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28 febbraio 2004

Da sinistra a destra:
il presidente nazionale della Federazione Nazionale della
Stampa Italiana, Franco Siddi, il
segretario generale dell’International Federation of Journalists, Aidan White,
il sindaco di Siena, Maurizio Cenni, il presidente dell’associazione
"Informazione senza Frontiere", Carlo Umberto Salvicchi, e
nello sfondo il segretario della Federazione Nazionale della
Stampa Italiana, Paolo Serventi Longhi
Aidan White,
dalla città di Siena, lancia la giornata mondiale di lutto
per i giornalisti uccisi nell’ultimo conflitto in Iraq. Il
segretario generale dell’International Federation of
Journalist, ospite della città toscana per ritirare la
quarta edizione del premio "Città di Siena" di Informazione
senza frontiere per la libertà di stampa nel mondo, ha colto
l’occasione per proporre una giornata di protesta
internazionale per il prossimo 8 aprile. "L’8 aprile – ha
dichiarato Aidan White – a un anno di distanza dal tremendo
attacco americano all’hotel Palestine di Baghdad,
organizzeremo una giornata mondiale di lutto e protesta per
ricordare le vittime. Nelle strade di Washington, Bruxelles
e di altre città del mondo, scatteranno manifestazioni
parallele di protesta per diffondere una maggiore
sensibilizzazione nella tutela dei giornalisti impegnati in
contesti difficili".
L’International Federation of Journalists è la più grande
associazione di giornalisti del mondo che, dal 1926, si
occupa della salvaguardia dei numerosi giornalisti,
operatori, fotoreporter, impegnati su fronti particolarmente
difficili. Proprio per questo grande lavoro, Informazione
senza frontiere ha deciso di riservare all’associazione il
premio per la libertà di stampa nel mondo in un anno, quello
appena trascorso, caratterizzato dalla morte di più di 30
giornalisti in servizio in Iraq.
L’intervista ad Aidan White
Aidan White è intervenuto sui rischi della
professione: "Nelle zone dei conflitti armati - ha detto il
segretario generale analizzando le difficoltà del mestiere
di reporter- i giornalisti si assumono dei rischi enormi.
Ogni giorno diventa sempre più difficile svolgere il proprio
lavoro, perché la concorrenza tra i media è sempre più alta.
Si sta diffondendo la cultura delle "breaking news", con il
giornalista che deve essere sul posto in tempo reale e
rendere necessario il reportage in fretta, aumentando
notevolmente i rischi. Il tutto per aggiudicarsi immagini
più spettacolari e drammatiche, che possano soddisfare le
richieste dei network".
Il bilancio dell’ultimo conflitto nel territorio
iracheno è troppo pesante da accettare ed è necessario
intervenire per cercare di migliorare le condizioni di
lavoro dei professionisti al servizio dell’informazione.
"Diminuisce l’investimento delle aziende editoriali per
la tutela della sicurezza dei giornalisti a tutto vantaggio
dell’esclusiva e dello scoop – ha continuato White – ovvero
a favore del guadagno commerciale dell’impresa editoriale".
Lei è arrivato in Italia per la traduzione della
guida per la sicurezza dei giornalisti realizzata
dall’International Federation of Journalists e da
Informazione senza frontiere. Qual è la situazione italiana
su questo fronte?
"L’istituto per la sicurezza dei giornalisti è
costituito da tutti i più grandi editori del mondo (Cnn,
Reuter, BBC, ecc.) ma in Italia soltanto il sindacato dei
giornalisti è al momento impegnato su questo aspetto. Questo
è un grande errore degli editori italiani".
L’IFJ ha lanciato una campagna internazionale.
"Noi abbiamo chiesto a livello internazionale il
rispetto dello status di giornalista professionista. Si
tratta di una campagna importante per accrescere la qualità
dei media, per salvaguardare l’indipendenza editoriale e per
favorire la creazione di una cultura di rispetto all’interno
degli stessi organi di informazione dei diritti dei
giornalisti".
Qual è il rischio più grosso per un
giornalista?
"Noi chiediamo giustizia quando un giornalista viene
ucciso. Allo stato attuale delle cose abbiamo sette casi di
giornalisti uccisi in Iraq per i quali non esiste alcuna
spiegazione accettabile. E’ per questo motivo che abbiamo
deciso di varare una giornata mondiale di lutto e protesta
per l’8 aprile prossimo.
