Buon compleanno Bbc. Quest'anno la televisione e radio di stato
britannica compie mezzo secolo. Tanto è passato dal primo bollettino:
erano le 19.30 del 5 luglio 1954 quando Richard Baker pronunciò quello
che rimarrà per sempre l'incipit dei radio e telegiornali della Bbc.
«Ecco il sommario delle principali notizie». Nei ventidue minuti di
bollettino (ancora molto radiofonico) il conduttore, John Snagge,
raccontò dei colloqui di pace in Indocina e delle misure di sicurezza
approntate dalla Francia in Tunisia. L'anniversario sarà celebrato con
diversi programmi sulla storia della televisione e radio di stato.
Tanti sono stati i cambiamenti e gli anni segnati da eventi più o meno
gloriosi. Il 2003 sarà ricordato come l'anno che sconvolse la Bbc. I
dodici mesi vissuti pericolosamente dalla radio e televisione pubblica
britannica cominciano il 29 maggio 2003. Alle sei del mattino, dalle
frequenze di Bbc Radio 4 (stazione news di punta della radio e
televisione di stato britannica), Andrew Gilligan rivela che c'è molto
malumore tra l'intelligence britannica per quel dossier sull'Iraq
presentato dal governo al parlamento (e che costituirà la base del
casus belli anglo-americano). Un rapporto manipolato, «sexed up», reso
più sexy dagli spin doctors del premier Tony Blair (il suo braccio
destro, Alastair Campbell in primis) che hanno il compito di
convincere i più riluttanti deputati a Westminster. Un dossier pieno
di asserzioni sulla pericolosità di Saddam Hussein e di certezze sui
suoi armamenti (specie quelli bio-chimici). Un rapporto nel quale i
«se» sono spariti, i condizionali sono stati sostituiti da un più
agile indicativo presente. Così il cauto «Saddam potrebbe avere armi
di distruzione di massa» dei servizi segreti, in mano agli spin
diventa un inequivocabile «Saddam ha armi di distruzione di massa ed è
pronto ad usarle». Adesso.
Il programma Today, che per primo parla del malumore dell'intelligence
per l'uso spregiudicato da parte degli spin delle sue informazioni,
passa quasi inosservato. Andrew Gilligan infatti accusa il governo di
aver reso più sexy il dossier sull'Iraq alle sei del mattino e pochi
lo ascoltano. Pochi tra quelli che contano, s'intende. I palazzi della
politica sono ancora assonnati. Passano le ore e il servizio di
Gilligan viene ripreso da diversi telegiornali e notiziari
radiofonici. Ma ancora nessuno, nel governo, si indigna o sente il
dovere di replicare a quella che è, a tutti gli effetti, un'accusa
pesante. Di fatto Gilligan dice che il governo ha portato in guerra la
Gran Bretagna sulla base di informazioni gonfiate ad hoc. In
particolare, stando a Gilligan, gli 007 inglesi sono risentiti per
l'uso che è stato fatto di una informazione che - avevano ammonito -
proveniva da una sola fonte e non era pertanto da ritenersi
attendibile. Si tratta dei famosi 45minuti che sarebbero stati
sufficienti a Saddam Hussein per attivare le armi di distruzione di
massa ritenute in suo possesso.
Quei 45 minuti costeranno carissimi alla Bbc che diventa
improvvisamente il Public Enemy Number 1. Il governo Blair, con
violenza mai vista, dichiara apertamente guerra alla televisione di
stato. Lo fa con Alastair Campbell che (cosa mai avvenuta prima) si
precipita negli studi di Channel 4 per sferrare il suo attacco
durissimo ai vertici della Bbc e ai suoi giornalisti. Da quel momento
la Bbc diventa il nemico da annientare. Andrew Gilligan l'uomo da
distruggere. Lui e la sua fonte. Si scatena una caccia alle streghe
che porterà il governo a dare in pasto ai media il nome della gola
profonda di Gilligan, il mite professor David Kelly, ex ispettore Onu
in Iraq e consulente del ministero della difesa. È stato lui a dire al
giornalista della Bbc dei malumori tra l'intelligence sul quel dossier
così poco accurato. E lui sarà il capro espiatorio di questa storia.
