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Bbc-Al Jazeera, è concorrenza  
 


 

di Donatella Della Ratta

5 luglio 2004

Fonte: il Manifesto

 
Al Jazeera ha una nuova concorrente sul mercato delle news televisive in arabo, sicuramente più temibile di Al Hurra, la tv in lingua araba nata sotto la cattiva stella della propaganda americana verso i pubblici mediorientali sempre più ostili alla politica dell'amministrazione Bush. Quasi per uno scherzo del destino, la nuova tv in arabo verrà lanciata a breve proprio dall'ex casa madre di Al Jazeera, la Bbc, che ha fatto scuola a tutti i migliori giornalisti della tv satellitare del Qatar. E per una coincidenza ancora più curiosa, quando venerdì scorso il Foreign office britannico ha fatto sapere di aver chiesto alla tv pubblica di preparare un canale all news in lingua araba, al Cairo, uno dei centri strategici dell'industria audiovisiva araba, proprio le due reti «rivali» sedevano a pochi chilometri di distanza.

Al Jazeera è al Cairo per presenziare al Camar tv, il decimo mercato delle tv arabe organizzato dalla Ertu, il broadcaster pubblico egiziano. Alla kermesse Camar tv, nella cornice spettacolare di Media City, la città del cinema e della televisione a pochi passi dalle piramidi di Giza, Al Jazeera ha uno stand sfavillante, hostess impeccabili, monitor accesi sul canale all news in arabo che tutti si fermano a guardare per gli aggiornamenti dell'ultima ora.

Trenta chilometri più in là, nel cuore del Cairo, nell'elegante hotel Hilton affacciato sul lungo Nilo, la Bbc ha organizzato un simposio di giornalisti e broadcaster per discutere, in una tre giorni piena di interventi e dibattiti, temi come la libertà di espressione nell'informazione araba, la situazione dei media private in Medio oriente, l'immagine dell'Occidente che passa attraverso i microfoni arabi all'intero mondo arabofono.

A guidare il team del Bbc world service trust - braccio dell'emittente pubblica britannica che si occupa di formazione in tutto il mondo - nella tre giorni cairota è Ibrahim Helal, volto arcinoto del giornalismo in lingua araba. Ibrahim è il giovane e promettente giornalista che ha tenuto le fila della newsroom di Al Jazeera negli anni in cui la piccola stazione del Qatar si trasformava in una delle regine dell'informazione globale. Helal è l'uomo degli scoop globali di Al Jazeera, uno dei personaggi chiave nell'autorizzare la messa in onda delle famigerate cassette di bin Laden e dei controversi filmati sui prigionieri americani in Iraq trasmessi durante i primi attacchi Usa al paese. Un uomo che conosce bene il «retrobottega» di Al Jazeera, i processi decisionali, le linee editoriali, i suoi tesori e, sicuramente, le sue magagne.

Alla fine dello scorso anno Helal ha fatto il suo personale scoop: abbandonare Al Jazeera all'apice della sua carriera di giornalista, per passare al Bbc world service trust ad occuparsi, appunto, di formazione. All'epoca Al Jazeera era sotto il fuoco incrociato dell'amministrazione Bush - che minacciava di intaccare i suoi rapporti con l'emiro del Qatar da sempre in buona salute, e specialmente dopo il trasferimento del grosso delle truppe Usa da Ryad in Arabia Saudita a Doha -, della concorrenza più moderata di Al Arabiya - canale il cui capitale è legato proprio alla monarchia saudita - e di una mai provata ma sempre vociferata appropriazione della rete da parte islamica.

Il risultato visibile di queste pressioni fu il siluramento di personaggi preziosi per la rete, come Mohamed Jasim Al Ali, direttore generale del canale e responsabile diretto della linea «senza peli sulla lingua» di Al Jazeera; o di Yvonne Ridley, senior editor del sito in inglese, cittadina britannica convertita all'Islam, dalla penna decisamente troppo anti Bush. La partenza volontaria di Helal, dato il clima «intimidatorio» dell'epoca contro la rete del Qatar, non ha destato troppi sospetti. Sebbene in molti si siano chiesti cosa andava a fare un uomo sempre in prima linea come lui, in un posto tranquillo come il Bbc world service trust, ad insegnare e a mettere su convegni come questo del Cairo.

