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Africa  
Dichiarazione rilasciata all'undicesimo Meeting generale di Baku, in Azerbaijan, del 13-18 giugno 2004  rivolto alla Costa d'Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Guinea, Eritrea, Etiopia, Somalia, Swaziland e Zimbawe 
 


 

Molte tra le più importanti organizzazioni per la libertà di espressione hanno congiuntamente condannato le violazioni alla libertà d'informazione in otto stati del continente africano

COSTA D’AVORIO 
In Costa d'Avorio gli organi d'informazione lavorano in un clima di terrore caratterizzata da intimidazioni politiche e il timore di subire aggressioni. Facciamo appello al Presidente Laurent Gbarbo affinchè assicuri la dovuta protezione ai media riguardo qualunque tipo di aggressione. Contemporaneamente, ci appelliamo a tutti gli organi d'informazione perché si trattengano dal diffondere dichiarazioni incitanti all'odio e perché lavorino a favore della pace e dell'unità.

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO
Per quanto gli osservatori internazionali abbiano notato un certo miglioramento riguardo la libertà dei media nel paese, il governo ha ricominciato ad arrestare, perseguitare e imprigionare i giornalisti. Stiamo operando pressioni al governo perché rimetta in libertà i giornalisti attualmente agli arresti e garantisca loro e a tutti gli operatori dell’informazione il diritto di praticare la professione e desista, una volta per tutte, dall’usare i media per incitare all’odio la popolazione.

GUINEA EQUATORIALE
Il presidente Teodoro Obiang Nguema non sta dando nessuno spazio ai media indipendenti e continua a negare ai cittadini il diritto di accesso all’informazione se non a quella istituzionale. Facciamo appello al presidente affinché inizi a rispettare gli accordi sottoscritti dal suo paese in tema di rispetto dei diritti umani e di libertà d’informazione.

ERITREA
Da oltre tre anni ben diciotto giornalisti sono in stato di detenzione senza essere stati ufficialmente accusati di un reato e senza aver subito un processo. Il governo, inoltre, vieta qualsiasi operazione dei media indipendenti. Stiamo chiedendo al governo d’Eritrea di rimettere in libertà i giornalisti detenuti e di permettere ai media indipendenti privati di operare liberamente.

ETIOPIA
Con vari pretesti di carattere burocratico e legale, il governo etiope ha negato all’Associazione di Giornalisti indipendenti Etiopi, (EFJA), la possibilità di lavorare sin dal novembre 2003. Da allora si sono susseguiti episodi di intimidazioni, persecuzioni, aggressioni e arresti ingiusti nei confronti dei dirigenti dell’Associazione stessa, (EFJA). Ci appelliamo al governo etiope perché permetta all’EFJA di svolgere liberamente il proprio lavoro senza ulteriori ostacoli governativi.

SOMALIA
La guerra civile ha mandato in pezzi i media del paese e costretto la stragrande maggioranza dei giornalisti all’esilio. Da qualche tempo è emersa una nuova generazione di giornalisti che sta lavorando in condizioni di pesante ostilità caratterizzata da quotidiane minacce di morte, intimidazioni, lettere anonime, chiusura delle redazioni, confisca dei beni ed infine la censura ed i divieti da parte dei signori della guerra. Ci appelliamo alle autorità della provincia dell’auto dichiarata “Regione autonoma”, e ai signori della guerra, di permettere ai media di svolgere il proprio lavoro liberamente senza dover subire minacce e aggressioni alla vita dei giornalisti e alle redazioni.

SWAZILAND
In Swaziland vige una monarchia assoluta dove il re Mswati III governa per decreti reali. Qualunque tipo di manifestazione o pubblica protesta è assolutamente proibita. I media vengono sistematicamente censurati ed i giornalisti arrestati indiscriminatamente e perseguitati secondo un codice penale che prevede anche il reato dell’insulto, della sedizione e della diffamazione. Ci appelliamo ai legislatori del paese di affiancare il resto dell’Africa nel cammino  delle riforme, assicurando a tutti i cittadini libertà d’espressione e il diritto di accesso all’informazione.

ZIMBABWE
Negli ultimi quattro anni il governo dello Zimbawe ha sistematicamente ostruito ogni spiraglio democratico portando il paese ad una crisi socio-politica senza uguali, dove i cittadini sono stati privati di qualunque diritto. In seguito al varo dell’ultima legge sull’accesso all’informazione e la tutela della privacy  (“Access to Information and Protection of Privacy Act”, AIPPA) e la legge sull’ordine pubblico,  Public Order and Security Act (POSA), e a quella sulle trasmissioni radio televisive, Broadcasting Services Act (BSA), lo stato nega ai cittadini il diritto di espressione, arresta e punisce severamente i giornalisti indipendenti e ostacola in ogni modo il lavoro ai media indipendenti. Facciamo appello al governo del Presidente Mugabe affinché riveda tutte le leggi che violano gli standard e le convenzioni internazionali in merito alla libertà di espressione. Chiediamo inoltre che il governo permetta al Daily News e agli altri giornali di poter riprendere le operazioni di lavoro interrotte dall’entrata in vigore di queste leggi.

   

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