Yes Men, quei sosia delle corporation

Si chiamano Yes Men ma in realtà non dicono «sì» proprio a nessuno e anzi si infiltrano nei luoghi del potere e li scardinano con meravigliose beffe. Sono attivisti antiglobal, si chiamano Mike Bonanno e Andy Bilchlbaum e usano ogni mezzo necessario per arrivare al cuore del pubblico, dai palchi delle convention, alle riunioni del capitalismo mondiale, dalla tv, intervistati dalla Bbc. La loro è un'incursione piratesca dentro le maglie dell'informazione, si mimetizzano col soggetto e ne copiano il linguaggio costellandolo però di paradossi e spettacolarizzandolo con azioni plateali. C'è anche un film documentario su di loro (di Dan Ollman, appena passato al Festival dei Popoli di Firenze e che presto uscirà nelle sale italiane distribuito dalla Teodora film) e soprattutto un sito web www.theyesmen.org che funziona da «rete» da pesca per inviti importanti. Gli Yes Men nascono nel 1999 in occasione del G8 di Seattle e subito propongono alcune serissime «iniziative»: un comitato di liberazione per Barbie, si presentano in convegni come nuovi manager, vestiti di tutto punto con tutine aderenti e incorporate di visore che controlla i lavoratori a distanza, arrivano in qualità di portavoce del Wto in Australia e ne annunciano il definitivo scioglimento. Il New York Times ha dedicato loro una intera pagina quando sono riusciti a farsi «membri» della World Trade Organization con tanto di sito simile a quello del Wto ma con un evidente scambio identitario. Gli Yes Men si sono «adoperati» a modo loro anche per la campagna presidenziale americana, naturalmente a favore di Bush, «mascherandosi» da sostenitori sfegatati dello schieramento repubblicano. Giravano per l'America con un pulmino dicendo cose così sconcertanti - sì al petrolio e al carbone, irrompevano in ristorante mascherati da scimmie al grido `votate Bush!' - che anche i più convinti assertori della sua rielezione finivano per porsi qualche domanda inquentante sulla loro figura e soprattutto sul partito repubblicano tout court.


 

   
 

 

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  Buone notizie, ma infondate. Sulla BBC

di Orsola Casagrande
Fonte: il Manifesto
5 dicembre 2004

Il signor Jude Finisterra appariva convincente nelle vesti di portavoce di Dow Chemical, una delle maggiori aziende multinazionali della chimica. «Sono molto felice di annunciare che per la prima volta oggi Dow accetta piena responsabilità per la catastrofe di Bhopal», ha dichiarato ieri mattina in un'intervista a Bbc World, il canale satellitare della tv pubblica britannica: la catastrofe di Bhopal, in India, è quella provocata vent'anni fa da Union Carbide, azienda assorbita nel 2001 da Dow Chemical. «E' un'occasione memorabile», ha aggiunto il portavoce: «Abbiamo un piano da 12 miliardi di dollari per compensare pienamente le vittime, finalmente, incluse le 120mila persone che possono aver bisogno di cure mediche per tutte le loro vite, e per bonificare pienamente il sito dello stabilimento di Bhopal». L'intervista è andata in onda due volte, alle 9 e alle 10 ora di Greenwich (10 e 11 in Italia). Fosse stato vero, sarebbe stato un cambiamento di rotta notevole: Dow ha sempre respinto ogni responsabilità per il disastro provocato dall'azienda che ora è una sua sussidiaria. Ora offre ben 12 miliardi di dollari - e pensare che nell'89 Union Carbide se l'è cavata con un risarcimento di 470 milioni di dollari versati al governo indiano... E poi quel portavoce giovane, impeccabile, dai modi sicuri e diretti: che magistrale colpo di immagine da parte di un'azienda il cui nome è associato a sostanze tossiche, inquinamento e arroganza del potere.

