
il frutto di politiche coloniali che hanno enfatizzato una
divisione che all’origine non era etnica, ma piuttosto aveva
un significato di casta.
Divisione che poi i governanti hutu hanno esasperato ad arte
per creare il nemico tutsi: capro espiatorio di ogni male.
Il libro è una forte accusa, documentata con rigore,
rivolta alla comunità internazionale che non ha voluto
intervenire per fermare il massacro. Genocidio che si poteva
evitare con l’intervento di 5.000 militari.
“Le montagne di cadaveri hanno evidenziato come i paesi
occidentali più sviluppati siano ancora legati a una
politica estera meschina, incentrata sui propri interessi
personali.”
L’autore condivide la sofferenza, il profondo sconcerto,
senso di impotenza e fallimento di chi come il comandante
Dallaire, dei Caschi Blu in Rwanda, chiedeva con insistenza
aiuto e veniva metodicamente ignorato e boicottato.
E ricorda come i veri responsabili del fallimento non solo
non hanno rivisto le loro scelte, ma sono anche stati
confermati o promossi nelle loro cariche e a tutt’oggi nulla
hanno da temere.
“Istruzioni per un genocidio” è una denuncia che non si
arrende all’orrore.
I fatti evidenziano forti responsabilità di funzionari,
dirigenti e capi di governo: le responsabilità personali non
devono diventare alibi per denigrare un’intera istituzione
quale l’ONU che, seppur con tutti i suoi difetti, ha
obbiettivi e basi giuridiche forti e giuste.
Un libro di forte tensione morale scritto perché tutti
sappiano e perché tragici errori non si abbiano a ripetere.
(Dal testo è stato tratto il monologo teatrale “La carezza
di Dio, Rwanda 1994”)
Anno di pubblicazione: 2003
Numero
di pagine: 256
Prezzo: € 12,00
ISBN:
88-7670-447-7
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