France 2, l'informazione non è «fiction»
di Anna Maria Merlo
Fonte: il Manifesto
France 2, la principale rete pubblica francese, ha deciso di sporgere denuncia
per «diffamazione pubblica» dopo che, da tempo, è accusata di aver presentato
una «messa in scena» come fosse un filmato di un fatto reale: sotto accusa sono
le immagini del 30 settembre 2000, riprese da un cameraman palestinese e
commentate dal corrispondente a Gerusalemme di France 2, Charles Enderlin (un
grande esperto della regione, autore di libri sul conflitto
israelo-palestinese), che mostrano un padre che cerca di proteggere il figlio,
entrambi presi di mira da tiri di arma da fuoco incrociati, tra esercito
israeliano e combattenti palestinesi. Queste immagini avevano fatto il giro del
mondo e sono state all'origine di una ripresa della seconda Intifada. Subito
dopo la loro diffusione, l'esercito israeliano, accusato di aver ucciso il
bambino, aveva istituito una commissione di inchiesta per sapere se i colpi che
avevano ucciso il piccolo Mohamed Al Dura provenivano dai suoi soldati. Ma
l'inchiesta non era arrivata a nessuna conclusione precisa. Del resto, la
ricostruzione dei fatti è stata resa impossibile perché la zona è stata rasa al
suolo dall'esercito israeliano. Adesso, le accuse di «messa in scena» sono
tornate alla ribalta. È stata l'agenzia Metula News Agency (Mena), che ha sede
in una cittadina del nord di Israele e che si propone di fornire un'informazione
più «equilibrata e oggettiva» sulla guerra, a mettere di nuovo sotto accusa
France 2 sul suo sito Internet. La rete pubblica France 2 è da tempo il
bersaglio degli israeliani, mentre la politica francese in Medioriente è
aspramente criticata dal governo di Tel Aviv. «Da sei mesi - ha affermato la
direttrice dell'informazione di France 2, Arlette Chabot - si cerca di
diffondere la voce secondo la quale France 2 si sarebbe prestata a una
manipolazione, che il bambino non è morto, che il padre non è stato ferito e che
tutto è solo una messa in scena filmata con compiacenza da France 2. La rete non
accetta che la professionalità e l'imparzialità dei suoi giornalisti siano messi
in causa e sporge denuncia per mettere fine a questa campagna di diffamazione».
In effetti, non esiste solo il filmato del cameraman palestinese, ma c'è anche
un servizio tv della Reuters, girato da un altra angolazione, che prova che non
si tratta di «messa in scena». Inoltre, per far cessare le voci sul fatto che il
bambino non fosse morto e il padre non fosse ferito, la tv giordana ha mostrato
il principe Abdallah che si reca in visita all'ospedale ad Amman dove era stato
ricoverato il genitore. L'uomo in seguito ha accettato di mostrare alla
cinepresa le cicatrici, che corrispondono alle ferite filmate sul letto
d'ospedale. France 2 ha fatto anche un'inchiesta paragonando le foto del bambino
alla morgue con il volto, ferito, che appare nel filmato del 30 settembre 2000:
anche qui tutto corrisponde. «Si tratta dello stesso bambino e siamo pronti a
fornire le foto per un'expertise ufficiale», ha detto Arlette Chabot.
Ma le voci di una manipolazione continuano a correre. Il reportage era stato
messo in causa una prima volta nel 2002, dalla tv tedesca Ard, che aveva
accusato di manipolazione i palestinesi. In Francia, sempre nel 2002, un
collettivo pro-israeliano aveva consegnato il «premio Goebbels della
disinformazione» a Charles Enderlin. Nel gennaio 2003 è stato pubblicato un
libro, di Gérard Hubert, Contre-expertise sur une mise en scène, dove France 2
era di nuovo accusata di aver manipolato i fatti. La settimana scorsa, Roland
Blum, deputato del parttito di maggioranza Ump, ha presentato un'interpellanza
al governo su questo caso.
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