Peccato che non era vero. Il signor Finisterra non è un portavoce di Dow Chemical, non è neppure un dipendente dell'azienda, e le notizie che ha fornito sono semplicemente false, ha precisato Marina Ashanin, portavoce (vera) dell'azienda chimica da Zurigo, dove Dow ha la sua sede generale per l'Europa. Così alle 11 ora di Greenwich la Bbc ha dovuto smentire il servizio trasmesso appena un'ora prima: «Quell'informazione era falsa (inaccurate), parte di un inganno elaborato. La persona intervistata non rappresentava l'azienda». L'emittente britannica ha dovuto fare le sue scuse a Dow, e a tutti gli ascoltatori «che possono essere stati fuorviati da quelle informazioni». La notizia era già stata ripresa da agenzie di stampa e siti web di notizie di tutto il mondo. Tra gli ascoltatori delusi ci sono i cittadini di Bhopal, i sopravvissuti della strage: molti erano scoppiati in pianto alla notizia del «ravvedimento» dell'azienda. Troppo bello per essere vero.

Per la Bbc certo non è una gran bella figura: sarà stato un «inganno elaborato», ma i suoi giornalisti ci sono cascati in pieno. In questo periodo l'emittente pubblica è oggetto della decennale revisione da parte del governo, tra mille polemiche sul suo lavoro: brutto momento.

Bisogna dire però che l'inganno è stato costruito in modo geniale. In vista del ventesimo anniversario della catastrofe di Bhopal, dei giornalisti della Bbc hanno consultato il sito web della Dow; là hanno trovato l'indicazione del suo portavoce, il signor Finisterra, e i numeri per contattarlo. Durante una serie di telefonate, Finisterra si è detto disponibile all'intervista, che infine è avvenuta a Parigi, e ha anticipato che in quel ventesimo anniversario Dow intendeva fare un annuncio molto importante. Dunque l'inganno è cominciato falsificando il sito web aziendale.

La paternità dell'operazione è stata rivendicata qualche ora più tardi dallo stesso signor Finisterra - nessuno può dire chi sia davvero - al canale Radio 4 della stessa Bbc. Ha detto di far parte del gruppo Yes Men, già noto per simili colpi mediatici: «In un certo senso stavo parlando a nome della Dow: stavo dicendoquello che dovrebbero dire». Il gruppo aveva già falsificato il sito web della Dow due anni fa, per il 18esimo anniversario di Bhopal - tutti i giornalisti erano stati dirottati sul sito pirata dove avevano letto notizie che Dow non darà mai. «Torneremo a colpire», ha annnunciato il presunto signor Finisterra.

La Bbc ci è cascata, ma neppure Dow ci fa una gran bella figura: il «pirata» con le sue parole ha sottolineato il silenzio della multinazionale sul peggiore disastro chimico della storia. Dow respinge ogni responsabilità, soprattutto per la bonifica del sito industriale: si trincera dietro il fatto che quando ha assorbito Union Carbide non ha acquisito lo stabilimento di Bhopal - e che comunque Uc aveva già chiuso le sue pendenze in fatto di risarcimenti.

Il falso televisivo potrebbe avere conseguenze legali: il «signor Finisterra» ha fatto dichiarazioni false. E queste hanno avuto una conseguenza concreta, perché alla borsa di Francoforte ieri le azioni Dow hanno perso ben 2 euro, cioè il 3,4%, scendendo a 37 euro, prima di recuperare e chiudere la giornata con meno 20 centesimi.: l'annuncio che l'azienda era pronta a sborsare 12 miliardi di dollari non è stato gradito dagli azionisti. Alla borsa di New York in mattinata le azioni hanno perso lo 0,6%, scendendo a 49,64 dollari. Alle aziende non piace perdere punti in borsa, e la Commissione di controllo di Wall Street in passato ha avviato azioni legali contro persone responsabili di annunci fraudolenti che fanno perdere soldi.

