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Turchia: l’osservatorio per i diritti umani invita il governo a migliorare le proprie leggi per aderire all’offerta dell’EU sulla libertà di stampa
 


 

17 giugno 2004
Fonte: Human Rights Watch

”Malgrado le recenti riforme nel campo dei diritti umani, il governo turco dovrebbe migliorare le leggi in quattro argomenti-chiave” ha dichiarato il Centro per i Diritti Umani. L’Unione Europea valuterà i progressi fatti dalla Turchia per arrivare ad un completo adempimento dei criteri per la difesa dei diritti umani che sono richiesti per l’apertura delle negoziazioni per i membri dell’UE a dicembre. L’osservatorio afferma che la libertà d’espressione, le torture, la libertà di associazione e i movimenti interni sono i quattro aspetti che hanno bisogno di vedere ancora numerosi sforzi per dimostrare un cambio positivo e duraturo. Il centro ha descritto  le riforme e ha enfatizzato l’importanza di un governo vicino che vigili sul lavoro del governo locale.
Con solo 6 mesi di tempo prima che l’EU debba decidere se accettare o no la candidatura della Turchia, le autorità turche hanno fatto due storici passi avanti: la prima stazione televisiva per le minoranze linguistiche, curdo incluso, e il rilascio di 4 parlamentari curdi in carcere dal 1994 per aver manifestato le loro opinioni in maniera non violenta.
Negli ultimi 2 anni ci sono stati progressi sostanziali come l’abolizione della pena di morte, la restrizione e la riduzione della tortura e una migliore protezione per la libertà d’espresssione. “Il governo e la magistratura meritano il riconoscimento di questi successi”, ha detto Jonathan Sugden, relatore per la Turchia al Centro per i Diritti Umani, “se la Turchia saprà mantenere questo status e intraprendere ulteriori riforme, entro giugno 2004 ci potrebbe essere la svolta per quanto riguarda i diritti umani”. La scorsa settimana l’osservatorio, insieme ad altre associazioni (International Federation for Human Rights, Amnesty International, Human Rights Foundation of Turkey, Human Rights Association e Mazlum-Der) ha incontrato i ministri dell’interno e di giustizia e ha affermato che le autorità hanno bisogno di capire che le riforme sono urgenti. “I problemi che rimangono sono ancora molto seri” ha detto Sudgen, “con un calendario così ristretto i ministri devono muoversi velocemente se vogliono garantire il successo all’operazione.” A settembre la commissione europea dovrà pubblicare un dossier sui progressi compiuti dalla Turchia per uniformarsi ai criteri internazionali necessari per aderire all’EU, in particolare per quanto riguarda i diritti umani, il ruolo della legge e il rispetto per le minoranze e a dicembre, in base al reportage pubblicato, il Consiglio Europeo deciderà se far proseguire la candidatura della Turchia.
“La crescita della società civile e della politica ha aiutato le ultime riforme e il processo di annessione all’EU è sicuramente stato una spinta positiva” continua Sugden, ”molte organizzazioni umanitarie turche e internazionali sperano di continuare a vedere crescere e approfondirsi questo processo. Se il governo turco assicura i necessari miglioramenti, le organizzazioni saranno molto felici di segnalarlo”.

RIFORME RESTANTI

Libertà di espressione
Sarà difficile dare una valutazione positiva alla performance in questo campo fino a che i cittadini turchi rimarranno prigionieri, o saranno minacciati, per le loro opinioni. Attualmente il giornalista Hakan Albayrak sta scontando una pena di 15 mesi di reclusione per un articolo che aveva scritto per il quotidiano Milli nel 2000 (per approfondimenti). L’osservatorio sostiene che la condanna detentiva sia nettamente in contrapposizione con le posizioni europee e, avendo inserito la convenzione dell’EU nella costituzione turca, le autorità dovrebbero rilasciare Albayrak. Esistono molti altri casi di giornalisti, scrittori e politici che sono stati condannati in base all’articolo 159 del codice penale a tre anni di reclusione per aver insultato le istituzioni. Il Centro per i Diritti Umani invita anche il governo turco ad abolire l’articolo 159 e ad usare il potere costituzionale per assicurare che la libertà di espressione non venga più negata.

Torture e maltrattamenti
La protezione legale turca nei confronti dei detenuti è migliore di quella di molti paesi membri dell’EU, tuttavia durante il 2003 sono state 340 le vittime di torture e maltrattamenti e questo dimostra che la polizia e i carabinieri non riescono a garantire la sicurezza.
L’osservatorio ha affermato che le misure di sicurezza necessarie potrebbero essere garantite solo da un aggressivo programma di supervisione a 3 livelli:
- un intenso monitoraggio delle stazioni di polizia da parte dei procuratori e rendendo pubbliche le frequenze, i metodi e i risultati delle ispezioni;
- immediati provvedimenti per i casi di maltrattamento o tortura, indagini amministrative per stabilire quali procedure sono state infrante e una polizia parallela che si occupi delle accuse agli ufficiali;
- libero accesso alle organizzazioni mediche e umanitarie per visitare i carceri e verificare i metodi di trattamento.

Libertà di riunione e di dimostrazione
La settimana scorsa il ministro degli interni Abdullah Aksu ha informato l’osservatorio di aver preparato una circolare che confermava che l’associazione per la discussione sulla stampa, sull’informazione pubblica non saranno più soggette a richieste di permesso o notifiche. Questa circolare è da considerarsi un miglioramento della situazione che riguarda la libertà di aggregazione e deve essere pubblicata il più presto possibile. Il summit NATO che si terrà a Istanbul il 28 e il 29 giugno sembra essere un test per il governo turco per controllare la capacità di eliminare i dubbi sulla sicurezza conservando il rispetto per i diritti umani. Il Centro per i Diritti Umani sostiene che sia essenziale che chi deve garantire la sicurezza nelle città debba essere informato sulla nuova circolare e sulle indicazioni fornite dall’NU sull’uso della forza. La tradizionale strategia di trattenere in custodia gli attivisti politici per tutta la durata del summit non è accettabile.

Spostamento interno
Una decina di anni fa, durante il culmine del conflitto con il partito armato dei Kurdish Workers (PKK), le forze di sicurezza hanno fatto evacuare più di un quarto di un milione di curdi dai loro villaggi nel sud-est incendiando le loro case. L’EU ha espressamente chiesto alle autorità di organizzare un intervento a favore di queste persone per assicurare loro un ritorno alle loro case in totale sicurezza ma il governo non è stato in grado di pianificare lo spostamento di diecimila senzatetto entro un anno.
Nel 2002, il rappresentante del segretario delle Nazioni Unite per l’immigrazione ha esaminato la situazione e ha chiesto alle autorità turche di collaborare con le organizzazioni internazionali governative e non per risolvere questo problema. Il governo sta attualmente dialogando con le agenzie delle nazioni unite ma, a distanza di un anno e mezzo, non è ancora iniziato niente.
 

   

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