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di Orsola Casagrande
Fonte: il Manifesto
5 dicembre 2004
Il signor
Jude Finisterra appariva convincente nelle vesti di portavoce di Dow
Chemical, una delle maggiori aziende multinazionali della chimica.
«Sono molto felice di annunciare che per la prima volta oggi Dow
accetta piena responsabilità per la catastrofe di Bhopal», ha
dichiarato ieri mattina in un'intervista a Bbc World, il canale
satellitare della tv pubblica britannica: la catastrofe di Bhopal, in
India, è quella provocata vent'anni fa da Union Carbide, azienda
assorbita nel 2001 da Dow Chemical. «E' un'occasione memorabile», ha
aggiunto il portavoce: «Abbiamo un piano da 12 miliardi di dollari per
compensare pienamente le vittime, finalmente, incluse le 120mila
persone che possono aver bisogno di cure mediche per tutte le loro
vite, e per bonificare pienamente il sito dello stabilimento di
Bhopal». L'intervista è andata in onda due volte, alle 9 e alle 10 ora
di Greenwich (10 e 11 in Italia). Fosse stato vero, sarebbe stato un
cambiamento di rotta notevole: Dow ha sempre respinto ogni
responsabilità per il disastro provocato dall'azienda che ora è una
sua sussidiaria. Ora offre ben 12 miliardi di dollari - e pensare che
nell'89 Union Carbide se l'è cavata con un risarcimento di 470 milioni
di dollari versati al governo indiano... E poi quel portavoce giovane,
impeccabile, dai modi sicuri e diretti: che magistrale colpo di
immagine da parte di un'azienda il cui nome è associato a sostanze
tossiche, inquinamento e arroganza del potere.
Peccato che non era vero. Il signor Finisterra non è un portavoce di
Dow Chemical, non è neppure un dipendente dell'azienda, e le notizie
che ha fornito sono semplicemente false, ha precisato Marina Ashanin,
portavoce (vera) dell'azienda chimica da Zurigo, dove Dow ha la sua
sede generale per l'Europa. Così alle 11 ora di Greenwich la Bbc ha
dovuto smentire il servizio trasmesso appena un'ora prima:
«Quell'informazione era falsa (inaccurate), parte di un inganno
elaborato. La persona intervistata non rappresentava l'azienda».
L'emittente britannica ha dovuto fare le sue scuse a Dow, e a tutti
gli ascoltatori «che possono essere stati fuorviati da quelle
informazioni». La notizia era già stata ripresa da agenzie di stampa e
siti web di notizie di tutto il mondo. Tra gli ascoltatori delusi ci
sono i cittadini di Bhopal, i sopravvissuti della strage: molti erano
scoppiati in pianto alla notizia del «ravvedimento» dell'azienda.
Troppo bello per essere vero.
Per la Bbc certo non è una gran bella figura: sarà stato un «inganno
elaborato», ma i suoi giornalisti ci sono cascati in pieno. In questo
periodo l'emittente pubblica è oggetto della decennale revisione da
parte del governo, tra mille polemiche sul suo lavoro: brutto momento.
Bisogna dire però che l'inganno è stato costruito in modo geniale. In
vista del ventesimo anniversario della catastrofe di Bhopal, dei
giornalisti della Bbc hanno consultato il sito web della Dow; là hanno
trovato l'indicazione del suo portavoce, il signor Finisterra, e i
numeri per contattarlo. Durante una serie di telefonate, Finisterra si
è detto disponibile all'intervista, che infine è avvenuta a Parigi, e
ha anticipato che in quel ventesimo anniversario Dow intendeva fare un
annuncio molto importante. Dunque l'inganno è cominciato falsificando
il sito web aziendale.
La paternità dell'operazione è stata rivendicata qualche ora più tardi
dallo stesso signor Finisterra - nessuno può dire chi sia davvero - al
canale Radio 4 della stessa Bbc. Ha detto di far parte del gruppo Yes
Men, già noto per simili colpi mediatici: «In un certo senso stavo
parlando a nome della Dow: stavo dicendoquello che dovrebbero dire».
Il gruppo aveva già falsificato il sito web della Dow due anni fa, per
il 18esimo anniversario di Bhopal - tutti i giornalisti erano stati
dirottati sul sito pirata dove avevano letto notizie che Dow non darà
mai. «Torneremo a colpire», ha annnunciato il presunto signor
Finisterra.
La Bbc ci è cascata, ma neppure Dow ci fa una gran bella figura: il
«pirata» con le sue parole ha sottolineato il silenzio della
multinazionale sul peggiore disastro chimico della storia. Dow
respinge ogni responsabilità, soprattutto per la bonifica del sito
industriale: si trincera dietro il fatto che quando ha assorbito Union
Carbide non ha acquisito lo stabilimento di Bhopal - e che comunque Uc
aveva già chiuso le sue pendenze in fatto di risarcimenti.
