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BBC, 50 anni vissuti pericolosamente
 


 
di Orsola Casagrande
10 luglio 2004

Fonte : il Manifesto


Buon compleanno Bbc. Quest'anno la televisione e radio di stato britannica compie mezzo secolo. Tanto è passato dal primo bollettino: erano le 19.30 del 5 luglio 1954 quando Richard Baker pronunciò quello che rimarrà per sempre l'incipit dei radio e telegiornali della Bbc. «Ecco il sommario delle principali notizie». Nei ventidue minuti di bollettino (ancora molto radiofonico) il conduttore, John Snagge, raccontò dei colloqui di pace in Indocina e delle misure di sicurezza approntate dalla Francia in Tunisia. L'anniversario sarà celebrato con diversi programmi sulla storia della televisione e radio di stato. Tanti sono stati i cambiamenti e gli anni segnati da eventi più o meno gloriosi. Il 2003 sarà ricordato come l'anno che sconvolse la Bbc. I dodici mesi vissuti pericolosamente dalla radio e televisione pubblica britannica cominciano il 29 maggio 2003. Alle sei del mattino, dalle frequenze di Bbc Radio 4 (stazione news di punta della radio e televisione di stato britannica), Andrew Gilligan rivela che c'è molto malumore tra l'intelligence britannica per quel dossier sull'Iraq presentato dal governo al parlamento (e che costituirà la base del casus belli anglo-americano). Un rapporto manipolato, «sexed up», reso più sexy dagli spin doctors del premier Tony Blair (il suo braccio destro, Alastair Campbell in primis) che hanno il compito di convincere i più riluttanti deputati a Westminster. Un dossier pieno di asserzioni sulla pericolosità di Saddam Hussein e di certezze sui suoi armamenti (specie quelli bio-chimici). Un rapporto nel quale i «se» sono spariti, i condizionali sono stati sostituiti da un più agile indicativo presente. Così il cauto «Saddam potrebbe avere armi di distruzione di massa» dei servizi segreti, in mano agli spin diventa un inequivocabile «Saddam ha armi di distruzione di massa ed è pronto ad usarle». Adesso.

Il programma Today, che per primo parla del malumore dell'intelligence per l'uso spregiudicato da parte degli spin delle sue informazioni, passa quasi inosservato. Andrew Gilligan infatti accusa il governo di aver reso più sexy il dossier sull'Iraq alle sei del mattino e pochi lo ascoltano. Pochi tra quelli che contano, s'intende. I palazzi della politica sono ancora assonnati. Passano le ore e il servizio di Gilligan viene ripreso da diversi telegiornali e notiziari radiofonici. Ma ancora nessuno, nel governo, si indigna o sente il dovere di replicare a quella che è, a tutti gli effetti, un'accusa pesante. Di fatto Gilligan dice che il governo ha portato in guerra la Gran Bretagna sulla base di informazioni gonfiate ad hoc. In particolare, stando a Gilligan, gli 007 inglesi sono risentiti per l'uso che è stato fatto di una informazione che - avevano ammonito - proveniva da una sola fonte e non era pertanto da ritenersi attendibile. Si tratta dei famosi 45minuti che sarebbero stati sufficienti a Saddam Hussein per attivare le armi di distruzione di massa ritenute in suo possesso.

