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  CINA: liberato un giornalista dopo dodici anni di prigione, ma altri 87 tra giornalisti, scrittori e dissidenti informatici rimangono ancora incarcerati

09.12.04 - Il Committee to Protect Journalists (CPJ) ha accolto con soddisfazione il rilascio del giornalista Liu Jingsheng, un dissidente imprigionato nel 1992 per "propaganda contro-rivoluzionaria", ma ha anche ricordato gli 87 giornalisti ancora detenuti, quattro dei quali arrestati solamente nell’ultimo anno, dichiarando che la Cina rimane il paese con il più grande numero di giornalisti in carcere al mondo. Il CPJ ha chiesto al governo cinese di porre fine a questo triste record di repressione.
"Siamo soddisfatti per il rilascio di Liu Jingsheng, arrivato dopo 12 anni di prigionia causati dalla pacifica espressione dei suoi punti di vista politici", ha dichiarato Ann Cooper, direttore generale di CPJ. "Ma finchè le prigioni cinesi funzioneranno da porte girevoli per i giornalisti non ci sarà progresso per il loro diritto di esprimere il proprio dissenso e di raccontare i fatti che accadono. Chiediamo al governo cinese di fermare gli arresti contro i giornalisti, e di rilasciare tutti coloro ancora detenuti per il loro lavoro."
Liu era stato arrestato il 28 maggio 1992 e condannato a 15 anni di reclusione, dopo essere stato processato segretamente nel 1994, con l’accusa di aver "organizzato e guidato un gruppo contro-rivoluzionario e per aver diffuso idee propagandistiche."
Prima di essere imprigionato Liu era stato un attivista in gruppi democratici e aveva scritto alcuni articoli in favore delle manifestazioni per la democrazia del 1989. I procuratori lo avevano accusato di aver scritto e prodotto dei volantini che sarebbero stati distribuiti in occasione del terzo anniversario delle manifestazioni di piazza Tiananmen . Durante il movimento Democracy Wall del 1979, Liu era stato co-editore del giornale democratico Tansuo (Explorations) insieme ad un altro dissidente, Wei Jingsheng.
Secondo il gruppo la difesa dei diritti umani in Cina, Liu sarebbe stato incatenato a mani e piedi per104 giorni.
Il Ministro della Giustizia cinese avrebbe anche deciso di revocare la condanna all’ergastolo di Wu Shishen e di rilasciarlo nel luglio del 2005, secondo quanto riferito dalla Dui Hua Foundation, un gruppo di avvocati che aveva già ottenuto il rilascio di prigionieri politici.
In carcere dal 6 novembre del 1992, Wu era stato accusato di aver "divulgato segreti di stato a degli stranieri" per aver consegnato il testo dell’intervento di Jiang Zemin al 14° congresso del Partito Comunista ad un giornalista.
Il rilascio di Liu e l’annuncio della prossima liberazione di Wu sono arrivati proprio quando la Cina ha acconsentito a riprendere le trattative per i diritti umani con gli Stati Uniti.
La Cina continua a incarcerare i giornalisti, come ha fatto per anni, grazie a leggi per la sicurezza nazionale e contro la sovversione.
In un altro caso simile a quello di Wu Shishen, il corrispondente del New York Times Zhao Yan, è stato arrestato nel settembre scorso con la stessa accusa. Prima del suo arresto Zhao aveva raccontato ai suoi amici che le autorità avrebbero potuto sospettare che fosse stato lui a fornire la notizia di Jiang Zemin prima del suo annuncio ufficiale del 19 settembre.
Un altro giornalista, Jiang Weiping, vincitore del International Press Freedom Award nel 2001, rimasto in carcere per il quarto anno, dovrà finire di scontare lal condanna a sei anni di reclusione per aver documentato la corruzione di un ufficiale in un giornale di Hong Kong. Come Wu e Zhao, anche Jiang era stato accusato di aver "fornito segreti di stato a stranieri" e di aver "incitato alla sovversione."
 
   
   

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