Finirà malissimo. Con le vene dei polsi recise (ma molti sono i
misteri che circondano questo suicidio) nella campagna vicino a
Oxford. Il governo ordina un'inchiesta sulla morte di Kelly, ma pone
vincoli rigidissimi al magistrato che dovrà condurla. Tony Blair
sceglie il giudice Hutton.
È un fedele servitore dello stato. È uno dei giudici che negli anni
Settanta aveva insabbiato l'inchiesta sul massacro di Bloody Sunday a
Derry (quattordici civili disarmati assassinati dai parà britannici).
È lui che aveva votato per non perseguire il dittatore cileno Augusto
Pinochet. L'uomo giusto al momento giusto. Lord Hutton non tradisce
Blair e conduce un'inchiesta che si conclude come doveva: con
l'assoluzione totale del governo e la condanna senza appello della
Bbc. Cadono teste alla tv di stato (quella del presidente Gavin
Davies, quella del direttore generale Greg Dyke, quella di Gilligan),
ma il governo (e Tony Blair in particolare) non riusciranno a
convincere l'opinione pubblica britannica di aver agito con
trasparenza e onestà. Le recenti elezioni amministrative ed europee
hanno punito pesantemente il new Labour.
Dopo essersi dimesso, il direttore generale della Bbc, Greg Dyke, dice
che il governo non poteva sopportare una televisione di stato così
indipendente. Per il premier ottenere le scuse dalla televisione di
stato è più di una questione di puntiglio: da una parte c'è il
desiderio vendicativo del vincitore che oltre alla vittoria vuole
anche l'umiliazione pubblica del vinto, dall'altra Blair ha un motivo
personale per volere un'ammenda pubblica e nei suoi termini. Greg Dyke
infatti è stato nominato direttore generale nel 2000 dal governo. La
sua nomina scatena polemiche fuoriose perché viene vista come il
regalo di Re Blair a uno dei suoi fedeli amici. Tutti sanno che Dyke è
stato uno dei finanziatori del Labour durante la sua carriera di
direttore (di grande successo) di alcune televisioni private. Il suo
salto dal mondo delle tv commerciali alla carica più alta della
televisione di stato piace a pochi. Ma Dyke si è ben presto
riscattato: con il suo motto, «cut the crap» (eliminare la robaccia),
infatti riporta la Bbc in auge, sia economicamente che
qualitativamente. Chi accusa Dyke di non andare d'accordo con la
filosofia di totale indipendenza della Bbc viene presto messo a
tacere. Ma forse è stata proprio questa dimostrazione di indipendenza
a non piacere al premier: un po' troppa se proprio dalla tv di stato
era arrivata al governo l'accusa più dura e infamante, quella di aver
portato il paese in guerra con dossier manipolati ed esagerati per
dimostrare la necessità (e la legalità) di un conflitto che ormai
soltanto il presidente americano George W Bush e lo stesso Blair
sembravano volere. Così il governo ha messo in moto la sua formidabile
macchina mediatica, il potente ufficio comunicazioni allora ancora
diretto da Alastair Campbell. I servizi di Andrew Gilligan sono stati
letteralmente sezionati da Campbell alla ricerca di un appiglio a cui
aggrapparsi e da cui cominciare a tessere quella rete che avrebbe
inghiottito la Bbc e i suoi uomini di punta.