L’intervento del Sindaco di Siena Maurizio
Cenni
Dopo la consegna del premio ad Aidan White,
è stato aperto un dibattito sul tema della difesa dei
giornalisti. Numerosi gli interventi di prestigio, con il
sindaco di Siena, Maurizio Cenni, che ha fatto gli onori di
casa illustrando ai presenti la cartolina, pensata dal
Comune di Siena per commemorare i giornalisti caduti in
Iraq.
"L’iniziativa "Cartoline dall’Iraq" – ha dichiarato il
sindaco Cenni – ha come obiettivo far conoscere il dramma
che si è consumato in Iraq. Io credo che tutti i giornalisti
abbiano nelle loro mani un compito che è qualcosa di più di
un mestiere. Un ruolo che magari non sempre viene loro
riconosciuto ma che, come per altre professioni fondamentali
in una società civile, può essere determinante. Per entrare
nella vita degli altri, nelle storie da trasformare in
articoli o servizi televisivi occorre una sensibilità e un
senso del rispetto dell’altro che non sempre è facile
trovare".
"Se questa è la funzione – proseguito il sindaco di Siena -
il diritto si chiama libertà di stampa. Sui 186 stati che
siedono alle Nazioni Unite, sono poco più di una trentina
quelli che rispettano completamente la libertà di stampa, e
un’altra cinquantina la rispettano approssimativamente. La
situazione resta invece negativa in ottanta paesi ed
estremamente negativa in altri trenta. Non c’è da
meravigliarsi, la carta della libertà di informazione
coincide con quella della democrazia e del rispetto dei
diritti dell’uomo. I giornalisti hanno la capacità e la
possibilità di raccontare ciò che vedono. Il nostro vuole
essere un contributo perché questo difficile ma anche
affascinante lavoro abbia il diritto dovere di essere
portato a termine, sempre".
L’intervento di Paolo Serventi Longhi,
segretario FNSI
Paolo Serventi Longhi, segretario della
Federazione Nazionale della Stampa Italiana, è intervenuto
sulle motivazioni dell’iniziativa. "Si tratta di un premio
di grande significato per i giornalisti di tutto il mondo –
ha spiegato - per gli italiani in particolare. White ci
rappresenta tutti ed è un po’ il simbolo di una battaglia
quotidiana per garantire ai cittadini il diritto ad essere
informati correttamente. C’è una una battaglia in Iraq, dove
oltre trenta giornalisti di tutto il mondo sono morti, ma ce
ne sono tante altre in battaglia in Medio Oriente, in Sud
America, in Africa, in Cecenia e nei paesi dell’ex Unione
Sovietica. Una battaglia che vede vittime e feriti, che vede
censure e propaganda, nella quale i giornalisti sono dalla
parte di coloro che hanno il diritto di informare e di
essere informati. Anche in Italia il problema informazione è
al centro del dibattito politico e dell’azione del sindacato
dei giornalisti contro tutti i tentativi di limitare la
libertà di stampa, di condizionare l’informazione televisiva
e scritta, di cambiare le regole restringendo gli spazi del
pluralismo. Un impegno forte, quindi, - ha concluso Paolo
Serventi Longhi - in difesa dei diritti del giornalista, ma
anche dei cittadini affermando, nel nostro paese e in
Europa, la libertà di informazione come sacro principio
democratico. Purtroppo la convenzione europea nasce monca di
questo principio ed occorre ancora lavorare con il
Parlamento Europeo, con il Consiglio d’Europa e con la
Commissione di Bruxelles per affermare diritti e libertà nel
vecchio continente, le cui istituzioni si stanno espandendo
proprio in queste settimane. Infine, voglio cogliere
l’occasione per un ringraziamento fraterno
all’amministrazione comunale di Siena ed in particolare al
sindaco Maurizio Cenni per aver deciso di realizzare il
premio nella splendida città toscana".
Al convegno, hanno partecipato Chiara Boni,
assessore alla Comunicazione della Regione Toscana, Lorenzo
Bianchi, inviato del Quotidiano Nazionale, Roberto Scardova,
inviato RAI, Enrico Menduni, docente alla Facoltà di Lettere
e Filosofia dell'Università di Siena - Dipartimento di
Scienze della Comunicazione, Roberto Reale, docente alla
Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Padova, e
autore del libro "Non sparate ai giornalisti", Anna Carli,
rettore del Museo Santa Maria della Scala di Siena, Franco
Siddi, presidente nazionale della FNSI, Carlo Bartoli,
presidente dell’Associazione stampa toscana, e Carlo Umberto
Salvicchi, presidente di Informazione senza frontiere.
L’incontro è stato condotto da Stefano
Marcelli, segretario di Informazione senza frontiere.
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