UGANDA
'RADIO WA': MESSAGGIO VIA ETERE
PER CONVINCERE I RIBELLI AD ARRENDERSI
21 luglio 2004
di Emiliano Bos
Fonte: Agenzia Misna
Il messaggio arriva
dalle frequenze di 'Radio Wa', quando il dj 'JJ Kakaba' abbassa la
musica e lascia spazio alle parole. "Ehi, Okot, che aspetti a buttare
il kalashnikov e a tornare con la tua famiglia?
I tuoi ti stanno aspettando: esci dal nascondiglio, abbandona la
ribellione e torna con noi al villaggio": Okot è un ribelle, uno dei
'totong' - come li chiamano in lingua lango - attivi da 18 anni nei
distretti settentrionali del nord Uganda, commettendo atrocità di ogni
tipo contro i civili.
Tre volte a settimana, per un'ora, va in onda 'Karibu' - 'Benvenuto',
in kiswahili - un programma pensato per convincere i miliziani
dell'Esercito di resistenza del signore (Lra) a tornare alla vita
normale. "Vengono chiamati per nome da amici, parenti e conoscenti e
invitati a abbandonare la follia della guerriglia" racconta alla MISNA
padre John Fraiser, comboniano, direttore dell'emittente diocesana
'Radio Wa' (la 'Nostra radio'). L'appello accorato, la chiamata
diretta, la voce dei propri famigliari ma anche gli interventi di
responsabili politici, leader religiosi, anziani capi tribali:
'Karibu' è un mix di voci destinate ai guerriglieri che spesso, nelle
ore notturne, ascoltano la radio.
L'idea ha ottenuto risultati insperati: circa 300 hanno abbandonato i
ranghi della ribellione per tornare a casa. 'Welcome home',
bentornato, è l'altra trasmissione che - invece - va in onda nella
fascia mattutina. "Abbiamo iniziato questi programmi due mesi fa"
spiega ancora il direttore, un missionario scozzese in Uganda da 44
anni. "All'inizio della trasmissione c'è sempre un funzionario
governativo o un ufficiale dell'esercito che ricorda l'amnistia del
governo della quale possono beneficiare i combattenti". Molti dei
'totong' che gettano le armi e tornano a casa sono in realtà ragazzini
sequestrati pochi mesi prima dalle stesse bande armate dello Lra: una
delle pratiche più diffuse dai ribelli è infatti il rapimento
sistematico di giovanissimi da trasformare poi in bambini-soldato. "Ma
depongono le armi anche combattenti che hanno militato a lungo nello
Lra" aggiunge il missionario.
Come un ribelle, amico di vecchia data del commissario governativo di
distretto Silvestre Opira: dai microfoni della radio il funzionario lo
ha chiamato, ricordandogli i tempi in cui entrambi vestivano la maglia
della locale squadra di calcio. Pochi giorni dopo l'uomo si è
presentato, lasciandosi alle spalle 14 anni di violenza e massacri
contro i civili della sua terra. "E pensare - sorride padre Fraiser -
che due anni fa i ribelli avevano distrutto gli studi della nostra
radio. Poi abbiamo ripreso a trasmettere e adesso tornano da noi, ma
questa volta senza armi". Anche dalla zona settentrionale di Kitgum -
dove però non giungono gli appelli via etere dell'emittente di Lira -
nelle ultime settimane si sono registrate ripetute defezioni dalla
ribellione.
In altre aree - avvertono fonti contattate dalla MISNA - gli attacchi
però continuano: "Non bisogna farsi illusioni: alcune decine di
miliziani sono usciti dal 'bush', cioè dalla boscaglia. Ma molti
continuano a compiere assalti e imboscate soprattutto lungo le strade
e nei campi profughi" dove sono ammassate oltre un milione e mezzo di
persone, costrette ad abbandonare villaggi e coltivazioni per sfuggire
alle atrocità dei ribelli.