Al Jazeera in arresto
Fonte:
il Manifesto
24.11.04 - Sarà stata la dura vita del reporter
di guerra, ma da quando la star di Al Jazeera
Taiseer Allouni è tornato a casa, a Granada - è
spagnolo/siriano - la pace è finita, come e
quanto sotto le bombe in Afghanistan e in Iraq.
Un provvedimento della sezione penale della
Audiencia nacional spagnola, richiesto dal
procuratore Pedro Rubira, ha fatto arrestare il
reporter di punta di Al Jazeera e altre venti
persone, in connessione con l'inchiesta contro
Al Qaeda in Spagna.
E' il secondo arresto per Allouni, che era in
libertà vigilata dall'ottobre scorso, quando la
giustizia spagnola lo arrestò per la prima volta
- sempre con l'acusa di coltivare legami non
proprio giornalistici con Al Qaeda. Era rimasto
un mese in prigione, fino alla liberazione su
cauzione (seimila euro) disposta per motivi di
salute. Nel frattempo, vari gruppi di pressione
avevano cominciato a raccogliere firme per la
sua liberazione: quando arrivò la scarcerazione
per motivi medici, le firme erano quasi un
milione. Giornalista o infiltrato islamico? La
storia di Taiseer Allouni comincia in
Afghanistan, quando una piccola rete televisiva
del Qatar lo incarica di aprire e gestire un
ufficio di corrispondenza a Kabul. La rete si
chiama Al Jazeera e in quel momento, la fine
dell'anno 2000, è nota solo a pochi addetti ai
lavori. L'11 settembre del 2001 l'Afghanistan
diventa di colpo molto famoso, e in ottobre
Allouni mette a segno la madre di tutti gli
scoop: la prima - e per ora unica - intervista a
Osama bin Laden realizzata dopo le Torri
gemelle. (Osama seppellì le domande di Allouni
in un lunghissimo monologo:
Al Jazeera non mise in onda l'«intervista», lo
fece invece la Cnn che con la rete qatariota
aveva ed ha un accordo commerciale). Dopo lo
scoop, la piccole rete qatariota si fa un nome:
per la prima volta un canale in lingua araba,
sfida, spesso vincendo, lo strapotere dei
network anglosassoni.
Un successo che Taiseer rischia di pagare
carissimo quando l'aviazione americana bombarda
la sede di Al Jazeera a Kabul, che è anche casa
sua. Il giornalista si salva per un pelo da due
ordigni da 500 chili l'uno, e comincia una
rocambolesca fuga dall'Afghanistan che lo porta
a cadere in mano ai mujaheddin, a salvarsi per
miracolo, a riparare in Pakistan e di qui a fare
ritorno in Spagna.
Giusto il tempo di rifiatare e viene spedito in
Iraq, dove questa volta si arrabbia il governo
«iracheno» (in realtà americano), che
nell'aprile 2003 lo espelle dal paese. Nuovo
ritorno in patria e nuova batosta: settembre
2003, arresto per collusione con Al Qaeda. Un
mese dopo la liberazione col divieto di
espatrio, e oggi il nuovo arresto. «Pericolo di
fuga», è la motivazione ufficiale.
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