La fonte perduta

Certo la storia era di quelle da botto. Uno scoop prestigioso: la Dow Chemical, che fino a oggi aveva negato qualunque responsabilità nel disastro di Bhopal provocato dalla Union Carbide (che ha assorbito pochi anni fa), ora recita non solo il mea culpa ma decide anche di risarcire le vittime di quel terribile crimine. Troppo incredibile per essere una notizia vera. E infatti non lo era. Ma a caderci è stata la Bbc. La plurilodata (per la sua rigida verifica delle fonti) tv di stato britannica è caduta nel più sciocco dei modi. E è andata in tilt. Un peccato di leggerezza? Può darsi. Forse la voglia di dare una notizia finalmente «positiva» (pur nella tragedia) ha offuscato i pensieri di chi avrebbe dovuto fare le mille verifiche di una fonte che per la verità qualche dubbio forse avrebbe potuto suscitare. Almeno a vedere la performance televisiva (Bbc World l'ha mandata in onda due volte) di Jude Finisterra, sedicente portavoce della Dow Chemical. Sicuro di sé, troppo. Uno da pacca sulla spalla al giornalista che lo intervistava. Si era fatto sentire solo per telefono per dire di avere un importante annuncio da fare a nome della Dow Chemical. Nessun dettaglio fino al momento dell'intervista stessa. Tutti elementi (confermati nel comunicato di scuse della Bbc) che almeno avrebbero dovuto far sorgere qualche dubbio. Ma nessuno si è insospettito. Come è potuto accadere?

La Bbc è caduta in disgrazia dopo l'ormai famigerata vicenda del dottor Kelly, il consulente del ministero della difesa che si tolse la vita nel luglio 2003, dopo aver rivelato ad un giornalista di Bbc Radio 4 i malumori dei servizi di sicurezza sulle cosiddette «prove» delle armi di distruzione di massa detenute da Saddam Hussein, che il governo britannico aveva esagerato. Quell'intervista portò la Bbc a dire quella che oggi per tutti è quasi un'ovvietà: la guerra in Iraq è stata giustificata con le bugie. Ma per la Bbc dire quella verità equivalse a tirarsi addosso l'ira di Tony Blair. Un'ira incontrollabile che spinse il premier a cercare l'umiliazione e non solo la sconfitta di quello che era diventato il suo nemico numero uno. Grazie al verdetto di un giudice, Blair ottenne la sua vendetta, costringendo alle dimissioni il presidente e il direttore generale della Bbc, che imboccò quello che molti considerano il viale del tramonto della tv di stato.

La prossima settimana il nuovo direttore generale Mark Thompson annuncerà il risultato di cinque revisioni parallele delle operazioni della Bbc: sono insistenti le voci di vendita a privati di alcune attività (quella commerciale, per esempio) e il taglio imminente di centinaia di posti di lavoro. Si parla di tagliare il budget per la programmazione televisiva, che dovrà puntare sul materiale prodotto in-house, rinunciando alle produzioni esterne (le più qualificate). Il piano di revisione determinerà la forma della bbc negli anni a venire, e anche il finanziamento pubblico che la bbc riceve ogni anno dal canone pagato dai britannici, oltre 2 milioni di sterline l'anno.

Insomma, l'affaire Kelly ha reso la Bbc l'ombra di se stessa. Timida, impaurita, senza l'abituale grinta, che senza mai essere aggressività era comunque ostinata ricerca della verità. Ora, da una parte la Bbc cerca di far fronte (specie sul satellite) a concorrenti agguerrite come Sky Tv e Itv che guadagnano audience a colpi di scoop. E dall'altra cerca di ritrovare un'identità e una unità al suo interno.

«Siamo stati vittime di un elaborato inganno», dice la tv di stato. Ma c'è più di un inganno. È la dimostrazione, drammatica, che qualcosa si è inceppato. Il meccanismo di controllo delle notizie, ma forse anche quell'elemento di coesione nelle redazioni che faceva del lavoro della Bbc un vero lavoro di squadra, e per questo quasi sempre di successo.

   
   

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