«Sono partito da Al Jazeera perché quel tipo di lavoro richiede di essere sempre sotto pressione», dice Helal dalle poltrone arabescate del Nile Hilton. «Ero stanco. Volevo fermarmi a riflettere sulle implicazioni etiche di questo mestiere, sulle ricadute in termini di azioni e decisioni delle informazioni che noi giornalisti passiamo». Parole queste, che arrivano da uno dei responsabili della messa in onda di tutte le cassette scoop di Al Jazeera, quelle che hanno incendiato gli animi di mezzo mondo. «Proprio per questo - prosegue Helal - avevo bisogno di fermarmi e riflettere assieme ad altri professionisti dell'informazione su che cosa voglia veramente dire lavorare nei media. Quando facciamo il nostro lavoro di giornalisti, raramente abbiamo il tempo di fermarci a pensare su che cosa stiamo generando nell'opinione pubblica».

Nonostante la sincerità da ex «pentito», qualche dubbio viene. Soprattutto qui, al Cairo, dentro un convegno organizzato per creare un dibattito con le migliori energie giornalistiche locali e per avviare i programmi di training che la Bbc generosamente offre per formare professionisti di media in lingua araba. Soprattutto ora, che proprio la Bbc, a sorpresa, annuncia il prossimo canale all news in arabo, per dare la «sua» versione dei fatti al mondo arabo, sicuramente in modo più intelligente e raffinato rispetto a quello arrogante degli Usa, costruendosi un nucleo forte di professionisti da «spararsi» poi sulla nuova tv.

E Ibrahim Helal, oggi direttore del progetto per il dialogo con i paesi mediorientali del Bbc world service trust, sarebbe l'uomo giusto al momento giusto. È un brillante giornalista, un professionista serio, sa dialogare con la parte araba e è a perfetto agio con gli inglesi. In più, ha un asso nella manica: conosce Al Jazeera e i suoi meccanismi, anche i punti deboli. Ibrahim Helal sarebbe perfetto per guidare la nuova offensiva della Bbc. Lui non commenta, troppo preso dai lavori del simposio del Nile Hilton, che presto, dopo aver già toccato Siria e Libano, coinvolgerà i giornalisti di Marocco e Algeria. Intanto, dalle piramidi di Giza, gli ex colleghi di Helal fanno ironia. «Certo, sarebbe un bello scherzo, Ibrahim ci lascia e poi va a dirigere il canale della Bbc», dice ridendo Mohamed Eid Zantout, brand manager di Al Jazeera.

Poi diventa serio e spiega che qualsiasi considerazione «politica» sul nuovo canale Bbc spetta a Jihad Ali Ballout, il portavoce della rete che, comunque, ha già dichiarato alle agenzie di mezzo mondo che la concorrenza è benvenuta e assolutamente non temuta. Al Jazeera qui al Cairo pubblicizza il suo nuovo canale tutto di documentari, e sembra che lancerà in pompa magna al prossimo Mipcom una nuova rete per ragazzi in collaborazione con il gruppo francese Lagardère.

In attesa della vera «novità», la tv all news in versione inglese che, a sua volta, darà filo da torcere alla Bbc prima di tutti. Zantout racconta che a Doha già esiste l'edificio che ospiterà il nuovo canale e si stanno formando i team di giornalisti. Guarda caso anche Al Jazeera ha il suo centro specializzato, nella capitale Doha, dove sono attivi corsi di formazione intensivi, workshop di giornalismo televisivo, seminari per condurre ricerca sulle audience. Il tutto, rigorosamente, in lingua inglese, e organizzato in collaborazione con la Thomson Foundation, centro specializzato britannico, che fornisce alla scuola di Doha professori e consulenti di media. Fra le firme, Ian Masters, David Seymour, Arwell Ellis Owen, Micheal Delahaye. Tutti con trent'anni di esperienza alle spalle, esperienza in casa Bbc.

Con questi presupposti «incestuosi», la prossima concorrenza Al Jazeera-Bbc sul fronte delle news in inglese e in arabo si promette, a dir poco, eccitante.

 

   

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