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8
maggio 2004
FONTE:
Committee to Protect
Journalists (CPJ), New York
L¹Assemblea
parlamentare del Consiglio d¹Europa (PACE) con sede a
Strasburgo, in Francia, ha approvato una
risoluzione con la quale sono state emanate sanzioni contro
il governo autoritario del presidente bielorusso Aleksandr
Lukashenko, accusato di non aver adeguatamente investigato
su una serie di rapimenti, compreso quello avvenuto nel
luglio 2000 del giornalista Dmitry Zavadsky.
PACE fa appello ai membri del Consiglio d¹Europa,
un¹organizzazione paneuropea di monitoraggio per i diritti
umani, perché applichino la massima pressione politica
contro le autorità bielorusse e affinché avviino
un¹inchiesta attendibile sulla possibilità che funzionari
del governo incluso procuratore generale Viktar Sheiman
siano i mandanti dei sequestri degli oppositori politici di
Lukashenko, e che in seguito siano stati coperti e/o abbiano
coperto il loro coinvolgimento.
La risoluzione fa inoltre appello al Consiglio dei Ministri,
l¹organo decisionale del Consiglio d¹Europa, ivi compresi
i Ministri degli affari esteri di tutti gli stati membri,
perché sospendano i contatti politici con il governo
Lukashenko, e incrementino la cooperazione con le
organizzazioni non governative bielorusse, considerando
anche l¹opportunità di
sospendere la partecipazione della Bielorussia allo stesso
Consiglio d¹Europa.
PACE ha approvato la risoluzione dopo aver discusso una
relazione, preparata dal relatore speciale del Consiglio
d¹Europa Christos Pourgourides, nella quale viene
sottolineato il coinvolgimento di alti funzionari del
governo nella scomparsa e susseguente insabbiamento del caso
Zavadsky e di quello di molti altri militanti
dell¹opposizione.
”Accogliamo favorevolmente l’appello del Consiglio d¹Europa
per le sanzioni contro il governo del Presidente
Lukashenko”, ha dichiarato Ann Cooper, direttore esecutivo
del CPJ. I giornalisti in Bielorussia non possono essere
considerati al sicuro fino al momento in cui il ruolo del
governo nella sparizione di Zavadsky non sia stato del tutto
chiarito ed i responsabili del rapimento e della sua morte
non siano assicurati alla giustizia.
Background
Zavadsky, un cameraman di 29 anni della televisione pubblica
russa ORT è scomparso il 7 luglio 2000. I suoi vicini hanno
dichiarato alla polizia di aver visto due uomini rapire il
giornalista vicino al suo appartamento. Ma la ricerca del giornalista da
parte della polizia locale e dei funzionari dell¹ufficio
locale e della procura non hanno portato a nessun indizio.
Il collega e amico di Zavadsky, Pavel Sheremet, insieme alla
moglie di Zavadsky, Svetlana Zavadskaya hanno dichiarato ai
giornalisti che Zavadsky aveva iniziato a ricevere
telefonate anonime intimidatorie dopo che il
cameraman era tornato dalla Cecenia, dove aveva lavorato ad
un documentario sulla guerra. Nell’agosto 2000 la polizia ha
classificato la scomparsa di Zavadsky come omicidio
premeditato, annunciando di aver identificato cinque
sospettati e di ritenere inammissibile la teoria secondo la
quale agenti della sicurezza bielorussi fossero coinvolti
nell’omicidio.
Fonti anonime vicine all’indagine di polizia hanno informato
i mezzi di comunicazione locali che alcuni dei sospettati
avevano confessato di aver ucciso Zavadsky e avevano reso
noto il luogo in cui il suo corpo fosse seppellito. In base
a
quanto affermato da queste fonti le più alte autorità
impedirono agli investigatori di riesumare il corpo.
Il 14 marzo 2002 due ex membri dell’unità speciale di
polizia Valere Ignatovich e Maxim Malik, sono stati
condannati in un processo (a porte chiuse) alla pena
dell’ergastolo per il rapimento di Zavadsky. L’accusa ha
sostenuto che Ignatovich e Malik rapirono il giornalista in
seguito ad un’intervista che egli rilasciò al quotidiano
indipendente di Minsk, “Belorusskaya Delovaya Gazeta”, nel
quale si sosteneva che alcuni anonimi bielorussi avevano
combattuto con i ribelli ceceni contro le forze russe
stesse. L¹avvocato di Zavadsky e la sua famiglia hanno
dichiarato che durante il procedimento non c’è stata la
possibilità di esaminare le dichiarazioni secondo cui anche
le autorità bielorusse erano coinvolte nel rapimento.
Nel giugno 2002 fu concesso asilo politico negli Stati Uniti
a due ex impiegati dell’ufficio del procuratore generale,
Dmitry Petrushkevich e Oleg Sluchek, i quali avevano
dichiarato che il presidente Lukashenko aveva sviato le
indagini per via delle prove che legavano il governo
all’omicidio di Zavadsky. Il Pubblico Ministero ha concluso
le indagini del caso Zavadsky nel gennaio 2003 dichiarando
che erano state seguite tutte le piste possibili sulla
sparizione del cameraman. Il 10 dicembre 2003 l’accusa ha
annunciato che il caso Zavadsky era stato riaperto due
giorni prima che il Consiglio d¹Europa presentasse la
relazione nella quale si affermava che alcuni alti
funzionari del governo erano coinvolti nella sparizione del
giornalista nonché del suo conseguente insabbiamento.
Le autorità bielorusse hanno
chiuso il caso il 31 marzo 2004, come confermato dal
portavoce dell’organizzazione per i diritti umani con sede a
Minsk.
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