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di
Anna Maria Merlo
7 aprile 2004
Fonte: il Manifesto
Un grande gruppo francese di media, per sostituire, almeno
per il momento, il sogno che si allontana di una rete
televisiva internazionale di informazione continua in
francese? Mentre il primo ministro Jean-Pierre Raffarin, che
ieri ha presentato all'assemblea le grandi linee del suo
terzo governo, sta mettendo la sordina al progetto di Chirac
di dare vita a una «Cnn francese» - deve fare i conti con
quella che il neo-ministro delle Finanze, Nicolas Sarkozy,
chiama «la quadratura del cerchio» del bilancio pubblico -
l'Eliseo sembra concentrarsi ora sulla possibilità molto
concreta di dare vita a un grosso gruppo di media francese,
che potrebbe nascere dalla fusione del settore editoriale di
Vivendi Universal con il gruppo Lagardère, che dovrebbe
liberarsi della partecipazione aeronautica in Eads. Le voci
corrono, in borsa, su chi comprerebbe chi, se Vivendi
Universal, che sembrava già nelle mani del britannico
Vodafone, non stia adesso preparando un'offensiva sul gruppo
Lagardère. In ogni caso, quello che è certo è che l'editoria
francese sta vivendo un periodo di grandi cambiamenti. La
Commissione di Bruxelles, grazie alla mobilitazione degli
editori indipendenti e dei librai, ha ingiunto al gruppo
Lagardère di separarsi, per motivi di concorrenza, dal 60%
del gruppo Editis, cioè le attività editoriali di Vivendi
Universal (diventate Editis dopo lo smantellamento del
gigante dell'era di Jean-Marie Messier), finite nella
scarsella di Lagardère, ora il peso massimo dell'editoria
francese, con Hachette Livre. Il 60% di Editis sarebbe sul
mercato e vari gruppi si stanno dando battaglia: Média
Participations, Flammarion (che è diventata del gruppo
Rizzoli) e persino Gallimard.
Intanto, anche un'altra recente fusione nel mondo
dell'editoria francese sta facendo molto discutere e suscita
reticenze. Dopo Flammarion, entrato nel 2000 nel girone
Rizzoli (che ha fatto fuori il vecchio presidente per
sostituirlo con un suo uomo, l'italiano Ferruccio De
Bortoli), la famosa casa editrice culturale Seuil è stata
assorbita da La Martinière.
I cambiamenti di proprietà sono all'ordine del giorno anche
nella stampa quotidiana e periodica, sempre sotto l'occhio
vigile e incoraggiante dell'Eliseo. Serge Dassault,
presidente del gruppo omonimo che produce armamenti, ha
annunciato l'11 marzo scorso di aver raggiunto un accordo
con quasi tutti gli eredi di Robert Hersant per aumentare
dal 30 all'80% la sua partecipazione in questo impero della
stampa, che possiede un quotidiano nazionale (Le Figaro),
un settimanale di grossa tiratura (L'Express), un
mensile economico (L'Expansion) e una miriade di
quotidiani regionali e di periodici di settore, come Tv
Magazine (quasi 5 milioni di copie). Anche qui è stato
il crollo di Vivendi a dare vita al terremoto, visto che la
Socpresse, la società proprietaria de Le Figaro, ha
acquisito il gruppo Express-Expansion nel 2002 da Vivendi.
La preoccupazione sulle concentrazioni cresce. Dassault ai
comandi della Socpresse, significa che un altro gruppo
industriale entra nell'editoria e nell'informazione, a
fianco di Lagardère con Hachette-Filipacchi Médias, di Lvmh
che controlla il quotidiano economico La Tribune e
del gruppo Pinault che ha la maggioranza del settimanale di
informazione Le Point. Il sindacato dei giornalisti
legato alla Cfdt ha l'intenzione di «interpellare le istanze
francesi e europee sulla concentrazione dei media nelle mani
di gruppi industriali e finanziari, che possono essere
tentati di utilizzare l'informazione al servizio dei loro
interessi». In un comunicato congiunto, la Cfdt e la Cgt
della Socpresse dichiarano che «la nostra determinazione
sarà senza falle per lottare a favore del mantenimento
dell'indipendenza delle nostre testate, dell'indipendenza
dell'informazione, in particolare nei confronti di qualsiasi
ingerenza politica. La nostra vigilanza sarà estrema in
particolare nei confronti di eventuali progetti di
smembramento».
Jacques Chirac da ragazzino era stato sulle ginocchia di
Marcel Dassault, il fondatore della dinastia, che lo ha
spesso aiutato per permettergli di avanzare nella carriera
politica e ora Serge resta vicino al presidente francese.
L'Eliseo spinge per la formazione di grandi gruppi
nell'informazione, visto che nel settore c'è chi afferma che
Chirac starebbe manovrando a favore dell'eventuale fusione
Vivendi-Lagardère. Inoltre, le modalità con cui potrebbe
nascere - se mai ci sarà - la Cnn alla francese sono
criticate per gli stessi motivi: dovrebbe essere una rete tv
controllata al 50-50 da Tf1 (privatizzata nell'87, quando
Chirac era primo ministro) e dalla publica France
Télévision: molti denunciano già le modalità di questa
collaborazione, tutta a favore del partner privato. La Cgt
si indigna che «lo stato finanzi lo sviluppo internazionale
di Tf1» con il denaro pubblico per mettere l'informazione
sotto controllo politico, mentre mancano 10 milioni di euro
nel bilancio dell'audiovisivo pubblico.
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