FILIPPINE:
Rapporto sulla "cultura dell´impunità"
attorno ai casi di morte dei
giornalisti
26 agosto 2004
Fonte: Committee to Protect Journalists (CPJ), New York
Un susseguirsi di aggressioni ai giornalisti filippini durante le
ultime tre settimane ottengono il triste primato della peggior minaccia alla
libertà di stampa nel paese di questi ultimi anni
Mentre la stampa rimane nonostante tutto la più libera dell´area del sud est
asiatico, e la comunità di giornalisti una delle più attive e vivaci, i suoi
membri, specialmente quelli che si trovano al di fuori del perimetro della
capitale continuano ad essere da anni i bersagli fissi di aggressioni e
violenze, e ciò che è peggio, è che sembra che nulla di nulla venga fatto a
questo proposito. Nel 2004 cinque giornalisti sono stati uccisi, 54 dal 1986 a ora.
"Soltanto l´Iraq ha avuto tante vittime fra i
giornalisti", sottolinea il CPJ.
E se da una parte i giornalisti continuano ad essere nel mirino di svariati
interessi diversi, dai partiti politici ai signori della droga e del gioco
d´azzardo fino ai rappresentanti delle istituzioni che vengono accusati di
corruzione e interessi privati, dall´altra parte, ciò che veramente rende i
giornalisti vulnerabili è la cultura d´impunità che governo, polizia e sistema
legale hanno stabilito negli ultimi vent´anni.
Per impunità intendiamo il fatto che dei 54 casi di giornalisti uccisi dal
1986 ad ora, non un solo caso ha visto un colpevole o un sospetto, accusato
ufficialmente di omicidio.
E secondo una ricerca effettuata dal CPJ, almeno 44 di questi 54 casi di
omicidio sono direttamente collegabili alla professione svolta dalle vittime,
il che non ha bisogno di ulteriori commenti.
E tuttavia pare non venga effettuato il benché minimo sforzo da parte del
governo per proteggere giornalisti e stampa in genere, né per scoraggiare
ulteriori aggressioni nei confronti della stampa.
L´attuale capo della polizia filippina ha recentemente proposto un
allargamento della legge sulle armi affinchè i giornalisti possano
girare armati e difendere loro stessi.
I rappresentanti e difensori della stampa indipendente filippina hanno
chiaramente rifiutato tale proposta sottolineando che così facendo si
stava solo evitando di dare risposte alle richieste avanzate dai giornalisti
filippini.
Le reazioni così poco significative della polizia e dei leader politici hanno
comunque sottolineato la mancanza di volontà da parte delle istituzioni
riguardo ad una risposta concreta che permetta ai giornalisti di svolgere la
loro professione liberamente e senza paura.
Nel frattempo proseguono le indagini svolte dalle organizzazioni della stampa
filippina affiancate da organizzazioni internazionali come CPJ.
Inday Espina-Varona del sindacato nazionale di giornalisti filippini, (NUJP),
ha recentemente affermato che "il governo filippino continua a vantarsi
pubblicamente della propria democrazia, sottolineando l´importanza
fondamentale del ruolo che i media del paese hanno nel mantenere la democrazia
stessa; tuttavia gli eventi dell´ultimo anno dimostrano chiaramente che la
stampa sta lavorando in una società che non fa altro che ricattare, aggredire,
uccidere ed arrestare i propri messaggeri". Gli effetti sulla società degli
attacchi alla stampa, continua la Presidente del sindacato, evidenziano il
fatto che quando la stampa di un paese è così fortemente oppressa e tenuta
sotto mira, lo è anche la società stessa. Ed è certo che la stampa filippina
se la stia passando davvero malissimo.
Oltre agli omicidi dei giornalisti, sottolinea Varona, ci sono stati molti
arresti e altrettanti casi di diffamazione contro giornalisti hanno affollato
i tribunali.
Oltre questo, autorità militari continuano a voler accusare i giornalisti di
essere coinvolti con gruppi ribelli. E difatti i militari hanno chiuso
recentemente diverse emittenti radiofoniche, e le direttive del governo
ordinano di denunciare quei media che non sottostanno alle "linee richieste".
"Stiamo effettivamente sperimentando blackouts dell´informazione,
disinformazione politica, minacce ed un blocco continuo dell´accesso
all´informazione insieme all´auto censura.".
Ma l´aspetto più grave della situazione è sicuramente l´impunità che
caratterizza tutti i reati contro l´informazione.
"La cultura dell´impunità nelle Filippine deve asolutamente cessare" ha
dichiarato Ann Cooper, direttore del CPJ. "Facciamo appello alle autorità del paese perché
avviino in tempi brevi delle serie indagini sugli omicidi dei giornalisti.
La polizia non può continuare ad evitare le proprie responsabilità nella
protezione dei giornalisti e della libertà di stampa".