Ora la Bbc riparte da zero. O meglio da un nuovo Charter. Quello
attuale che regola obiettivi e funzioni della Bbc infatti scade nel
2006. Il nuovo sta prendendo forma sotto l'occhio vigile del governo.
Il neo-direttore generale Mark Thompson (vent'anni in Bbc prima di
andare a portare in auge Channel 4 come direttore esecutivo) ha
presentato proprio martedì le sue linee guida per la televisione del
ventunesimo secolo. La ministra alla cultura Tessa Jowell si è data un
gran da fare in questi giorni per ribadire che la Bbc rimarrà «forte e
indipendente». Certo è che Thompson non è uomo disposto a farsi
imbrigliare. E non è un caso che nelle scorse settimane si respirasse
già aria di crisi. Ora il clima sembra più rilassato e Thompson ha
delineato la sua strategia. Un nuovo comitato giornalistico che
assicuri servizi accurati e equilibrati; un nuovo comitato esecutivo
di nove e non sedici membri; un comitato creativo che controlli
programmazione e nuove tecnologie; nomina di un direttore creativo; un
nuovo comitato commerciale; più produzione interna e meno programmi
appaltati all'esterno; spostare parte della produzione fuori da
Londra. E anche tagli previsti intorno al 10% e che colpiranno pare
soprattutto i servizi on-line. Il piano è ambizioso e coraggioso.
Resta da vedere se il governo accetterà di correre il rischio di una
Bbc ancora indipendente.
1922-2004, nascita e crisi
La British Broadcasting Company, come era chiamata, nasce nell'ottobre
del 1922, grazie all'impegno, tra gli altri, di Guglielmo Marconi. È
proprio dallo studio londinese di Marconi che la Bbc comincia le sue
trasmissioni quotidiane, il 14 novembre 1922. Dopo Londra seguirono
trasmissioni da Manchester e Birmingham. Già nel 1925 la Bbc può
essere ascoltata in quasi tutto il Regno unito. La potente industria
della carta stampata riesce a mantenere la Bbc fuori dal business dei
notiziari che possono essere trasmessi soltanto dopo le sette di sera,
per non compromettere le vendite dei quotidiani. Durante la seconda
guerra mondiale è la radio a prendere il sopravvento. La televisione
infatti rimane chiusa per tutta la durata del conflitto. Il 2 giugno
1953, giorno dell'incoronazione della regina Elisabetta II, segna una
svolta per la Bbc, con circa ventidue milioni di telespettatori
incollati al video per assistere alla cerimonia.
Gli anni Sessanta e Settanta sono quelli delle sperimentazioni, con
programmi di intrattenimento e commedie. Gli anni Ottanta e Novanta
sono quelli del boom del settore giornalistico della televisione di
stato britannica: i cronisti della Bbc sono infatti chiamati a seguire
le guerre del paese nel nord Irlanda, nelle Falklands, nella ex
Jugoslavia, in Africa, la prima guerra del Golfo. Oggi la tv di sua
maestà attraversa invece un periodo di crisi tanto si sta preparando
un piano per ridurre i costi di almeno un terzo. I tagli andranno a
colpire ampiamente le attività su internet con la chiusura di cinque
siti e il ridimensionamento di altri; le proposte di riforma
riguarderanno anche la razionalizzazione delle spese per i programmi e
i miglioramenti nella raccolta del canone. (o. c.)
Come è gestita la Bbc
Attualmente ci sono 12 governatori che agiscono da garanti
dell'interesse pubblico e regolano la Bbc. Sono nominati dalla Regina
su consiglio del governo. Le operazioni quotidiane sono gestite da 16
sezioni i cui direttori fanno riferimento al direttore generale
(insieme costituiscono il comitato esecutivo e rispondono al comitato
dei governatori). Ai governatori spetta anche il compito di
salvaguardare l'indipendenza della Bbc. Devono rispondere agli
abbonati e al parlamento e pubblicano un rapporto annuale sulla
performance della radiotelevisione. La Bbc risponde a un Royal
Charter. L'attuale scade nel 2006 e dura 10 anni. Qualcuno all'interno
del governo laburista vorrebbe che il nuovo Charter avesse una durata
limitata, magari di 5 anni. Un accordo separato riconosce
l'indipendenza editoriale della Bbc e ne stabilisce gli obblighi nei
confronti del pubblico. (o. c.)