Quei 45 minuti costeranno carissimi alla Bbc che diventa improvvisamente il Public Enemy Number 1. Il governo Blair, con violenza mai vista, dichiara apertamente guerra alla televisione di stato. Lo fa con Alastair Campbell che (cosa mai avvenuta prima) si precipita negli studi di Channel 4 per sferrare il suo attacco durissimo ai vertici della Bbc e ai suoi giornalisti. Da quel momento la Bbc diventa il nemico da annientare. Andrew Gilligan l'uomo da distruggere. Lui e la sua fonte. Si scatena una caccia alle streghe che porterà il governo a dare in pasto ai media il nome della gola profonda di Gilligan, il mite professor David Kelly, ex ispettore Onu in Iraq e consulente del ministero della difesa. È stato lui a dire al giornalista della Bbc dei malumori tra l'intelligence sul quel dossier così poco accurato. E lui sarà il capro espiatorio di questa storia. Finirà malissimo. Con le vene dei polsi recise (ma molti sono i misteri che circondano questo suicidio) nella campagna vicino a Oxford. Il governo ordina un'inchiesta sulla morte di Kelly, ma pone vincoli rigidissimi al magistrato che dovrà condurla. Tony Blair sceglie il giudice Hutton.

È un fedele servitore dello stato. È uno dei giudici che negli anni Settanta aveva insabbiato l'inchiesta sul massacro di Bloody Sunday a Derry (quattordici civili disarmati assassinati dai parà britannici). È lui che aveva votato per non perseguire il dittatore cileno Augusto Pinochet. L'uomo giusto al momento giusto. Lord Hutton non tradisce Blair e conduce un'inchiesta che si conclude come doveva: con l'assoluzione totale del governo e la condanna senza appello della Bbc. Cadono teste alla tv di stato (quella del presidente Gavin Davies, quella del direttore generale Greg Dyke, quella di Gilligan), ma il governo (e Tony Blair in particolare) non riusciranno a convincere l'opinione pubblica britannica di aver agito con trasparenza e onestà. Le recenti elezioni amministrative ed europee hanno punito pesantemente il new Labour.

Dopo essersi dimesso, il direttore generale della Bbc, Greg Dyke, dice che il governo non poteva sopportare una televisione di stato così indipendente. Per il premier ottenere le scuse dalla televisione di stato è più di una questione di puntiglio: da una parte c'è il desiderio vendicativo del vincitore che oltre alla vittoria vuole anche l'umiliazione pubblica del vinto, dall'altra Blair ha un motivo personale per volere un'ammenda pubblica e nei suoi termini. Greg Dyke infatti è stato nominato direttore generale nel 2000 dal governo. La sua nomina scatena polemiche fuoriose perché viene vista come il regalo di Re Blair a uno dei suoi fedeli amici. Tutti sanno che Dyke è stato uno dei finanziatori del Labour durante la sua carriera di direttore (di grande successo) di alcune televisioni private. Il suo salto dal mondo delle tv commerciali alla carica più alta della televisione di stato piace a pochi. Ma Dyke si è ben presto riscattato: con il suo motto, «cut the crap» (eliminare la robaccia), infatti riporta la Bbc in auge, sia economicamente che qualitativamente. Chi accusa Dyke di non andare d'accordo con la filosofia di totale indipendenza della Bbc viene presto messo a tacere. Ma forse è stata proprio questa dimostrazione di indipendenza a non piacere al premier: un po' troppa se proprio dalla tv di stato era arrivata al governo l'accusa più dura e infamante, quella di aver portato il paese in guerra con dossier manipolati ed esagerati per dimostrare la necessità (e la legalità) di un conflitto che ormai soltanto il presidente americano George W Bush e lo stesso Blair sembravano volere. Così il governo ha messo in moto la sua formidabile macchina mediatica, il potente ufficio comunicazioni allora ancora diretto da Alastair Campbell. I servizi di Andrew Gilligan sono stati letteralmente sezionati da Campbell alla ricerca di un appiglio a cui aggrapparsi e da cui cominciare a tessere quella rete che avrebbe inghiottito la Bbc e i suoi uomini di punta.