Il falso televisivo potrebbe avere conseguenze legali: il «signor
Finisterra» ha fatto dichiarazioni false. E queste hanno avuto una
conseguenza concreta, perché alla borsa di Francoforte ieri le azioni
Dow hanno perso ben 2 euro, cioè il 3,4%, scendendo a 37 euro, prima
di recuperare e chiudere la giornata con meno 20 centesimi.:
l'annuncio che l'azienda era pronta a sborsare 12 miliardi di dollari
non è stato gradito dagli azionisti. Alla borsa di New York in
mattinata le azioni hanno perso lo 0,6%, scendendo a 49,64 dollari.
Alle aziende non piace perdere punti in borsa, e la Commissione di
controllo di Wall Street in passato ha avviato azioni legali contro
persone responsabili di annunci fraudolenti che fanno perdere soldi.
La fonte perduta
Certo la storia era di quelle
da botto. Uno scoop prestigioso: la Dow Chemical, che fino a oggi
aveva negato qualunque responsabilità nel disastro di Bhopal provocato
dalla Union Carbide (che ha assorbito pochi anni fa), ora recita non
solo il mea culpa ma decide anche di risarcire le vittime di quel
terribile crimine. Troppo incredibile per essere una notizia vera. E
infatti non lo era. Ma a caderci è stata la Bbc. La plurilodata (per
la sua rigida verifica delle fonti) tv di stato britannica è caduta
nel più sciocco dei modi. E è andata in tilt. Un peccato di
leggerezza? Può darsi. Forse la voglia di dare una notizia finalmente
«positiva» (pur nella tragedia) ha offuscato i pensieri di chi avrebbe
dovuto fare le mille verifiche di una fonte che per la verità qualche
dubbio forse avrebbe potuto suscitare. Almeno a vedere la performance
televisiva (Bbc World l'ha mandata in onda due volte) di Jude
Finisterra, sedicente portavoce della Dow Chemical. Sicuro di sé,
troppo. Uno da pacca sulla spalla al giornalista che lo intervistava.
Si era fatto sentire solo per telefono per dire di avere un importante
annuncio da fare a nome della Dow Chemical. Nessun dettaglio fino al
momento dell'intervista stessa. Tutti elementi (confermati nel
comunicato di scuse della Bbc) che almeno avrebbero dovuto far sorgere
qualche dubbio. Ma nessuno si è insospettito. Come è potuto accadere?
La Bbc è caduta in disgrazia dopo l'ormai famigerata vicenda del
dottor Kelly, il consulente del ministero della difesa che si tolse la
vita nel luglio 2003, dopo aver rivelato ad un giornalista di Bbc
Radio 4 i malumori dei servizi di sicurezza sulle cosiddette «prove»
delle armi di distruzione di massa detenute da Saddam Hussein, che il
governo britannico aveva esagerato. Quell'intervista portò la Bbc a
dire quella che oggi per tutti è quasi un'ovvietà: la guerra in Iraq è
stata giustificata con le bugie. Ma per la Bbc dire quella verità
equivalse a tirarsi addosso l'ira di Tony Blair. Un'ira
incontrollabile che spinse il premier a cercare l'umiliazione e non
solo la sconfitta di quello che era diventato il suo nemico numero
uno. Grazie al verdetto di un giudice, Blair ottenne la sua vendetta,
costringendo alle dimissioni il presidente e il direttore generale
della Bbc, che imboccò quello che molti considerano il viale del
tramonto della tv di stato.
La prossima settimana il nuovo direttore generale Mark Thompson
annuncerà il risultato di cinque revisioni parallele delle operazioni
della Bbc: sono insistenti le voci di vendita a privati di alcune
attività (quella commerciale, per esempio) e il taglio imminente di
centinaia di posti di lavoro. Si parla di tagliare il budget per la
programmazione televisiva, che dovrà puntare sul materiale prodotto
in-house, rinunciando alle produzioni esterne (le più qualificate). Il
piano di revisione determinerà la forma della bbc negli anni a venire,
e anche il finanziamento pubblico che la bbc riceve ogni anno dal
canone pagato dai britannici, oltre 2 milioni di sterline l'anno.
Insomma, l'affaire Kelly ha reso la Bbc l'ombra di se stessa. Timida,
impaurita, senza l'abituale grinta, che senza mai essere aggressività
era comunque ostinata ricerca della verità. Ora, da una parte la Bbc
cerca di far fronte (specie sul satellite) a concorrenti agguerrite
come Sky Tv e Itv che guadagnano audience a colpi di scoop. E
dall'altra cerca di ritrovare un'identità e una unità al suo interno.
«Siamo stati vittime di un elaborato inganno», dice la tv di stato. Ma
c'è più di un inganno. È la dimostrazione, drammatica, che qualcosa si
è inceppato. Il meccanismo di controllo delle notizie, ma forse anche
quell'elemento di coesione nelle redazioni che faceva del lavoro della
Bbc un vero lavoro di squadra, e per questo quasi sempre di successo.
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