Ora la Bbc riparte da zero. O meglio da un nuovo Charter. Quello attuale che regola obiettivi e funzioni della Bbc infatti scade nel 2006. Il nuovo sta prendendo forma sotto l'occhio vigile del governo. Il neo-direttore generale Mark Thompson (vent'anni in Bbc prima di andare a portare in auge Channel 4 come direttore esecutivo) ha presentato proprio martedì le sue linee guida per la televisione del ventunesimo secolo. La ministra alla cultura Tessa Jowell si è data un gran da fare in questi giorni per ribadire che la Bbc rimarrà «forte e indipendente». Certo è che Thompson non è uomo disposto a farsi imbrigliare. E non è un caso che nelle scorse settimane si respirasse già aria di crisi. Ora il clima sembra più rilassato e Thompson ha delineato la sua strategia. Un nuovo comitato giornalistico che assicuri servizi accurati e equilibrati; un nuovo comitato esecutivo di nove e non sedici membri; un comitato creativo che controlli programmazione e nuove tecnologie; nomina di un direttore creativo; un nuovo comitato commerciale; più produzione interna e meno programmi appaltati all'esterno; spostare parte della produzione fuori da Londra. E anche tagli previsti intorno al 10% e che colpiranno pare soprattutto i servizi on-line. Il piano è ambizioso e coraggioso. Resta da vedere se il governo accetterà di correre il rischio di una Bbc ancora indipendente.

1922-2004, nascita e crisi

La British Broadcasting Company, come era chiamata, nasce nell'ottobre del 1922, grazie all'impegno, tra gli altri, di Guglielmo Marconi. È proprio dallo studio londinese di Marconi che la Bbc comincia le sue trasmissioni quotidiane, il 14 novembre 1922. Dopo Londra seguirono trasmissioni da Manchester e Birmingham. Già nel 1925 la Bbc può essere ascoltata in quasi tutto il Regno unito. La potente industria della carta stampata riesce a mantenere la Bbc fuori dal business dei notiziari che possono essere trasmessi soltanto dopo le sette di sera, per non compromettere le vendite dei quotidiani. Durante la seconda guerra mondiale è la radio a prendere il sopravvento. La televisione infatti rimane chiusa per tutta la durata del conflitto. Il 2 giugno 1953, giorno dell'incoronazione della regina Elisabetta II, segna una svolta per la Bbc, con circa ventidue milioni di telespettatori incollati al video per assistere alla cerimonia.

Gli anni Sessanta e Settanta sono quelli delle sperimentazioni, con programmi di intrattenimento e commedie. Gli anni Ottanta e Novanta sono quelli del boom del settore giornalistico della televisione di stato britannica: i cronisti della Bbc sono infatti chiamati a seguire le guerre del paese nel nord Irlanda, nelle Falklands, nella ex Jugoslavia, in Africa, la prima guerra del Golfo. Oggi la tv di sua maestà attraversa invece un periodo di crisi tanto si sta preparando un piano per ridurre i costi di almeno un terzo. I tagli andranno a colpire ampiamente le attività su internet con la chiusura di cinque siti e il ridimensionamento di altri; le proposte di riforma riguarderanno anche la razionalizzazione delle spese per i programmi e i miglioramenti nella raccolta del canone. (o. c.)

Come è gestita la Bbc

Attualmente ci sono 12 governatori che agiscono da garanti dell'interesse pubblico e regolano la Bbc. Sono nominati dalla Regina su consiglio del governo. Le operazioni quotidiane sono gestite da 16 sezioni i cui direttori fanno riferimento al direttore generale (insieme costituiscono il comitato esecutivo e rispondono al comitato dei governatori). Ai governatori spetta anche il compito di salvaguardare l'indipendenza della Bbc. Devono rispondere agli abbonati e al parlamento e pubblicano un rapporto annuale sulla performance della radiotelevisione. La Bbc risponde a un Royal Charter. L'attuale scade nel 2006 e dura 10 anni. Qualcuno all'interno del governo laburista vorrebbe che il nuovo Charter avesse una durata limitata, magari di 5 anni. Un accordo separato riconosce l'indipendenza editoriale della Bbc e ne stabilisce gli obblighi nei confronti del pubblico. (o. c.)
 
   

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